venerdì, Novembre 15

Quegli ebrei che non vogliono Israele A quasi settant’anni dalla creazione di Israele, andiamo ad analizzare quella parte del mondo ebraico che contesta, da posizioni diverse, lo Stato d’Israele

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Il 14 maggio si celebrerà l’anniversario della creazione dello Stato di Israele e i settanta anni da quel giorno verranno festeggiati da tutto il mondo ebraico. O meglio, quasi tutto. Perché, osservando meglio nella complessità, si ritrovano sempre delle sorprendenti eccezioni. Stiamo parlando, infatti, di quel composito gruppo di ebrei antisionisti che da sempre si oppongono alla presenza israeliana in Terra Santa, partendo da punti di vista spesso molto diversi fra loro. C’è chi infatti sostiene la legittimità della presenza palestinese dove oggi risiede lo Stato israeliano, battendosi per il ritorno del popolo di Palestina nelle zone che gli appartenevano; c’è poi un gruppo di ebrei ultra-ortodossi che rifiuta la creazione di Israele per ragioni legate all’interpretazione dei Testi Sacri. Ma andiamo con ordine.

A capo del primo, quello con una prospettiva più ‘di sinistra’, c’è l’International Jewish Anti-Zionist Network (IJAN), un’organizzazione che coordina il movimento antisionista a livello internazionale. Sostiene l’emancipazione del popolo palestinese e auspica il ritorno dei rifugiati in quello che ritengono essere un territorio usurpato dagli israeliani. Parlano apertamente di ‘colonizzazione’: infatti leggono le vicende che hanno portato alla nascita dello Stato d’Israele come un modo in cui si espresse il colonialismo occidentale nel corso del XX secolo. Per citare le parole espresse nella pagina di presentazione del proprio sito web: «Ci opponiamo allo sfruttamento e allo svilimento delle storie della persecuzione del popolo ebraico per giustificare l’ingiustificabile: la colonizzazione della Palestina e la pulizia etnica dei Palestinesi, il furto della loro terra e la distruzione delle loro famiglie, comunità e stili di vita». Vogliono porre fine a quella che chiamano ‘apartheid israeliana’, tanto che auspicano allo Stato di Israele di rimanere isolato sul piano internazionale, così come accadde al Sudafrica negli anni in cui la segregazione razziale era legge. Stando alle loro analisi, infatti, l’opinione pubblica mondiale starebbe progressivamente facendo mancare il proprio sostegno alla causa israeliana: gli stessi giovani dello Stato della Stella di David iniziano a rifiutare di dare il proprio sostegno alla propria nazione, rifiutando, quando possibile, la leva militare, mentre aumenta la simpatia internazionale per i palestinesi. In questo senso, si colloca la collaborazione di IJAN con molte realtà che promuovono la causa della Palestina, come i catalani di JUNTS, un’associazione composta da ebrei e da palestinesi uniti (da cui il nome ‘junts’, che in catalano significa ‘insieme’) e che si pone l’obiettivo di contrastare il sionismo. Inoltre, ritengono che il sionismo sia, a tutti gli effetti, antisemita: vittime della presenza israeliana sarebbero, infatti, anche quegli ebrei (i mizrahi) che abitavano i territori della Palestina già secoli prima che nascesse lo Stato d’Israele. I mizrahi, più poveri e meno ‘bianchi’, verrebbero discriminati dal razzismo dello Stato israeliano, a detta dell’IJAN. La fine del sionismo sarebbe la fine della guerra in Palestina. Dichiaratamente antimperialista e antimilitarista, lo IJAN è composto da persone provenienti da tutto il mondo, che hanno in comune solo l’appartenenza al mondo ebraico e una comune lettura storica e sociale: l’aspetto religioso è lasciato alla sensibilità del singolo membro. L’antisionismo è, per loro, un comune indirizzo politico, non un’identità.

Se i primi escludono le questioni religiose dalla propria visione antisionistica, i Neturei Karta sono di diverso avviso. I ‘Guardiani della Città’ – questo significa il loro nome – si oppongono alla presenza dello Stato d’Israele poiché ritengono che la sua istituzione vada contro i dettami del Talmud e della Torah. I Testi Sacri, infatti, sostengono che la creazione di uno Stato ebraico dovrà essere opera di un Messia e non dell’uomo: pertanto, i sionisti starebbero compiendo qualcosa di contrario rispetto alla volontà divina. Stando alla tradizione ebraica, infatti, il Popolo Eletto fu costretto all’esilio (la Diaspora) da Dio, per i peccati commessi: porre rimedio alla decisione divina con mezzi umani è un’offesa alla volontà di Dio. Gli ebrei devono limitarsi a pregare, meditare e aspettare la venuta del Messia. I Naturei Karta nascono nel 1938, da una frangia di un altro gruppo antisionista (Agudat Yisrael), ritenuto però dai fondatori dei ‘Guardiani della Città’ troppo morbidi. Si sono sempre opposti in ogni modo a Israele, arrivando anche a manifestare a sostegno della Palestina, ritenuto lo Stato legittimo: organizzarono veglie di preghiera per Yasser Arafat, fra le vive proteste del mondo ebraico. D’altronde, non era la prima volta che i Neturei Karta mostravano vicinanza al leader dell’OLP: Mosche Hirsch, al tempo leader del gruppo, collaborò come ministro nel governo di Arafat. Addirittura, furono invitati da Mahmoud Ahmadinejad, ai tempi Presidente iraniano, a Teheran, nel 2006, per partecipare a una Conferenza sulla rivalutazione dell’Olocausto. Infatti, pur non negando l’esistenza dell’Olocausto – di cui il proprio fondatore, Amram Blau fu una vittima – rifiutano quello che ritengono l’uso politico che i movimenti sionisti ne fanno: secondo loro, infatti, Israele farebbe uso di quella tragedia per portare avanti le proprie politiche discriminatorie e repressive. Non deve quindi sorprendere il fatto che i Neturei Karta siano isolati dal resto delle comunità ebraica.

Il mondo dell’antisionismo ebraico è composito ed è difficile tratteggiarne tutti gli aspetti in maniera esaustiva. Resta ora da vedere quali iniziative verranno prese, dalle  in occasione del settantesimo anniversario della nascita di Israele.

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