martedì, Giugno 25

Quell’ Italia del ‘cambiamento’ incompresa dalla TV La televisione sembra inadeguata a raccontare il Paese e quelle 'facce nuove' che ora sono al governo

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La TV dovrebbe essere il luogo che, intercettando la realtà in presa diretta, ne affida la rappresentazione a quante e più diverse personalità. Se la realtà è complessa e multiforme, solo voci altrettanto multiformi potrebbero mostrarla. E invece, dai programmi contenitori a quelli d’attualità, soprattutto quelli politici, vedi sempre le stesse persone, gli stessi commentatori, le stesse anziane e gli stessi anziani conduttori. Ora, se i programmi contenitori sono fatti per l’età di mezzo visto che i giovani non guardano più la TV, ti puoi spiegare perché Mara Venier e affini conducano programmi con lo sguardo proporzionato al loro aggiornamento mentale, visto che altrettanti anziani la seguono. Ma quando i programmi d’attualità politica presentano gli stessi commentatori, alcuni pure ottuagenari, come si può credere che la TV sappia interpretare le svariate tendenze se chi interviene ha una lettura intrisa da categorie classiche del politico nell’epoca dei social e della liquidità assoluta? Possibile che i vari Floris non invitino studiosi, commentatori diversi dai soliti e magari anche un po’ meno stagionati? Dobbiamo pensare che non ci sono, dobbiamo credere che l’Italia abbia solo Scalfari e coetanei? Se la TV schiera i dinosauri quando di fronte il Paese ha realmente al governo ‘facce nuove’, facce che anche per questo sono state votate (qui non ci interessa se hanno votato il meglio o il peggio. Qui conta che il Paese era anche stufo delle solite facce e pure dei soliti commentatori), chi esce vincitore? La facce nuove o quelle delle solite stagioni?

Nella stanchezza della TV leggiamo l’altra fine della politica tradizionale, ma non perché sia realmente finita rispetto ai suoi contenuti e visioni, ma perché è ormai stagionato chi continua a rappresentarla, senza avere un moto di cambiamento rispetto alle posizioni di rendita che sono lì a conservare. La TV e i suoi ospiti fissi si sono fermati alla seconda parte della frase del ‘Gattopardo’, frase politica per eccellenza e dai politici citata per eccellenza: ‘cambiare tutto per non cambiare niente’. Ecco, TV e politica si sono accomodati sulla seconda parte: non cambiare niente. Infatti, rimangono lì tutti. E possiamo capire, almeno in parte, la ragione di questo dinosaurismo feroce: con la stessa formula si ottiene lo share e quindi la pubblicità; anzi, sono gli inserzionisti pubblicitari a chiedere le stesse facce, perché in fondo danno conferme. Ma le danno a un mondo che viene sconfermato ogni giorno e la TV non lo sta capendo o preferisce l’ultimo assegno garantito piuttosto che rischiare un po’. Gli altri, i leghisti e i pentastellati, sono usciti da questo affare e hanno vinto, riportando un affare maggiore. Un affare che incrementano, perché anche chi non li ha votati, quando sente l’ennesima voce uguale da sempre, perde pure interesse a seguire ciò che dice, avesse pure ragione contro l’afonia dei leghisti e dei pentastellati.

Se questo governo sta facendo danni, la risposta contro Matteo Salvini e Luigi Di Maio può venire da sinistra, ma gli uomini che la rappresentano sono credibili per dare quella risposta? Se contro Salvini e Di Maio solo una destra moderata può rimettere al centro proposte valide, passa questa proposta dalla voce di Berlusconi, Brunetta, Lastella? Possiamo dire che ogni proposta diversa da quella che il governo attuale ha messo in pista e ha cristallizzato nella finanziaria, avrebbe un ascolto. Ma il paradosso che si è venuto a creare è che quell’ascolto vuole uomini diversi. Il fatto che nessun uomo nuovo si annunci tra sinistra e destra mostra un male profondo attraversare il Bel Paese; ma questo volto, che da qualche parte e nei due schieramenti alternativi ai giallo-verdi esiste, non viene fuori perché in TV nessuno lo mostra. Ora, se la logica della comunicazione prevede che chi la fa decide cosa fare, ci viene un dubbio: vuoi vedere che giornali e TV, le due voci più sentite nel panorama della politica, sono dalla parte di Salvini e Di Maio, visto che non fanno niente per cambiare? Vuoi vedere che per la loro rendita e per gli sponsor che li fanno stare in vita, alla fine val bene il disastro invece che un po’ più di coraggio? Basterebbe, tra tutti gli ambiti che possono mostrare il limite del dinosaurismo e dei giallo-verdi, il fatto che l’Italia non produce autori nella saggistica o nella letteratura che siano letti all’estero nel numero in cui in Italia leggiamo di autori francesi, inglesi, tedeschi ecc. Questo esprime una crisi profonda nella cultura di un Paese, che è poi la sua animale vitale: la cultura qui è anch’essa dentro un circuito televisivo ed editoriale bloccato, la cui unica novità che trova è promuovere testi prêt à porter, testi che si leggono come si beve un bicchier d’acqua in una qualsiasi giornata invernale. Neanche estiva, che almeno un piacere, anche se effimero, te lo darebbe. Qui noi la cultura che vediamo e genera ascolto è quella di Venier, Vespa, De Filippi, D’Urso….lo spettacolo del giurassico.

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