venerdì, Febbraio 21

Quel ‘no’ del M5S alla TAP che piace agli americani La mossa del nuovo governo tutto a vantaggio del gasdotto delle multinazionali americane

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Per l’Europa è un sogno di lunga data: un corridoio a sud che porti le riserve di gas delle regioni del Caspio nel cuore del vecchio continente, da sempre dipendente dal gas russo. Una rotta a sud, non necessariamente alternativa a quelle di Mosca, che è pronta ad agganciarsi ai nuovi progetti nel Mediterraneo per aggirare il percorso dei gasdotti attraverso l’Ucraina, con la quale è in conflitto dal 2014.

A mettere un palo fra le ruote a questo progetto energetico è il nuovo governo italiano del Movimento Cinque Stelle e della Lega. Agli inizi di giugno, la doccia fredda: il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha definito ‘inutile’ la Tap, “Trans Adriatic Pipeline”, il tratto finale di un lungo gasdotto che attraversa l’Adriatico e nel 2020 sarebbe dovuto arrivare nel Salento.  Il progetto internazionale è quasi terminato: il gasdotto parte dall’Azerbaigian, attraversa Georgia, Turchia, Grecia e Albania. Manca solo il tratto che lo collega al nostro paese e all’Europa.

Il ministro Costa ha spiegato che i consumi di gas in Italia stanno diminuendo e che l’opera dovrà essere revisionata per ragioni ambientali. Una spiegazione che non ha convinto tutti. Al punto che parecchi analisti hanno pensato a un favore del nuovo governo italiano alla Russia di Putin. Ma le cose potrebbero stare diversamente.

Il gasdotto da 40 miliardi di dollari era già stato approvato dal precedente governo nel 2014: dentro ci sono l’inglese British Petroleum e l’italiana Snam. Se adesso si dovesse trovare una rotta alternativa rispetto al Salento o all’Italia, il progetto subirebbe un ritardo di almeno quattro o cinque anni. Quanto basta per avvantaggiare un altro progetto di cui, in questi ultimi mesi, si sta parlando tantissimo sulla stampa internazionale. Un gasdotto alternativo nel bacino del Mediterraneo orientale che non andrà a rimpinguare le tasche delle compagnie russe del gas, ma quelle delle grandi multinazionali americane dell’energia, prime fra tutte la Noble Energy e la Exxon.

Il gasdotto nel Mediterraneo orientale, alternativo al gas della Russia e delle regioni del Caspio, dovrebbe partire dal giacimento Leviatan, nelle acque israeliane, e raccogliere il gas dei grandi bacini al largo di Cipro per arrivare in Europa attraverso la Grecia. Di qui si connetterebbe alla Tap per raggiungere l’Italia. Oppure a Poseidon, il tratto alternativo alla Tap tra la Grecia e la Puglia, ideato in consorzio dall’italiana Edison e la greca Depa, con la partecipazione della russa Gazprom.

Ma il progetto del gasdotto nel Mediterraneo orientale ha almeno un problema: attraversa acque molto profonde e per la sua realizzazione potrebbe richiedere dai sei ai sette anni . Il ritardo sulla costruzione della Tap provocato dal nuovo governo italiano sarebbe a dir poco provvidenziale, anche perché il tratto del progetto rivale tra il Caspio e la Turchia è già terminato.

Leviatan, il punto di partenza del gasdotto nel Mediterraneo, è un consorzio tra l’azienda israeliana Delek e l’americana Noble Energy, con sede a Houston, in Texas. Noble è presente anche nel bacino Aphrodite al largo di Cipro e qui le estrazioni del gas sono condotte principalmente dall’statunitense Exxon.

A dire il vero, a estrarre gas a Cipro ci sarebbe anche Eni. Con sorti diverse da quelle della rivale americana. Agli inizi di febbraio mentre un’unità della marina militare turca bloccava la nave piattaforma Saipem 12000, noleggiata dall’Eni per le trivellazioni, gli Stati Uniti posizionavano nella zona le loro portaerei per proteggere le trivellazioni di Exxon da eventuali minacce di Ankara.  Quelle acque dove dovrebbe passare il gasdotto del Mediterraneo orientale sono contese tra Cipro e la Turchia, che in questo nuovo progetto vede una minaccia alla sua egemonia di centro di collegamento energetico tra le regioni del Caspio e l’Europa.

Il 22 giugno i leader di Cipro, Israele e Grecia si sono incontrati per discutere del nuovo gasdotto e ampliare la collaborazione anche nel campo militare, navale e della cyber security. In dicembre l’Italia aveva messo la sua firma sul progetto di questo nuovo gasdotto. Per ora, il governo italiano di Lega e Cinque Stelle non ha annunciato alcun cambiamento.

In queste ore i rappresentanti delle grandi compagnie energetiche del mondo sono tutti a Washington dove si è aperto il più grande appuntamento mondiale, la World Gas Conference. Il gas del più grande giacimento al mondo, quello del Golfo Persico, è fuori discussione: le sanzioni che il presidente americano Donald Trump sta progettando contro Teheran, hanno già bloccato i progetti in Iran dell’inglese Bp e della francese Total. Il Qatar, cui appartiene l’altra metà del grande bacino nel Golfo Persico, è alle prese da oltre un anno con la grave crisi diplomatica che la contrappone ai paesi del Golfo. Adesso il nuovo governo italiano, con il suo no alla Tap, rischia di rallentare anche la via europea del gas dal Caspio. Alla Russia potrebbe non dispiacere. Ma di sicuro, anche grazie all’Italia e ai Cinque Stelle, adesso il gasdotto che passa dai giacimenti della Noble Energy e della Exxon al largo di Israele e Cipro ha una carta in più per essere competitivo: almeno cinque o sei anni di vantaggio. Quanto basta.

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