domenica, Luglio 21

Quella fantasmagorica settimana tra Marchionne, Marte, Luna, padre Paolo Una settimana che ci ha costretti (si spera) a naso all’insù e occhi puntati lontano

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La morte di Sergio Marchionne e la scoperta dell’acqua liquida salata su Marte. Tutto nello stesso giorno, il 25 luglio. Tutto con timbro italiano. Tutto in uno dei momenti più bui di questa nuova Repubblica che puzza di stantio lontano un chilometro.

Poi, due giorni dopo, il fine settimana inizia con l’eclisse totale di luna più lunga del secolo -103 minuti durante i quali la notte si è tinta di rosso- e si chiude, ieri, con l’anniversario -il quinto- della scomparsa di padre Paolo Dall’Oglio.

Una settimana, quella che si è appena conclusa, fantasmagorica. Una settimana che ci ha costretti a naso all’insù e occhi puntati lontano, si spera.

Chi come me viene dalla campagna, sa perfettamente (che riesca accettarlo è un altro paio di maniche) che la morte ha in sé un fortissimo alito di vita. Ecco, la morte di Marchionne, giunta all’improvviso -per quanto nell’aria oramai da quale giorno- a fine mattinata, tutto d’un colpo e tutto insieme ci ha fatti sentire più soli, più poveri, più vuoti, ed è stata una scudisciata di vita, uno schiaffone che ci ha sollevati per un momento dalla morte cerebrale alla quale siamo costretti e ci ha proiettati nella dimensione del futuro.

Senza il tempo di riprenderci, ecco, attorno alle 16, piombarci addosso l’annuncio dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI): su Marte c’è acqua liquida e salata, e la scoperta è tutta italiana, derivata dai rilievi di un rader Made in Italy. Un team tutto italiano di ricercatori di ASI, Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Università degli studi Roma Tre, Università degli studi D’Annunzio, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e Sapienza Università di Roma), grazie ai rilevamenti del radar italiano MARSIS a bordo della sonda europea Mars Express, ha fatto una scoperta che conferma le ipotesi e apre a esplorazioni a caccia della vita.

Ci vorrà un po’ per digerire davvero quel 25 luglio in cui due fatti, unici e grandiosi, a distanza di poche ore l’uno dall’altro, hanno proiettato l’Italia nel mondo e che ci hanno spediti dritti nel futuro.

Si, credo che la morte di Marchionne ci proietti prepotentemente nel futuro: ci deve costringere a guardare dentro il nostro essere Italia, dentro il nostro essere italiani e trovare la forza di guardare lontano oltre l’orizzonte.

Gli scienziati italiani che hanno fatto la scoperta dell’acqua su Marte ci confermano un cardine del pensare ed agire di Marchionne, cioè che l’Italia possieda e generi risorse enormi, per quanto fatichi e vederle e ‘venderle’.

L’uomo italico e globale (capisco bene che questo titolo deve aver fatto arrabbiare il papà dell’italiacità, quel Piero Bassetti ultimo baluardo della borghesia geniale del dopoguerra italiano, lui leggendo avrà usato la matita rossa sbraitando “‘glocal’ non ‘globale’, ‘testoni, non avete capito niente, ‘glocal’”) ci dice che QUI E ORA è il momento di alzare lo sguardo verso l’orizzonte.

Giuanin lamiera’ era solito ripetere «Ciò che va bene alla Fiat, va bene all’Italia», e con Marchionne la veridicità di questo mantra dell’Avvocato lo abbiamo visto concretizzato (checché ne dicano certi Sindacati), ma quel che più conta è il ‘bene’ che Marchionne ha saputo fare all’Italia e agli italiani, io credo che il vero ‘bene’ Marchionne lo abbia fatto più ancora che alla Fiat, all’Italia.

A chiudere la settimana, venerdì 27 luglio, 103 minuti di buio profondo rosso, con la luna in eclissi e Marte (nuovamente protagonista) in opposizione al Sole, fatto rarissimo, che non si verificava da secoli e che per secoli non si verificherà. Ne siamo stati testimoni, noi, gente che più che guardare lontano è tanto se riesce arrivare al proprio ombelico.
E lo sapeva bene padre Dall’Oglio, lui che ieri è tornato per un momento tra noi, e che di lui ci sarebbe tanto bisogno. Lui che da solo, a mani nude, ha sfidato lo Stato Islamico, quando ancora in Occidente pochi sapevano cosa fosse lo Stato Islamico, lo avremmo capito (si fa per dire) dopo, nei due o tre anni a venire. Nel quinto anniversario della sua scomparsa, padre Paolo ci parla e ci dice anche lui di guardare lontano. Ci dice che l’unica vera forza che costruisce e resiste nel tempo e la capacità di rischiare, di sporcarsi le mani, di fidarsi, di aprirsi, ci dice che la storia è impastata anche di costruzioni orribili come lo Stato Islamico, ma che hanno un inizio e una fine, fine che può giungere anche in un lasso di tempo molto breve, come è stato per l’IS, perchè tutto passa.

Fatti, tutti, che ci spingono guardare e andare lontano, mentre c’è chi ci vorrebbe tenere inchiodati a contemplare il nostro ombelico, o peggio ancora, a strisciare ventre a terra.

Oggi, nell’afa estiva, torneranno a dominare la cronaca i marziani (quelli molto terrestri), quelli che  «Sembra che essere duri sull’immigrazione ora paghi», quelli che chiudono porti, quelli che considerano la vita umana meno di un like sotto una delle loro cazzate su Facebook, quelli che impallinano quelli con la pelle nera credendoli piccioni, quelli che solo a pensarli, solo a nominarli ti senti addosso tutto il peso del mondo, nel naso la puzza di stantio e in bocca il gusto del vomito. Passeranno, passeranno come è passato lo Stato Islamico, ci sussurra padre Paolo. Loro passeranno, ma noi? Potremo dire di aver avuto il coraggio di non esserci fatti fregare, di aver tirato su la testa e puntato dritto all’orizzonte? La settimana da poco conclusa, così come il buon Dio ce l’ha confezionata, a saperla ascoltare è un ottimo viatico.

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