venerdì, Novembre 15

Quella Cina di Volpicelli sempre più con destinazione Italia Eric Salerno ci racconta ‘Dante in Cina’, ovvero l’italicità che Eugenio Felice Maria Volpicelli ha generato nel grande Paese

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Un buon analista, un ottimo giornalista, questo è Eric Salerno. Nella sua veste usuale lo conosciamo per  ‘Mossad base Italia’,  ‘Genocidio in Libia’.  Lo conosciamo come inviato e corrispondete da Gerusalemme, sempre molto disponibile a raccontarci quanto accade e soprattutto a spiegarcene le ragioni profonde. Ma Salerno non è solo il Medio Oriente, negli ultimi tempi infatti ha spostato un po’ il raggio della sua attenzione. E’ andato in Cina, dall’altro capo del mondo. C’è andato alla scoperta delle tracce italiane, e più precisamente quelle di  Eugenio Felice Maria Zanoni Hind Volpicelli, è tornato e ha messo insieme ‘Dante in Cina’ (ed.Il Saggiatore). Un libro quasi di avventure, certamente fascinoso, che ti racconta una Cina che non conosci, quella con tracce italiane, e però insieme ti fa capire quel che è e sarà la Cina di domani, un Paese sempre meno ‘alla fine del mondo’, e sempre più dentro di noi.

 

Eric come mai sei andato a finire così lontano, dall’altro lato del mondo? E cosa racconta ‘Dante in Cina’ ?

Dopo aver trascorso una parte considerevole della mia vita di giornalista e scrittore in Africa e Medio Oriente avevo bisogno di una boccata d’ossigeno anche se il colonialismo in Estremo Oriente negli anni che racconto era un elemento di forte interesse. Gerusalemme, dove ho abitato per molti anni, sembra il centro del mondo ma basta allontanarsi per un po’, soprattutto dai paesi dove Islam, Ebraismo e Cristianità sono rari, per capire che il mondo è molto di più. E credo che il protagonista del mio libro l’abbia capito subito. Dante in Cina è la storia di Eugenio Felice Maria Zanoni Hind Volpicelli. Tanti nomi e anche tante identità.

Un personaggio misterioso? O soltanto complesso?

Una premessa. Ci sono arrivato perché era prozio della mia prima moglie. Di lui sentivo parlare da quando avevo 23 anni ma soltanto una decina d’anni fa ho cercato di capire qualcosa di più partendo dalle pochissime carte di famiglia. Dalle immagini raccolte in un album fotografico. E nato a Napoli nel 1856 da famiglia nobile, vegetariano integralista, maniaco dell’esercizio fisico, appassionato di testi esoterici, studente modello del Collegio

Cinese. Nel 1881 Volpicelli lasciò la città natale alla volta dell’Oriente e dopo pochi anni e molte avventure , fu nominato console generale responsabile di tutta la Cina meridionale. Uomo coltissimo, scaltro, linguista poliglotta, sempre in viaggio.

E Dante cosa c’entra?

Già da studente a Napoli si era appassionato alla Commedia. Nelle sue foto lo si vede spesso con una statua, un busto con l’immagine di Dante Alighieri. Sono riuscito a trovare tracce di numerose sue conferenze tenute su questo soggetto affascinante. E da anziano, un po’ malato ma sempre pieno di vigore, fece un viaggio in sandolino tra i fiumi della Cina meridionale alla ricerca di poesie, racconti e immagini degli antichi bonzi che in qualche modo avevano fatto il medesimo percorso di Dante tra Purgatorio, Inferno e Paradiso. Volpicelli volle diffondere la Commedia in Cina e Giappone.

Dunque diplomatico e intellettuale. Ma nel libro fai capire che forse c’è di più. Faceva la spia?

Ho frugato negli archivi di mezzo mondo e ho trovato frasi e parole che potrebbero far pensare che Volpicelli oltre al lavoro ufficiale faceva qualcosa di più. Gli inglesi, allora padroni di Hong Kong tra l’altro – ma non dico di più qui – lo sospettavano per alcune sue amicizie. Qualche testo trovato negli archivi italiani e giapponesi genera altri sospetti.

Il novello Volpicelli che oggi decidesse di andare in Cina cosa troverebbe come frutto del lavoro che è stato fatto da Eugenio? Quali le tracce? E in termini di frutti lasciati con valenza economica?

In molti luoghi ci sono statue di Dante. C’è chi sostiene che Volpicelli, praticamente sconosciuto in Italia, è uno degli italiani più noti agli studiosi cinesi dopo Marco Polo, ovviamente, a il famoso missionario Matteo Ricci. La cultura italiana è molto apprezzata in Cina e anche Giappone, Paese che Volpicelli amava profondamente e dove scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Parlando di Cina-Italia vale la pena segnalare una mostra che si è appena inaugurata al museo nazionale di Beijing. Sono esposti 200 capolavori provenienti da 24 musei italiani e 14 musei cinesi. Il tema: le influenze reciproche tra Italia e Cina, lungo la via della seta, dai temi dell’Impero romano al Rinascimento”. Barbara Alighiero (giornalista e amica conosciuta quando anche lei lavorava in Medio Oriente e poi per anni in Cina) che ha partecipato al suo allestimento mi dice che è “da non mancare.

 

Quella particolare capacità di fare ‘diplomazia culturale’ e ‘diplomazia’ o ‘colonialismo intelligente’ in termini economici di Volpicelli sbaglio o noi italiani lo abbiamo perso?

 

Ci sono stati degli alti e bassi ma nell’insieme molte delle iniziative dei nostri diplomatici in Oriente hanno seguito, diciamo, i suggerimenti di Volpicelli.

 

E veniamo all’oggi, anzi, al domani: prova fare l’esercizio del futurologo. Come immagini si posizionerà la Cina in Italia, assisteremo al colonialismo della Cina in Italia e in Europa?

 

Anni fa, passeggiando sul famoso Bund, il lungo fiume a Shanghai, fui fermato da un ragazzino di una decina d’anni, ben vestito, molto cortese e accompagnato dai genitori. Mi chiese se poteva scambiare qualche parola d’inglese con me. Stava imparando la lingua e voleva fare esercizio. La Cina è un paese immenso. Volpicelli c’era arrivato in una fase di decadenza dell’Impero. Oggi c’è un risveglio. Forse non saremo colonizzati dai cinesi ma con il passare degli anni la loro presenza anche su piano economico sarà più penetrante. E forse meno silenziosa di quella che è oggi.

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