mercoledì, Giugno 26

Quei migranti stavano affondando o no? Se la nave naviga e sta a galla non c’è norma di diritto interno o internazionale che consenta di avviare la nave, e chi ci sta sopra, altro che dove vuole andare, e in Libia non ci volevano andare

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Su un giornale non sospetto di antipatie per il movimento (non partito, mi raccomando!) a cinque stelle, a firma di D’Esposito e Massari, leggo, il 21 luglio scorso, «E a quel punto, per convincerli ad accettare il soccorso, è ormai prassi che i militari libici inizino le operazioni per affondare la barca».

Mi scuseranno i due giornalisti, ma il linguaggio, per uno come me che cerca di fare il giurista, è lievemente preoccupante, anzi, semplicemente ambiguo.

Dunque per «convincerli ad accettare il soccorso» … come dire che si immagina che il libico -per lo più, lo abbiamo visto, un brutale aguzzino- rivolto al naufrago, gli dica, che so: ‘buongiorno signore, avremmo qui una imbarcazione più comoda e fornita di tutti i confort, che ne dice di salirci invece di affogare lì?!’. ‘Il tè è pronto, ma per carità, faccia come vuole, lei è libero cittadino del mondo, noi, però, la vorremmo soccorrere, non ci negherà questo piacere’. A tutti, a cominciare da me, può scappare una frase infelice, sia chiaro, ma qui il mio senso dell’ironia, forse cinica, è invitato a nozze e, per di più, si fornisce una notizia, come dico, ambigua: non ‘fake’ (lo sa Iddio perché non si può più dire ‘falsa’) ma, ed è peggio, sbagliata e incompleta.

Infatti, vi sono due letture possibili di quella frase, e qui già siamo fuori dei limiti della verità e precisione giornalistica: a) si tratta di gente che sta affogando o la cui barca sta affondando; b) si tratta di gente su una barca diretta da qualche parte, che non sta affondando.

‘Gente’ non ‘migranti’, perché quest’ultima è una eventuale ‘qualità’ specifica di una persona e non una caratteristica etnica.

Comunque, mi sembra evidente la profonda diversità delle situazioni, ma anche la pesante sottovalutazione delle conseguenze, non solo di quelle affermazioni ma di quei fatti.

Nel primo caso, la gente sta per affogare e quindi è indispensabile trarla in salvo, e io sfido chiunque ad indicarmi una persona che sta affogando e che a quello che cerca di tirarlo via dall’acqua, si ribelli, rifiuti di essere salvato, ponga delle condizioni, a parte il tono più o meno cortese e rispettoso dell’aspirante salvatore. Certamente, ci sono mille sfumature possibili in quella situazione: la barca sta per affondare, si sta capovolgendo, si è capovolta, si sta sgonfiando, ecc., ma, insomma, sono situazioni di evidente emergenza, emergenza reale. Può anche darsi che qualche matto cerchi di rifiutare il ‘soccorso’, così come può darsi il caso che il soccorritore eserciti tutte le buone maniere che ha imparato a Eton per ‘convincerlo’, ma se non ci riesce che fa? Attenzione: io sono un giurista, un banale semplice privo di fantasia giurista di seconda scelta, ma la decisione non è facilissima anche se quasi certa. Perché deve partire da un presupposto: quella persona ha diritto a non essere soccorsa per essere portata in Libia: ne è appena partita evidentemente perché non ci si trova bene. È chiaro che si crea un conflitto di diritti e doveri: un classico per noi giuristi e per i legulei in genere. C’è il dovere di salvare; il diritto ad essere salvato; il diritto a non essere portato dove non si vuole andare; il divieto di portare una persona là dove può subire danni fisici, maltrattamenti, costrizioni politiche, ecc. (il refoulement); l’obbligo del salvatore di portare quella persona al centro di comando da cui dipende; ecc.

Questo, appena descritto, è il tipo di problemi cui si trova di fronte un giurista, un giurista vero e quindi in questo caso non un leguleio, che ad una situazione del genere deve dare una risposta, ma specialmente, rispetto alla quale deve chiedere ed ottenere dai politici (non dai politicanti, sarebbe inutile) soluzione e sostegno, anche se qui la soluzione è banale nella sua rigida semplicità. Primo e primi i diritti individuali: il diritto alla vita, alla sicurezza, alla salute delle persone, sissignore, persone perché quelle sono persone; e poi quello della sicurezza dello Stato, ecc. La politica, se ci fosse, dovrebbe intervenire (e sarebbe grande politica) proprio per coordinare e garantire che quella scansione di diritti e obblighi sia realizzata. Scansione, non esclusione.

C’è l’altra ipotesi cui accennavo sopra: quella di persone dirette altrove dalla Libia, su una barca che non sta affondando: magari è brutta, malandata, sta a galla per miracolo, è guidata da un timoniere folle, ma è in navigazione per sua forza. A proposito, lo dico incidentalmente, ma i clandestinidella barca bloccata dalla marina italiana e i cui passeggeri sono stati trasbordati su una nave pubblica italiana e una di Frontex (che poi non essendo uno Stato non ha la titolarità di navi e quindi di bandiere, ma lasciamo stare) e che poi dopo alcuni giorni di allegro galleggiamento sono stati portati a terra per essere in parte affidati a questo e a quello Stato (sempre che ciò avvenga effettivamente), quei migranti erano su una barca capace di navigare? Perché, se così fosse, il professore di diritto dovrebbe sapere che siamo prossimi ad un atto di pirateria vera e propria.   

Pirateria a parte, insomma, se la nave naviga e sta a galla non c’è norma di diritto interno o di diritto internazionale che consenta di avviare la nave, e chi ci sta su, altro che dove vuole andare, salvi i necessari permessi di approdo ovviamente, e se una parte di quei passeggeri viene fermata e inviata, ‘manu militari’, in giro per l’Europa, lo dico da giurista, siamo ai limiti, anzi, oltre i limiti della deportazione, o, più banalmente ma concretamente, del sequestro di persona. Non vorrei fare la parte della Cassandra petulante, ma questa è roba da Corte Penale internazionale. E, dinanzi a quel Tribunale (il cui statuto fu firmato con grande solennità a … Roma!), possono essere trascinati i responsabili governativi e militari dello Stato, non ‘solo’ lo Stato.

Mi turberebbe, diciamo la verità (?), se il Ministro Salvini, mentre è lì, impegnato in una aula di Tribunale per perorare la sua querela per diffamazione a Saviano, venisse arrestato dai Carabinieri, e condotto all’Aja, magari nella cella di Milosevic!

Una chiosa si impone. La nostra marineria pubblica e privata, i nostri uomini di mare, coperti finora da millenni di gloria e rispetto, vengono oggi accusati dell’accusa più infamante per un uomo di mare: avere lasciato uomini a morire in mare, non importa dove, come e quando, anche il Papa lo ha detto testualmente ieri. E la pigolante replica di «non essere stati coinvolti», nell’aggravare l’infamante accusa, dichiara, stupidamente, che il Mediterraneo, dopo due millenni, non è più ‘mare nostrum’.

Bravi, onorevoli Salvini, Toninelli, Di Maio e illustre professore di diritto! Merita di essere riportata la ‘giustificazione’ della Guardia Costiera: «La Guardia costiera non è mai stata coinvolta nel soccorso al gommone ritrovato successivamente». Leggete bene: «non è stata coinvolta»ma non siamo noi quelli che coordinano tutte le operazioni nel Mediterraneo centrale? Onorevole Senatore Gregorio De Falco (M5S), che fa, le manca la voce o parla solo per telefono? E intanto il ‘Governo’, attraverso il Ministro Toninelli, ovviamente via Twitter, afferma: «Open Arms sbaglia obiettivo. Italia è esempio nel Mediterraneo per umanità efficienza soccorsi. Parlano i numeri», ormai, con dolente ironia, quelli dei morti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.