domenica, Luglio 5

Quei nonni che abbiamo perso, e non da oggi Chissà, se dopo questa brutta storia, i figli e i nipoti di tutto il mondo, avranno finalmente la forza e il coraggio di smettere di praticare rafting sulle rapide di una insana società che mentre fa sobbalzare i giovani, stende a terra miseramente i vecchi?

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La nostra specie si è evoluta anche grazie al fatto che padri e figli, nonni e nipoti, di generazione in generazione, hanno dedicato attenzione e tempo alla trasmissione delle loro memorie.

È con queste memorie che, passando da una mente all’altra, da un corpo all’altro, si manteneva in vita anche che ci aveva lasciato, si mantenevano in vita parole, emozioni, relazioni e dunque la storia, quella vera, quella vissuta con le voci, gli sguardi, le carezze, i profumi, i sapori, i fatti.

Ma tutto questo accadeva tanti anni fa, in quelle generazioni che, senza neanche aver studiato molto, avevano piena coscienza della inscindibile relazione esistente fra il valore emotivo della famiglia e del valore storico della conoscenza che in essa si poteva maturare e si poteva trasmettere.

Dunque la famiglia, e specialmente i suoi anziani erano i maestri educatori-formatori perché in essi si poteva gustare e carpire il grande frutto dell’esperienza vissuta, alcune volte tragica, alcune volte esaltante, altre volte comune e altre ancora originale.

Si trattava di un vero e proprio rito, consistente nel travaso delle menti, in cui la mente-memoria matura ‘versava’ il proprio sapere verso tutte quelle menti fresche di vita, verso quelle giovani menti che sapevano che molto più tardi sarebbe spettato a loro questo importante compito basato sul principio dei vasi comunicati fra una memoria e l’altra.

Oggi i nostri anziani, anche se desidererebbero versare i loro importanti ricordi di vita, belli e brutti, purtroppo, per tante ragioni non possono farlo, molti li abbiamoparcheggiatinelle RSA, molti non possono essere ascoltati perché figli e nipoti non hanno più tempo, devono usare mani e piedi per non rischiare di ribaltarsi sull’insicuro gommone che ballonzola sulle rapide di una società sempre più incombente.

E così, noi tutti, con la misera scusa di essere stati trappati dalla vita famigliare, entreremo a far parte di quella vasta generazione priva della memoria storica dei nostri cari.

E per la stessa ragione, noi stessi ci priveremo del grande onore che ci spetterebbe nel momento in cui, qualora avessimo la fortuna di diventare anziani, di narrare ai nostri figli o ai nostri nipoti importanti frammenti della nostra vita, di quella del nostro nonno o della nostra nonna.

E magari oggi, di fronte alla tragedia umana, facciamo pure i genitori, i figli o i nipoti sensibilmente addolorati, recitiamo la commedia di quelli che sono stati privati anche dell’ultimo saluto dei nostri cari che ora davvero non potranno più versare il loro sapere nella nostra tanto scusata e scarsa memoria, perché i nonni e le nonne sono stati ormai ammutoliti dall’ultimo respiro.

Chissà, se dopo questa brutta storia, i figli e i nipoti di tutto il mondo, avranno finalmente la forza e il coraggio di smettere di praticare rafting sulle rapide di una insana società che mentre fa sobbalzare i giovani, stende a terra miseramente i vecchi?

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