giovedì, Ottobre 29

Quell’interesse americano prima per l’ Idv e ora per i Cinque Stelle Vi racconto i rapporti tra Idv e gli americani; M5S sta all’Idv come Grillo sta all’amico Di Pietro, l’uno e l’altro benvisti da Bush a Obama e ora Trump

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I Cinque Stelle sono la novità elettorale in Italia e se vogliamo anche a livello internazionale.

In continua crescita di consensi, rappresentano una sorta di caso di studio e un fenomeno su cui si applicano anche attori importanti ed interessati come le Grandi potenze, nello specifico gli UsaIn questo articolo vogliamo indagare quale sia stata storicamente l’attenzione riservata dagli americani a Italia dei Valori e poi, conseguentemente, ai Cinque StelleI due fatti sono strettamente legati e consequenziali.

Tralasciamo la guerra fredda, non perché non sia importante, ma perché i rapporti tra URSS e PCI da un lato e Usa-DC dall’altro, sono abbastanza ben noti anche se restano dei particolari che sarebbe interessante approfondire e giungiamo direttamente alla stagione di Mani Pulite.

Nel 1992, il pool di Milano, con Antonio Di Pietro, smantella la cosiddetta Prima Repubblica e traghetta l’Italia, volente o nolente, nella Seconda.

L’impero socialista di Bettino Craxi, dopo la ‘Milano da bere’ degli anni ’80, comincia a dare segnali di cedimento. L’inizio è abbastanza insignificante: un dirigente PSI, Mario Chiesa -presidente del Pio Albergo Trivulzio – viene beccato a Milano a prendere tangenti.

Craxi liquida la cosa come la storia di un ‘mariuolo’ e la cosa potrebbe finire così se non fosse che dall’altra parte della barricata, e cioè in magistratura, c’è un uomo particolare, Antonio Di Pietro, una carriera sui generis -prima ha fatto l’operaio in Germania, poi  l’impiegato statale al Ministero della Difesa, il poliziotto ed infine il PM-, un tipo assai tosto e combattivo, che ci vuol vedere chiaro. Di Pietro ha in mano solo un piccolo filo di un gomitolo che si snoda per tutti i gangli della Repubblica e fa una cosa che nessuno fino allora aveva mai osato fare: non si limita ad osservarlo ma lo tira.

Subito dopo l’intero ordito della Prima Repubblica si sfalda velocemente con un incredibile effetto domino. Rapidamente viene giù tutto e Di Pietro risale ai ‘pupari’, cioè chi quei fili li aveva intessuti sapientemente in tanti anni di potere e ne fanno le spese Bettino Craxi, il Partito Socialista e tutta la Democrazia Cristiana.

Nel 1994 l’opera di distruzione (o purificazione, dipende da che angolatura la si vuole osservare) è compiuta: sui resti fumanti della Prima Repubblica avanzano i nuovi protagonisti politici tra cui Silvio Berlusconi che, sdoganata la destra di Gianfranco Fini, si presenta con un partito suo nuovo di zecca, Forza Italia, e poi il suo acerrimo nemico, lo stesso Di Pietro che dismessa platealmente la toga da magistrato, qualche anno dopo fonda un suo partito, Italia dei Valori. Nel frattempo, come detto, scompaiono PSI e DC, e sale il primo partito populista, la Lega Nord di Umberto Bossi, portatrice di istanze dapprima secessioniste e poi federaliste, sulla base dell’insegnamento teorico del professor Gianfranco Miglio. Di Pietro è appoggiato inizialmente proprio dalla destra. Ad esempio, nel 1995 Pino Rauti, allora Segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, tiene una manifestazione a sostegno di Di Pietro e di Mani Pulite presso la galleria Colonna (ora galleria Alberto Sordi) a Roma. Le vicende dal 1994 al 1998 sono abbastanza note con l’apparizione nel centrosinistra dell’Ulivo di Romano Prodi

Passiamo direttamente alla fondazione di Italia dei Valori, avvenuta ufficialmente a Sansepolcro (provincia di Arezzo) il 21 marzo 1998. Molto curiosamente il luogo e la data sono le stesse della fondazione dei Fasci di combattimento di Benito Mussolini, Sansepolcro (piazza di Milano), 21 marzo 1919.

Sono passati ben quattro anni dalla fine dell’impegno di Di Pietro in Mani Pulite e l’ex magistrato è in realtà già stato Ministro dei Lavori Pubblici nel Governo Prodi 1 dell’Ulivo nel 1996 (incarico da cui si dimetterà dopo soli 6 mesi a causa di un avviso di garanzia dalla Procura di Brescia) ed eletto senatore nelle elezioni suppletive del novembre 1997, per volontà di Massimo D’Alema che cercava di inertizzare l’ex leader di Mani Pulite con incarichi governativi.

Ma Di Pietro non cede e il ‘suo’ partito lo fonda lo stesso neppure un anno dopo. Siamo ben lontani comunque dai consensi plebiscitari che godeva nel 1994, ma sempre meglio tardi che mai.  Italia dei Valori avrà una crescita lenta e costante che la porterà, al massimo del suo fulgore, intorno al 8% alle europee del 2009, poi il declino e la scomparsa. Quindi, dopo tutto, non si tratta di numeri impressionanti a causa del ritardo (2 anni) in cui l’ex magistrato scende in politica.

Italia dei Valori è però importante per due motivi: il primo è l’interesse che Di Pietro destò per alcune potenze straniere e il secondo perché IdV è stato l’incubatore e il genitoredel fenomeno dei Cinque Stelle che, a tutti gli effetti, può essere visto come una sua prosecuzione anche e soprattutto sul piano ideologico-programmatico.

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