venerdì, Novembre 15

Quelle due belle spie che si contendono i diari di Galeazzo Ciano Sono Frau Beetz per i tedeschi e Christine Granville per gli alleati

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L’armistizio di Cassibile, firmato con gli alleati il 3 settembre 1943 ed entrato in vigore l’8, gettò l’Italia nel caos generalizzato. Il Paese si ritrovò presto diviso in due: a Sud gli anglo-americani, sbarcati in Sicilia due mesi prima e il re Vittorio Emanuele III riparato precipitosamente a Brindisi, a nord i tedeschi e la Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Benito Mussolini, formalmente istituita il 23 settembre di quello stesso anno.

Una delle prime misure della RSI fu la costituzione di un Tribunale Speciale per giudicare itraditoridella patria fascista, in particolare i firmatari del famoso ‘ordine del giorno Grandi’ che durante la riunione notturna del Gran Consiglio, tra il 24 e il 25 luglio 1943, aveva determinato l’improvvisa caduta del regime, l’arresto di Mussolini, ordinato dal re Vittorio Emanuele III, e la costituzione del Governo Badoglio, in una falsa cornice di continuità (‘la guerra continua…’) .

Tra gli imputati del Tribunale Speciale figurava in primis Galeazzo Ciano, che era stato uno dei massimi esponenti del regime, genero di Mussolini di cui aveva sposato la figlia maggiore Edda, già potente Ministro degli Affari Esteri e per un certo periodo di tempo considerato addirittura ildelfinodel Duce.

A Salò, effimera ‘capitale’ della RSI, la parola traditore veniva quindi pronunciata con particolare livore nei confronti di colui che dal fascismo aveva avuto tutto e al quale aveva invece voltato le spalle, contribuendo alla sua fine. Ciano, insomma, doveva essere il primo a pagare!

Anche se, bisogna dire, i firmatari dell’ordine del giorno Grandi non erano probabilmente consapevoli delle conseguenze della loro iniziativa. Anzi, forse pensavano che l’unico modo di salvare il regime agonizzante fosse proprio l’allontanamento di Mussolini e l’istituzione di un nuovo Governo, magari a guida Grandi o lo stesso Ciano, che avrebbe dato nuova linfa al movimento fascista. Ma i ‘congiurati’ non avevano fatto i conti con il re, che da tempo sognava di liberarsi una volta per tutte di Mussolini e del fascismo. Vittorio Emanuele III, in effetti, approfittò dell’occasione per far fuori il Duce, affidando la responsabilità del nuovo Governo al generale Pietro Badoglio, che in poco più di tre mesi traghetterà l’Italia dalla ‘guerra continua’, all’armistizio con gli alleati, alla guerra contro la Germania, dichiarata il 13 ottobre 1943. Altro che continuità!

A Salò, quindi, nel settembre del 1943 si ricercava Ciano.  Ma dov’era in quel periodo il genero di Mussolini?

Nel giorni convulsi che seguirono la caduta del regime, Ciano aveva pensato di rifugiarsi con la famiglia presso il Vaticano, dove, dal febbraio, era stato nominato ambasciatore, come ‘compensazione’ accordatagli dal suocero per essere stato estromesso dal Ministero degli Esteri, a causa dei suoi atteggiamenti non proprio entusiasti nei confronti dei tedeschi. Ma la gerarchia vaticana, probabilmente su pressione di Badoglio e forse anche degli Alleati, aveva categoricamente rifiutato ogni ipotesi di accoglienza. Edda e Galeazzo pensarono, allora, di recarsi in Spagna, passando da Monaco di Baviera, dove i tedeschi (per rispetto a Mussolini di cui Ciano era pur sempre il genero!) li avrebbero aiutati a raggiungere la destinazione finale. Calcolo che si rivelò del tutto sbagliato!

Ciano non era evidentemente più ben visto in Germania dopo il 25 luglio, e, quindi, non solo non fu aiutato ma fu trattenuto  al sua arrivo a Monaco, con tutta la sua famiglia, in stato di fermo in attesa degli eventi, sia pure ospitato nella confortevole residenza di Allmannshausen.

Ciano, tuttavia, sapeva di avere ancora in mano una carta importante con cui negoziare la salvezza: i suoi diari!

Durante la sua permanenza al Ministero degli Esteri, Galeazzo, in effetti, aveva preso appunti e note giornaliere, che poi aveva riversato su diversi quaderni che costituivano l’insieme dei suoi diari, composti di tre tomi principali: il primo, il Journalvero e proprio, dove aveva riportato giornalmente suoi giudizi spassionati e personalissimi su eventi e personaggi dell’epoca, il secondo e il terzo, intitolati, ‘Germania’ e ‘Colloqui’, che contenevano valutazioni più politiche su determinate situazioni e dirigenti politici, soprattutto i grandi gerarchi fascisti e nazisti. Insomma una sorta di storia segreta’, senza filtri e veli, degli ultimi anni del fascismo, che avrebbe potuto dare parecchio fastidio a molti dei personaggi presi di mira dall’autore.  

I diari, però, si trovavano in Italia e bisognava ad ogni costo recuperarli. Edda si farà carico della difficile missione.

Così dopo aver tanto insistito, riceverà l’autorizzazione, alla fine di settembre 1943, a recarsi in Italia, dove, aiutata da alcune sue amiche, in particolare Delia Di Bagno, recuperò i diari, custoditi dalla suocera, Carolina Ciano. Quindi decise di mettere in sicurezza, in una cassaforte di una banca romana, i voluminosi fascicoli che completavano il Diario, raggruppati sotto i titoli di ‘Germania’ e ‘Colloqui’.  

A quel punto scattò la caccia al preziosoJournal’!

I tedeschi lanciarono l’operazione Conte’, tesa a mettere le mani sugli scritti dell’ex Ministro degli Esteri. Soprattutto Joachim von Ribbentrop  aveva fretta di farlo, timoroso che potessero essere rese pubbliche alcune sue prese di posizione non perfettamente allineate a quelle di Hitler, il che rischiava di costargli molto caro. La Gestapo mise così in campo una delle sue migliori spie: Hildegart Burckardt  -detta ‘Frau Beetze’-; gli Alleati, dal canto loro, preoccupati di rivelazioni imbarazzanti sui lusinghieri giudizi di Churchill su Mussolini e il fascismo, schierarono un’efficace e temibile spia del SOE (speciale organismo dell’MI6 britannico), la contessa polacca Krystina de Gyzicka-Skarbek -detta ‘Christine Granville’.

Entrambe erano, secondo i canoni dello spionaggio femminile dell’epoca  giovani, belle e affascinanti, pronte evidentemente a servirsi dello strumento della seduzione se necessario. Chi arriverà per prima?

Frau Beetze, classe 1920, era stata inserita fin da piccola nelle organizzazioni giovanili naziste dai suoi genitori,  ferventi ammiratori di Hitler. La giovane Hildegardt si fece subito notare per il suo entusiasmo, la sua fede negli ideali nazisti, la sua composta bellezza. Diventerà, in effetti, una ragazza sobriamente elegante, di media statura, poco truccata, bocca sensuale, occhi azzurri e capelli castano-chiari, insomma un perfetto prototipo della razza ‘ariana’. Ma non aveva certo la sola qualità di presentarsi bene, Hildegardt era anche molto intelligente e avida di servire al meglio il suo Führer. Nella prospettiva di offrire un contributo significativo, si mise con impegno allo studio delle lingue estere, acquisendo una buona padronanza dell’inglese, del francese, dello spagnolo e dell’italiano. Finì così nel gruppo degli interpreti/traduttori del servizio dello spionaggio esterno di Walter Schellenberg, per essere successivamente reclutata come agente segreto a tutti gli effetti col nome di ‘Felicitas’.

Dopo essersi sposata con il capitano-pilota della Luftwaffe, Gehrard Beetze, fu inviata in missione di formazione presso l’Ambasciata tedesca a Roma, sotto la copertura di segretaria.

La missione durò pochi mesi. Frau Beetze ricevette quindi l’ordine di recarsi alla residenza d’Allmannshausen per sorvegliare  «con i mezzi più appropriati le azioni, gli incontri e la corrispondenza del conte Galeazzo Ciano». In realtà, la sua vera missione era un’altra. Doveva, cioè, cercare di conquistare la fiducia completa dell’ospite’, molto sensibile peraltro, come era a tutti noto, al fascino femminile, per cercare di farsi dire dove custodiva i suoi scottanti diari.

Farà, così, mostra di tutti i suoi poteri di seduzione pur di riuscire nel suo intento. E certamente avrebbe avuto successo, se non fosse giunta la notizia dell’incriminazione del genero di Mussolini davanti al Tribunale Speciale di Salò. L’accusa? Alto tradimento! Quando Ciano ne fu  messo al corrente, andò su tutte le furie. Voleva partire subito, andare a Salò ad illustrare la sua posizione, spiegare come la sua firma all’ordine del giorno contestato non potesse assolutamente essere considerata un atto di tradimento, anzi era stato un estremo tentativo di salvare il regime. Frau Beetze chiese allora istruzioni a Berlino. Le fu risposto che poteva autorizzare Ciano a partire, a condizione però che lei stessa gli fosse costantemente accanto (sempre con la speranza di scoprire dove si trovassero i diari), con l’assistenza di un alto ufficiale dei servizi segreti, Wilhelm Höttl.

Ma alla sorpresa generale, all’arrivo all’aeroporto di Verona-Villafranca, Ciano venne immediatamente arrestato e rinchiuso nel carcere militare degli Scalzi, dove ritrovò i cinque membri del Gran Consiglio firmatari del fatale ordine del giorno e che non erano riusciti a fuggire: De Bono, Cianetti, Gottardi, Marinelli e Pareschi.

Nello stesso periodo era entrata in azione anche la spia del SOE Christine Granville (Krystina Skarbek).
Polacca, di origini nobiliari, ma costretta a lavorare fin da giovanissima  a causa della decadenza economica della famiglia, trovandosi a Londra allo scoppio della guerra, aveva chiesto di entrare nei servizi segreti britannici. Odiava i nazisti ed era una sincera patriota. La sua determinazione convinse senz’altro i reclutatori del SOE. Diventerà una delle spie più efficienti della Seconda guerra mondiale, fornendo in particolare un contributo prezioso ai movimenti di resistenza francesi.  Arrivata in Italia per la sua nuova missione, Christine era riuscita ad inserirsi con grande abilità negli ambienti per lei potenzialmente utili, fingendosi una contessa polacca perseguitata dai nazisti. Nel momento in cui Ciano veniva arrestato a Verona, lei era ospite della contessa di Laurenzana, guarda caso la madre di Delia di Bagno, l’amica del cuore di Edda Ciano, la quale si trovava in una clinica di Ramiola (Parma) per riprendersi dalle peripezie che le avevano permesso di recuperare il ‘Journal’ del marito.  

Qualche tempo dopo, mentre si svolgeva il processo politico a Ciano, Christine faceva di tutto per incontrare Edda. Cosa che riuscì ad ottenere tramite il marchese fiorentino Emilio Pucci, uomo di fiducia di Edda, futuro grande couturier. Pucci aveva capito che l’unico modo per salvare la famiglia Ciano era di mettersi in contatto con gli alleati e di negoziarne l’uscita dall’Italia in cambio appunto dei Diari, se non tutti i fascicoli (alcuni come sappiamo erano custoditi in una banca di Roma), almeno la parte principale, il Journal’ vero e proprio, già in possesso di Edda.

Il 26 dicembre 1943 Pucci accompagnò a Como Edda, la quale consegnò il Diario ad un amico di assoluta fiducia, Tanino Pessina. Lo stesso giorno arrivavano a Varese, recandosi subito a casa di Pessina, Christine Granville e Delia di Bagno. I documenti di Ciano furono fotografati ed i negativi consegnati alla polacca, la spia del SOE.

Nel frattempo i tedeschi, che perseguivano lo stesso obiettivo, non erano rimasti inattivi.

Frau Beetze faceva visita ogni giorno a Ciano, rinchiuso nella sua cella degli Scalzi nel tentativo di carpirne qualche confidenza politicamente interessante, magari relativa al Diario. Poco a poco tuttavia si lasciò coinvolgere emotivamente, e con tutta probabilità anche sentimentalmente, dalla penosa situazione dell’uomo che aveva il compito di spiare e che, a un certo punto, vorrà anche salvare, conciliando in qualche modo le due esigenze…

Prospettò, così,  a Kaltenbrunner, capo della RSHA (organismo di coordinamento di tutti i servizi di sicurezza), di far evadere Ciano in cambio del suo Diario, completo di tutti i fascicoli. L’idea piacque al capo dei servizi segreti tedeschi, e anche Edda si mostrò subito d’accordo.  Di conseguenza la figlia prediletta del Duce partì subito alla volta di Roma per recuperare i fascicoli depositati in banca, dai titoli ‘Germania’ e ‘Colloqui’.

Pucci, tuttavia, le consigliò di dare solo copia del fascicoloColloqui’, come una sorta di anticipo per testare la buona fede della controparte, il resto sarebbe stato ceduto alla ‘consegna’. Fu, quindi, abbozzato l’accordo che prevedeva che le SS avrebbero fatto evadere Ciano in cambio dell’insieme dei diari, il ‘Journal, cioè, più tutti i dossier aggiuntivi. Ma Ribbentrop, potente Ministro degli Esteri, che disponeva di una sua rete di spie, lo venne a sapere e si imbestialì all’idea che il Diario finisse nelle mani del suo acerrimo nemico, Kaltenbrunner. Avvisò, quindi, immediatamente Hitler, omettendo di citare la questione del baratto, il quale, come era prevedibile, ordinò di bloccare l’operazione. Ai suoi occhi Ciano doveva pagare il prezzo del tradimento. Dove insomma morire.

Così, l’ultimo tentativo di salvare il genero di Mussolini fallì a causa delle insanabili rivalità tra i grandi gerarchi nazisti.  Effettivamente non c’erano più speranze: Mussolini rifiutò di prendere in considerazione la domanda di grazia, nonostante le drammatiche suppliche di sua figlia Edda.

La figlia a quel punto nutrì solo sentimenti di vendetta nei confronti del padre. Consegnerà a Christine, la bella spia degli Alleati, anche la copia dei fascicoli mancanti, con in più la prefazione che Ciano aveva scritto alla vigilia del Natale 1943. Il 9 gennaio 1944, nel pomeriggio, con l’aiuto di Christine, Edda passava finalmente in Svizzera. Poche ore più tardi ritrovava i suoi figli che Vittorio, suo fratello, era riuscito a far uscire dall’Italia.

A Berlino, Kaltenbrunner, che aveva nelle sue mani unicamente copia dei ‘Colloqui’,  saprà della fuga di Edda in Svizzera con gli originali del Diario solo l’11 gennaio, lo stesso giorno in cui Galeazzo Ciano veniva giustiziato.

Christine, la spia del SOE, aveva avuto, in definitiva, la meglio su Frau Beetze, agente dell’ SD tedesco, che peraltro aveva commesso un errore imperdonabile per una spia professionista:  si era affezionata alla sua vittima!

L’11 aprile 1945, 17 giorni prima dell’uccisione di Mussolini, Edda portava a termine la sua vendetta nei confronti del padre: vendeva copia dei Diari al Chicago Daily News’.

 

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LA MORTE DI GALEAZZO CIANO

Alba fredda e nebbiosa dell’11 gennaio 1944. Frau Beetze ha ancora una volta la possibilità di intrattenersi con Ciano. Gli ha dà la buona notizia che la moglie e i figli sono arrivati sani e salvi in Svizzera e che i suoi Diari sono in possesso di Edda. E’ l’ultima volta che si vedranno. Tra un paio d’ore Galeazzo sarà fucilato. E’ stato condannato a morte, insieme ad altri quattro alti gerarchi (De Bono, Gottardi, Marinelli e Pareschi)  dal Tribunale Speciale della RSI per alto tradimento.

I cinque condannati salgono sull’autobus che li porterà al poligono di tiro di San Zeno. Ciano intravede Frau Beetze che piange a dirotto. Ha al polso il suo orologio. Si è innamorata di Galeazzo? E’ probabile. Sono stati amanti? E’ possibile.

Arrivati a destinazione, i condannati vengono portati su una specie di terrapieno dove li attendono cinque sedie. Di fronte una trentina di giovani soldati fascisti. Sono alquanto sconvolti: dovranno uccidere in nome di Mussolini altri fascisti, alti esponenti del regime, che erano stati tra i maggiori sostenitori del Duce.

Ciano indossa un cappotto di cammello e un borsalino scuro, è calmo, tranquillo, coraggioso di fronte alla morte imminente. I condannati saranno fucilati alla schiena, come si addice, secondo la tradizione, ai traditori. Alle 9,20 il maggiore Furlotti ordina il fuoco. I soldati, emozionati, mirano male. Ciano è solo ferito. E’ necessaria una seconda fucilazione! Furlotti, fuori di sé, urla di nuovo: ‘fuoco!’ Ma Ciano vive ancora. Allora, fermato il plotone di esecuzione, si avvicina all’ex Ministro degli Esteri e gli spara due colpi di pistola sulla testa a bruciapelo. Poi dà il colpo di grazia agli altri quattro condannati. Sono le 9,25. E’ morto colui che era stato considerato il delfino del Duce, il marito di Edda, la figlia prediletta. Aveva appena quarantuno anni. Giustizia  è fatta?


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