martedì, Agosto 4

Quei tassi che sussurrano la crescita Analisi del rialzo dei tassi d’interesse a lungo termine del mercato obbligazionario con Giuseppe Torluccio

0

Nelle ultime settimane i tassi decennali tedeschi e americani sono saliti, ritornando a livelli rispettivamente dello 0,59% e del 2,57%. Secondo il Weekly Market Review degli esperti di Amundi si prevede che i tassi a lungo termine continueranno a salire anche nel 2018 e questo, sostanzialmente, essi ritengono che sia dovuto a quattro fattori. Innanzitutto, l’adozione della riforma fiscale in USA, a metà dicembre, che ha favorito le stime di una crescita più consistente nel 2018 e nel 2019 e, nel contempo, un deficit fiscale più alto; inoltre, la previsione di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve (FED). Il secondo fattore riguarda il lieve calo degli acquisti da parte della Bank of Japan (BoJ): elemento che, assieme al disimpegno della BCE all’acquisto netto di obbligazioni sul mercato, ha persuaso gli operatori che la politica monetaria diventerà meno conciliante. Il terzo elemento riguarda la probabilità che le autorità della Cina, il maggior detentore del debito americano, stiano pensando di diminuire l’acquisto dei Treasury USA. Infine, il quarto fattore attiene al costante rialzo del prezzo del petrolio che ha impresso un rialzo alle aspettative d’inflazione.

Secondo nostre fonti riguardanti la situazione economico-finanziaria  a livello mondiale, l’umore sui mercati resta di cauto ottimismo nonostante alcune incertezze che attengono ai titoli governativi.  In Europa, i dati sulla produzione industriale di novembre sono stati positivi nella maggior parte degli Stati membri. La crescita delle vendite al dettaglio, nell’Eurozona, è pari al 2,8% su base annua. Questo trend positivo, benché  non abbia avuto effetti sull’inflazione, non ha tuttavia impedito alla Banca Centrale Europea (BCE) di adottare un atteggiamento più incline al rigore.  I dati macroeconomici di fine anno promettono bene per il 2018.  Dalle minute delle ultime riunioni della BCE è emerso che essa abbia intenzione di ridimensionare l’alleggerimento quantitavo (quantitative easing) come strumento di politica monetaria per favorire la comunicazione dei futuri movimenti che interessano i tassi d’interesse. La Banca Centrale sembra, dunque, accennare ad un ritorno alla politica monetaria tradizionale’.

Per comprendere gli effetti di queste intenzioni da parte della BCE e le ripercussioni che possano avere nello scenario europeo e nel nostro Paese, anche in vista delle prossime elezioni, abbiamo intervistato Giuseppe Torluccio, Professore di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Finanza, Intermediari e Mercati.  

Sui mercati obbligazionari globali si è assistito la scorsa settimana a un momento di panico dopo l’annuncio della Banca centrale del Giappone di ridurre gli acquisti dei titoli di stato. Se incomincia a scarseggiare la liquidità anche da parte del mondo asiatico, e basta un solo annuncio a scatenare un mini terremoto globale, quant’è fragile realmente  l’equilibrio dei mercati finanziari?  È destinato a indebolirsi ulteriormente?

Innanzitutto, bisogna fare una differenza tra mercati azionari, obbligazionari e monetari perché le reazioni che questi mercati hanno di fronte a ‘effetti annunci’ su quelle che sono le attività sui tassi d’interesse sono diversificate. In primo luogo, un po’ di timore c’è sul mercato obbligazionario perché, ovviamente, un aumento dei tassi implica, per i titoli già presenti in portafoglio, una riduzione del valore di mercato. Coloro che intendono detenere i titoli fino a scadenza hanno una certezza del rendimento, coloro che invece potrebbero avere la necessità di liquidare i titoli prima della scadenza naturale sono naturalmente esposti al rischio di mercato. In questo caso, l’aumento dei tassi ha un effetto molto immediato sul prezzo: ossia, si ha un riduzione dei prezzi. Di conseguenza, chi venderà i titoli prima della scadenza, se i tassi aumentano, li rivenderà ad un prezzo più basso e quindi dovrà sopportare delle perdite. Chi, come dicevamo, deve detenerli fino a scadenza è insensibile a quanto avviene perché il valore del rimborso è certo. Questo sta, in un certo senso, dando liquidità anche ai mercati azionari perché coloro che si stanno spostando dall’obbligazionario –  preferendo il disinvestimento prima della scadenza – preferiscono investire in un mercato azionario che, da qualche anno, sta vivendo un momento felice in termini di rialzo. Questo alimenta ulteriormente la crescita sui mercati azionari. Poi, le reazioni sono pilotate anche da quello che è l’effetto annuncio. La BCE, per cercare di evitare un deflusso massiccio dall’obbligazionario, fa capire che anche una riduzione del quantitative easing non necessariamente implica un rialzo dei tassi. E, quindi, cerca di tenere calmi i mercati col monito di non uscire dal mercato obbligazionario  perché i tassi, comunque, non saliranno più di tanto.

Che impatto ha questo sulle famiglie?

Un minimo di tensione sui tassi a medio e lungo periodo, al rialzo, già si inizia a sentire e questo già si riflette sui mutui a tasso fisso che andavano ad incorporare anche i tassi di medio e lungo periodo. I mutui a tasso fisso con tassi fissi leggermente crescenti, che inglobano le aspettative future di un rialzo dei tassi, iniziano a risentire di qualche tensione al rialzo.

Quindi, in Europa, i recenti dati macroeconomici suggeriscono una fase di slancio, mentre la BCE si mostra meno accomodante. Abbiamo visto , come ha detto lei, che la BCE ha intenzione di ridimensionare il quantitative easing e quindi sembra voler accennare un ritorno alla politica monetaria tradizionale. Le ripercussioni di quest’annuncio sull’economia europea e in Italia, anche alla luce delle crisi politiche in Germania e Spagna come si rifletteranno a suo avviso?

Se succederà quello descritto da Draghi , ed è lo scenario più probabile, la riduzione del  quantitative easing non si rifletterà sul drastico aumento dei tassi. Se, invece, i tassi dovessero aumentare in mondo consistente, il governatore della BCE dice una cosa molto semplice, ossia che se i tassi aumentano in maniera consistente è perché l’economia è entrata in una fase forse troppo espansiva e, in un certo senso, è comunque una buona notizia perché indica che si è finalmente usciti da una fase recessiva, imperante da parecchi anni. E, quindi, è vero che  il rialzo dei tassi costringe chi si finanzia ad utilizzare tassi più alti, ma avviene perché l’economia sta andando meglio. Il quantitative easing vede una riduzione anche per una situazione abbastanza naturale: cioè non ci sono più titoli da acquistare e, quindi, riducendo la quantità di titoli interessati al quantitative easing non si tratta di una manovra così drastica. Se non c’è nulla da comprare, se ne compreranno un po’ di meno e non si avrà un effetto restrittivo. Quindi, aspettiamo che l’economia si riprenda come appariva dagli ultimi dati, che i tassi di medio e lungo periodo aumentino in modo graduale perché, francamente, non ci aspettiamo una ripresa così esplosiva da dover giustificare una frenata con rialzi di tassi. E’ una buona notizia questa? Noi pensiamo di sì. Si sta uscendo lentamente dalla recessione e l’impatto sui tassi dovrebbe essere, per così dire, accomodante e molto smussato e non un brusco rialzo dei tassi.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore