domenica, Aprile 5

Quel 4 Novembre di 100 anni fa Dalla vittoria sugli eserciti stranieri alla giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Il significato vero di questa giornata è la vittoria di tutti gli italiani

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Il 4 Novembre di cento anni fa, il Regio Esercito Italiano ha sconfitto, nella Battaglia di Vittorio Veneto, l’Esercito Austro-Ungarico, vincendo la Grande Guerra dopo quattro anni di aspre battaglie combattute su tutti i fronti per la difesa dei confini nazionali e per il conseguimento dell’Unità d’Italia.

Per il raggiungimento della vittoria definitiva sul Piave, ha avuto molta importanza la Disfatta di Caporetto’ verificatasi a conclusione della XII^ Battaglia dell’Isonzo, alla fine di Ottobre del 1917; in quanto, è servita per consolidare l’unità e lo spirito di corpo tra tutti i combattenti di diversa provenienza ed ha fornito, al tempo stesso, quel giusto spirito di rivalsa che ha permesso di ribaltare le sorti del conflitto.  
Le cause che hanno portato ad una catastrofe di simile portata, per l’Esercito Italiano, sono state molteplici e di diversa natura. Le più importanti sono da attribuire alla Rivoluzione di Ottobre, verificatasi in Russia nel 1917, che causò il rientro dal fronte, verso la madrepatria di tutto il personale militare impegnato in guerra, con la conseguente possibilità da parte di Germania e Austria-Ungheria di trasferire interi contingenti dal fronte orientale a quello centro-europeo e italiano. Grazie a questi supporti che hanno, anche, permesso l’impiego di reparti speciali tedeschi, si è avuto lo sfondamento delle linee italiane, dovuto, ulteriormente, all’effetto sorpresa e al loro logoramento dopo tre anni, nei quali si sono combattute ben undici battaglie dell’Isonzo.

Un’altra causa che ha consentito tale disfatta è da ricercare negli errori di natura strategica e tattica commessi dal Comando Supremo Italiano. Il Generale Luigi Cadorna si è fossilizzato nel voler condurre una guerra di logoramento con aspre e sanguinose offensive frontali ‘le spallate’; le sue strategie smisuratamente rigide e la feroce disciplina imposta alle sue truppe hanno causato pesanti perdite e hanno favorito il drammatico crollo nella battaglia poi denominata la Disfatta di Caporetto. Con questi presupposti, le responsabilità più pesanti da attribuire al Generale Cadorna sono quelle basate su una dottrina non consona allo svolgimento delle operazioni. Un’ulteriore aggravante che ha favorito tale situazione è da attribuire ad un utilizzo non ottimale dell’Artiglieria, dovuto allo scarso addestramento del personale e all’errato impiego delle artiglierie sia nelle operazioni difensive che offensive. Tutti questi motivi hanno contribuito alla sconfitta e al successivo sfondamento delle linee da parte delle forze degli Imperi Centrali, causando una ritirata, di oltre centocinquanta chilometri, da parte dell’Esercito Italiano fino ad attestarsi sulla linea del Piave.

In questo frangente, il Regio Esercito Italiano è stato allo sbando, ma in queste circostanze critiche non sono mancati esempi di eroismo, coraggio e amor patrio. Nei pressi di Pozzuolo, Paradiso, Pocenia e Teor i Cavalleggeri della II^ Brigata hanno opposto resistenza al nemico, terminando i combattimenti una volta permesso alla II^ e III^ Armata del Duca d’Aosta di ritirarsi oltre il Tagliamento per attestarsi sul Piave.

Durante la condotta delle operazioni sul fronte del Piave, l’Esercito Italiano è stato affidato al Generale Armando Diaz, succeduto al Generale Cadorna. Il nuovo Capo dell’Esercito ha avuto una visione della guerra molto più realista rispetto a quella del predecessore, grazie alla sua esperienza vissuta sui campi di battaglia del Carso. Ha decentrato molti compiti ai propri subalterni in modo da calibrare lo sforzo, concentrandosi in modo efficace nella propria funzione di controllo. Ha riorganizzato il Comando Supremo favorendo la cooperazione che ha portato ad un miglioramento delle condizioni dei soldati. Con questi nuovi presupposti ha condotto l’Esercito Italiano a contrastare l’avanzata del nemico dal novembre 1917 all’ottobre del 1918 conseguendo la vittoria nella Battaglia di Vittorio Veneto.

La Prima Guerra Mondiale è stato il primo conflitto con un elevato livello di meccanizzazione e di sviluppo tecnologico, che ha favorito la creazione di armi sempre più potenti e dove, seppur parziale, c’è stato un coinvolgimento della popolazione civile. È stata, altresì, la prima grande occasione che ha visto l’impiego dei soldati provenienti da ogni parte della Nazione, contribuendo così a creare uno spirito nazionale più forte e concreto. Una maggiore unione e un più importante coinvolgimento da parte di tutti questi giovani si è, sicuramente, avuto dopo la crisi di Caporetto. Questo sentimento generale è stato un importante collante che ha permesso di arrivare vittoriosi al novembre 1918.

Il significato vero di questa giornata è la vittoria di tutti gli italiani, prima di tutto sulle proprie paure e su sé stessi, quelli stessi sentimenti negativi che hanno portato, in quell’ottobre del 1917, ad un simile crollo, e di conseguenza è la vittoria sull’Austria-Ungheria che ne è derivata. Il moto di orgoglio e lo sforzo che hanno permesso tutto ciò, si possono assaporare nel bollettino della Vittoria del Generale Diaz: «La guerra contro l’Austria-Ungheria che iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta per quarantuno mesi, è vinta. …. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza» ; e nell’Ordine Militare di Savoia concesso all’Arma di Fanteria e ad ogni Reggimento di Fanteria del Regio Esercito Italiano «Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea e nell’aspra battaglia, conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d’Italia».

In epoca moderna tale ricorrenza è stata, anche, chiamata ‘Giornata dell’Unità d’Italia’, in quanto, con la conclusione della Prima Guerra Mondiale, definita, altresì, ‘Quarta Guerra di Indipendenza’, è terminata, idealmente, l’opera risorgimentale dell’Unificazione nazionale, iniziata, concretamente, con le tre Guerre di Indipendenza del XIX secolo. Un simbolo riconducibile all’unificazione nazionale che ha avuto un’attinenza con questi quattro conflitti è la Medaglia dell’Unità d’Italia che non è altro che una onorificenza commemorativa del Risorgimento italiano concessa, dai sovrani italiani, a tutti i combattenti delle guerre di indipendenza e di quella mondiale 1915-1918.
Per il conseguimento di questo traguardo non possiamo non considerare il sacrificio di patrioti irredentisti come Nazario Sauro, Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi; i quali hanno sacrificato la loro vita pur di far annettere i loro territori all’Italia, essendo, in quel preciso periodo storico, cittadini dell’Impero Austro-Ungarico. Questa loro posizione gli è costata la condanna a morte per alto tradimento.

Non poteva che non essere considerata, ulteriormente, giornata delle Forze Armate, in quanto, tali istituzioni militari hanno contribuito con tutto il loro sacrificio al vittorioso compimento dell’Unificazione Nazionale e a far sviluppare quel forte sentimento di amor patrio frutto dell’intima convinzione e degli estremi sacrifici sofferti. Le Forze Armate in qualsiasi tempo sono state un’importante espressione di dedizione, nobili ideali e dell’espressione autentica di una nazione e di un intero popolo.

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