sabato, Ottobre 24

Quasi il 100% degli italiani trascorre le vacanze estive in Italia Il settore dell'ospitalità è uno dei settori più duramente colpiti dalla pandemia, con i vacanzieri italiani che riscoprono il turismo nostrano e di prossimità

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È risaputo che l’Italia è una destinazione turistica di eccellenza per il mondo intero, che da lunghissimo tempo ne ama l’arte, la cultura, i monumenti, la varietà di paesaggi così diversi in un territorio relativamente piccolo e il buon cibo. Tanti punti forti che economicamente sono in grado di generare oltre il 10% del Pil nazionale, senza essere una nazione famosa per essere meta di turismo sessuale.

Il solo comparto ricettivo alberghiero prevede di perdere 350 mila posti tra i lavoratori stagionali, il 20% delle strutture rischia di chiudere e comunque molte non sono state capaci di essere pronte in tempo per sfruttare la parte residua della stagione post lockdown per adempiere a tutte le misure anticontagio necessarie. Per questo i gestori degli hotel e delle loro associazioni di categoria hanno chiesto a gran voce, quale prima forma di aiuto prioritaria per la sopravvivenza aziendale, che il Governo estendesse la cassa integrazione almeno fino a dicembre del 2020.

L’osservatorio del Centro Studi di Federalberghi (Federazione delle Associazioni Italiane Alberghi e Turismo) ha messo in luce dati preoccupanti, con un calo dell’80% delle presenze già nel mese di giugno e una forte contrazione degli arrivi dall’estero. Anche il mercato interno nello stesso periodo segnava un -67,2%, che però verosimilmente dovrebbe essere mitigato dall’impulso proveniente dal Bonus vacanze.

Sul fronte fiscale e normativo almeno il prolungamento della cassa integrazione generale ha dato un qualche sollievo alle imprese dell’industria dell’ospitalità, però gli operatori auspicavano anche altro nel ‘Decreto agosto’. In prima battuta un maggiore credito d’imposta sulla rata della IMU per le tante realtà in sofferenza, come anche una maggiore attenzione per i centri che vivevano di turismo straniero: considerando la drastica riduzione del incoming di circa due terzi, con punte di oltre il 90%, non è sbagliato parlare di un rischio di spopolamento per i piccoli centri. È chiaro che dove il business del turismo costituiva il pilone portante dell’economia locale, coloro che lavoravano in questo indotto saranno costretti a cercare un impiego altrove se non a trasferirsi definitivamente.

Senza il bisogno di andare ad indagare su borghi passati all’onore delle cronache per aver messo all’asta case disabitate a prezzi simbolici pur di attrarre nuovi residenti, è sufficiente guardare a celeberrimi centri per il turismo marittimo e balneare. È il caso di Sorrento, che ospita ogni anno 2,4 milioni di presenze straniere, pari all’88% del totale, Stresa (480 mila presenze straniere, 85% del totale), Taormina (900 mila, 84% del totale). A ruota seguirebbero anche altre filiere importanti e strategiche, come l’abbigliamento e le calzature da mare, il commercio dei souvenir e la produzione e vendita della cosmesi per l’estate. Quest’ultima – a quanto riportano da ‘SUPERBELLE.it‘ – costituisce una delle eccellenze italiane che esce indenne, se non addirittura rafforzata, dall’esperienza del lockdown: le previsioni del settore dei beni di lusso che danno una perdita compresa tra il 20 e il 30% per quest’anno, dicono che il settore cosmetico non si è mai fermato con l’aiuto del commercio elettronico (aumenti che hanno toccato il 90%) pur se i consumatori hanno cambiato talune  abitudini di acquisto (ad esempio meno rossetti e profumi, in particolare per quelli più  apprezzati dai turisti stranieri).

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