martedì, Luglio 16

Quel sovranismo che azzanna l’Europa L’Europa è a un bivio: democrazia o autoritarismo

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Parlano di sovranismo ma non dicono cos’è. Recuperano un concetto caro a Carl Schmitt, filosofo della politica colluso col nazismo e che gli costò la galera. Ma tacciono su due cose. Primo, le destre estreme europee si camuffano dietro il ‘sovranismo’ ma sappiano chi sono: Casa Pound, fascisti; Orban, nostalgico del nazismo; Le Pen, neofascista; Salvini, definibile come ‘neofascista senza coraggio di dirlo’ (coniglio o volpe? Può sciogliere il dubbio e dire: non voglio tra i miei sostenitori gruppi fascisti. Perché non lo dice?), ecc. Secondo, nell’epoca della globalizzazione e dell’informazione, tornare al sovranismo è come ripopolare di Tyrannus Rex la pianura padana.

In Ungheria la democrazia, rappresentata anche dalla stampa, è sotto il controllo di Orban, tanto che una ragazza di vent’anni, Blanka Nagy, che si lamenta contro la legge-schiavitù di Orban, viene apostrofata dai sicari di Orban come ‘stupida vacca’, ‘spregevole puttana arrivista’ lei, una ragazza di vent’anni che cerca di dire che non vuole lo stato poliziesco che Orban ha introdotto. Uno Stato che l’Unione Europea dovrebbe cacciare, se sono veri i principi che ogni Stato membro e aspirante deve rispettare, la democrazia prima di tutto e la libertà di stampa secondariamente. Invece no: lo scellerato patto di Visegrad sostenuto anche da Salvini e Le Pen – geograficamente non appartenenti al gruppo di Paesi che lo hanno istituto (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) – si appresta a fare il pieno di poltrone al parlamento europeo nelle elezioni di Maggio.

L’Europa è a un bivio: democrazia o autoritarismo. Anche in Italia vediamo giornalmente crescere episodi di marca fascista senza essere perseguiti in nome della Costituzione. L’idea d’Europa che nacque anche per non vedere mai più le dittature infangare le piazze europee, rischia di vedere smentita la sua vocazione. E questo sta accadendo sotto i nostri occhi; ogni cittadino che sente la parola sovranismo dovrebbe d’istinto sapere a quale regime sta facendo il verso e ribellarsi.

I sovranisti serpeggiano nell’ombra, si muovono senza dichiarare apertamente le loro intenzioni, camuffano i propri simboli stilizzandoli in modo tale da richiamare quelli nazifascisti senza esplicitarsi direttamente, ma diretta è la loro appartenenza. Il loro linguaggio poi non lascia dubbi. Prendete Salvini: fa il bullo, è un continuo dileggiare chi non sta con lui; se parla di temi non politici, è per dire che il malcapitato di turno non deve più farsi vedere (il riferimento è a Higuain, un calciatore che dal Milan è passato a un’altra squadra e Salvini è lì a ficcarci il naso invece di fare il Ministro dell’Interno); Salvini, l’amante delle divise, che lui non porta come omaggio verso i corpi di appartenenza, ma perché manda il messaggio che lui ama le divise, vuole le divise come abbigliamento (gli fa eco quel ginnasta ministro dell’Istruzione che sogna il grembiule nelle scuole medie, una divisa di riconoscimento, appunto).

Le cause della deriva sovranista sono tutte nella classe politica attuale, che non ha saputo contrastare un tema molto semplice: lo squilibrio della ricchezza. Ma non serve adesso ricostruire le cause; non serve aprire analisi e controanalisi. Serve agire e serve farlo subito, che è un modo per superare le cause e trovare sul campo le soluzioni. Sfidando un sentimento pericoloso, quello della rassegnazione o, peggio, ‘vediamo sin dove arrivano’: arrivano più in là di ciò che si crede quella banda di sovranisti, e traggono forza proprio perché nessuno li contrasta sul campo. Sono pochi, la minoranza, ma furono pochi anche in Italia e in Germania prima che la paura non li fece più contrastare. I mezzi ci sono: i partiti che in Europa non sono sovranisti. Dopo ci sarà tempo e spazio per vedere gli errori commessi in questi ultimi cinque anni, compreso il fatto di rivedere la stessa Europa. Ma non avremo affatto né spazio né tempo se Salvini, Orban & co siederanno alla Commissione europea.

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