martedì, Agosto 4

Quelli nati con la camicia

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Sapete che io sono un po’ impicciona. D’altronde, i giornalisti devono fare della curiosità uno strumento del mestiere, altrimenti hanno sbagliato lavoro e dovevano fare i bancari in Svizzera. Quando lavoravo a Palazzo Chigi, più di una volta avevo provocato, senza successo, qualche confidenza da parte dell’allora Capo del Cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Massimo Sgrelli. Lui, la signorilità e la professionalità fatte persona – è anche l’autore di un fortunato testo sul Cerimoniale, una sorta di Bibbia del settore, pluri-ristampato – non è mai cascato nella trappola e non mi ha detto un bel nulla.

Forse una volta gli strappai una mezza battuta sui comportamenti a tavola di illustri commensali, invitati in banchetti ufficiali o nell’appartamento presidenziale… ma nulla di memorabile o di ghiotto… una vaga allusione che non sempre si coniugano buone maniere con alte cariche e che ‘A tavola e a tavolino, si vede il signorino’. Nulla di più. Mi aveva fatto ricordare un casuale incontro serale con un ex ministro beneventano, frequentatore di corsi di dizione e che ha citato in Parlamento (prendendo un abbaglio) una poesia secondo lui di Pablo Neruda – in realtà l’aveva scritta la giornalista Marta Medeiros: ‘Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine’ -.

Decenni fa, ci siamo incrociati in piazza Montecitorio e per tutto il tempo in cui ci siamo parlati – tre minuti – lui ha tenuto saldamente all’angolo della bocca uno stuzzicadenti in bella vista. Era… lentamente morta la sua educazione, (ma forse è una lettera a un bambino mai nato?), diventata schiava dell’abitudine del suo paesello natio. Io trovo simpaticissimo Massimo Sgrelli, anche perché è stato l’erede diretto del Prefetto Giovanni Bottiglieri, imparentato col mio Papà, colui che per cinquant’anni ha inventato e retto il Cerimoniale della Repubblica italiana. Anche lui, come Sgrelli, era un uomo di un’eleganza somma, una capacità carismatica di far andare le cose bene, rimanendo dietro le quinte, un passo indietro, come dovrebbe saper fare un vero Capo del Cerimoniale.

Sempre più di frequente, penso a zio Giovanni e a Massimo quando vedo delle smagliature vistose a galateo e buone maniere da parte di vertici istituzionali, contrabbandate come giovanilistiche disinvolture, monellerie per rompere la dittatura della forma. Ma io son convinta e arciconvinta che la forma è sostanza e che chi agisce volutamente per irriderla, in realtà non ha uno straccio di idea o di valore per emergere senza fare queste fughe in avanti.

Avrete capito perfettamente che tutto questo giro di quasi 400 parole mi serve per fucilare al cuore tutti coloro che, forti del proprio ruolo di leader o di para-leader, ne approfittano non per lasciare un segno positivo atto a migliorare la vita del Paese, bensì per mostrarsi innovativi su cose apparentemente marginali, un viatico per il ‘Liberi tutti’ che è prodromo dell’anarchia, capace, come un boomerang, anche di travolgere a valanga chi è stato il lanciatore della prima pietruzza. Prendete quella foto, scattata dal portavoce Filippo Sensi, di Blair in giacca e cravatta, fra le due Grazie, Maria Elena Boschi e Marianna Madia, che mangia la pizza (le avrà mandate a prendere da PizzaCiro, nella vicina via della Mercede?) – ma anche prosciutto e melone -, a Palazzo Chigi, mentre il Lider Maximo, di spalle, è vistosamente in maniche di camicia. Se il messaggio sotteso è che lui è nato con la camicia, non c’era bisogno di cotanto strappo al cerimoniale, ne siamo tutti fermamente convinti. E poi è pure pericolosamente contagioso: foto successive alla prima ci dimostrano che pure Blair ha fatto strip tease…

Però, l’esperienza insegna che le camicie si consumano: prima collo e polsi, poi il resto, e diventano immettibili, lasciando a petto nudo. E’ quello che è accaduto, ad esempio, a Beppe Grillo, che sembrava sull’onda del successo ed è poi stato travolto dal rinculo di un fenomeno che gli ha preso la mano, facendo saltare la sua lamina dorata di demagogico predicatore contro ogni casta e venir fuori la pece nera del suo cuore. Nel frattempo, però, ha portato in Parlamento, ovvero nell’istituzione che dota di leggi questa Nazione, una schiuma di ‘nati con la camicia’ che si son trovati sbalzati in ruoli per cui erano assolutamente impreparati.

Vabbé che, in qualche altro articolo vi ho detto che questo è un popolo di 56 milioni di premier, commissari tecnici della Nazionale e esperti de’ ‘la qualunque, ma lì si è osato l’inosabile, facendo assurgere a ruoli politici preminenti ragazzotti e ragazzotte inquietantemente privi di fondamentali. Dicesi fondamentali l’ABC delle cognizioni giuridiche e, persino, vitali. Non a caso, anche Grillo è a suo agio in camiciotto e quando, per motivi ufficiali, ce lo siam visti presentare in giacca e cravatta, pareva la caricatura di se stesso.

Vuoi vedere che, se la Rivoluzione Francese la fecero i sans coulottes, quella italiana la dovrebbero fare i sans veste dotati, diciamocelo, di coulo…ttes? Ora spunta Matteo Due, la Vendetta, ovvero un altro descamisado che arringa il popolo, come se fosse appena arrivato alle leve del comando e non ben 21 anni fa. Sarà il nome, sarà il comune destino di quizzaroli – però lui era stato ancora più spudorato, affermando in trasmissione di essere un nullafacente… – questo omonimo sta guadagnando consensi in maniera furbastra, speculando sulle frustrazioni incurabili degli italiani, che vogliono uno Stato efficiente e poi lo asfissiano con l’evasione fiscale.
Profetici i nomi dei due quiz illuminati dalla presenza dei due, premier in luce e premier ombra del Nord: la ‘Ruota della Fortuna’ (adattissimo a… un nato con la camicia) e ‘Il pranzo è servito’, per chi ambisce a ‘Piatto ricco, mi ci ficco’. Intelligenti pauca.

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