domenica, Novembre 29

Quella oscura vicenda dell’aereo Malaysia Airline MH17 L’ultima ipotesi più accreditata è quella dell’abbattimento a causa di un missile russo sparato da un’area ucraina sotto il comando di brigate di separatisti filo-russi

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Un fatto che in Italia a tanti ha fatto ricordare la tragedia di Ustica, un aereo di linea che –ormai le evidenze documentarie lo fanno ampiamente arguire- fu abbattuto durante un conflitto aereo tra aeromobili militari stranieri. Qui l’elemento in comune è il tragico aspetto della morte dei passeggeri di un aereo civile, purtroppo coinvolto in un conflitto e che ha visto la morte anche di una ottantina di bambini ed una quindicina di membri dell’equipaggio, oltre a tutti gli altri passeggeri. La vicenda dell’aereo di linea della Malysia Airlines volo MH17, un Boeing 777 scomparso dai radar il 17 luglio 2014 e poi ritrovato caduto nell’area dell’Ucraina Orientale, fatto che determinò la morte di 298 persone a bordo, si è protratta nel “porto delle nebbie” a lungo. Il volo era in partenza da Amsterdam ed era diretto a Kuala Lumpur. Quattro anni di indagini, depistaggi, ipotesi tra le più disparate tra le quali, la penultima in ordine di tempo, il suicidio del pilota alla guida del velivolo passeggeri. Ora l’ipotesi più accreditata sembra mettere d’accordo tutti coloro che hanno investigato sulla questione alla ricerca di una risposta, ovvero l’abbattimento dell’aereo MH17 a causa di un missile di costruzione russa ritenuto esploso da una brigata appartenente alle forze militari ucraine separatiste filo-russe. Per la prima volta, il team di indagini a guida olandese ha affermato in modo ufficiale che –dopo calcoli, testimonianze raccolte, studi ed indagini- si può ritenere con ampia comprova tecnica che il missile provenga da un punto collegato ad una unità con base nella Russia Occidentale.

Sono state rese note le foto degli studi e delle indagini effettuate sul caso che ha a lungo coinvolto gli interessi non solo delle famiglie delle persone scomparse ma anche le Diplomazie di tutte le Nazioni coinvolte, occidentali ed asiatiche. Il missile si ritiene sia partito da una zona di territorio sotto il controllo dei ribelli separatisti filo-russi in Ucraina. La Russia, anch’essa in sede ufficiale, ha affermato di non saperne niente e che non è stata utilizzata alcuna arma o mezzo tecnico militare di sua proprietà. Ma la scorsa settimana Wilbert Paulissen, un esponente ufficiale del Joint Investigation Team (JIT)  ha affermato ai media: «Tutti i veicoli in un convoglio che trasportava il missile erano facenti parte delle Forze Armate Russe». Ha poi ribadito la conclusioni cui è giunta la JIT per la quale  l’aeroplano è stato distrutto da un missile di manifattura russa Buk, aggiungendo inoltre che è stato messo a disposizione della 53esima Brigata anti-aerea operativa nell’area di Kursk. In una successiva conferenza stampa che si è tenuta in Olanda, a Utrecht, gli esperti tecnici che hanno indagato sul caso hanno anche mostrato ai media le immagini dove hanno tracciato il percorso che il convoglio del missile ha percorso per raggiungere infine l’Ucraina Orientale.

Gli elementi salienti e caratterizzanti il “caso”: l’incidente è avvenuto a culmine del conflitto tra le truppe governative ucraine e i separatisti filo-russi. L’aeroplano ha lasciato lo scalo di Schiphol Airport di Amsterdam il 17 luglio 2014 e lo si attendeva in arrivo a Kuala Lumpur, in Malaysia, il giorno seguente. Si son perse le tracce dell’aereo col controllo aereo a circa 50 chilometri dal confine russo-ucraino. E’ caduto nell’area di Donetsk, in territorio controllato dai separatisti filo-russi. Documenti sul caso sono stati successivamente resi noti dal Governo ucraino dove si ipotizza che un missile Buk è stato condotto dalla Russia il giorno esatto della caduta dell’aereo e poi portato indietro il ponte di lancio attraverso il confine il giorno dopo.

Il mese di Ottobre del 2015 il Dutch Safety Board ha concluso che l’aereo è stato effettivamente colpito da un missile Buk. Nel Settembre 2016, la commissione di inchiesta congiunta JIT, che comprende tecnici ufficiali di Olanda, Norvegia, Australia, Belgio, Malaysia e Ucraina, ha ottenuto pari risultati ufficializzando tale parere tecnico nel proprio report preliminare. In esso si afferma che vi è «evidenza irrefutabile» che il missile è stato portato in Ucraina dal territorio russo e lanciato dalla zona di territorio ucraino sotto il comando dei combattenti filo-russi.

Gli inquirenti tecnici hanno simulato varie traiettorie percorribili potenzialmente dalla testata. Ed hanno mostrato che è esplosa ad alcuni metri sopra l’ogiva dell’aereo, parere supportato da alcuni frammenti d’aereo mostrati ai media in conferenza stampa. La scorsa settimana la Russia ha ribadito le proprie posizioni ovvero che nessun membro delle proprie forze armate risulta essere coinvolto. «Non un singolo sistema missilistico proveniente dalla Federazione Russa ha mai attraversato il confine Russia-Ucraina», ha affermato il Ministero della Difesa a Mosca. Allo stesso tempo il Presidente ucraino Petro Poroschenko ha promesso in un post su Facebook (in ucraino): «Non risparmierò alcuno sforzo pur di assicurarmi che le azioni della Federazione Russa intesa come Stato che supporta il terrorismo ottenga la sua risposta più appropriata in una Corte Internazionale di Giustizia».

Secondo il controllo radar Flight Radar 24, che controlla anche numerosi altri parametri, le linee aeree che hanno maggiormente affollato il tratto aereo nella zona di Donetsk sono state: Aeroflot (86 voli), Singapore Airlines (75), Ukraine International Airlines (62), Lufthansa (56) e Malaysia Airlines (48). Al momento della caduta dell’aereo MH17 vi erano altri tre aeromobili commerciali che volavano nelle vicinanze. Secondo il gruppo consulente di ricerca olandese Dutch Safety Board (DSB), i dati ricavati dalla scatola nera mostravano che tutti i parametri erano normali e secondo gli standard dell’aeromobile in questione fino al momento della brusca interruzione alle ore 13,20:03. Né vi è alcun messaggio vocale da parte dei piloti. Nel mese di luglio 2015, la Russia pose il proprio veto su una risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella quale si chiedeva di poter far intervenire sul caso un tribunale internazionale affinché indagasse in modo preciso sul disastro aereo. Il Presidente Vladimir Putin in persona affermò che si sarebbe potuto trattare di atto «prematuro» e persino «contro-produttivo».

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