lunedì, Agosto 3

Quanto costano gli uragani? sempre di più e a causa nostra Gli uragani oggi causano circa 28 miliardi di dollari all’anno a livello nazionale, costi destinati a salire del 40% entro il 2075

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Dopo aver portato morte e devastazione nei Caraibi, nelle isole Vergini britanniche, nel nord delle Antille, Irma, quello che già è considerato tra gli uragani peggiori del secolo, definito dal Sindaco di Miami ‘nucleare’, si sta dirigendo verso le coste della Florida e Cuba, atteso per il fine settimana, in pericolo anche tutto il Sud-Est degli Stati Uniti, in particolare Georgia, Carolina del Nord e Caroline del Sud.
L’uragano Irma «sarà realmente devastante» quando arriverà sulle coste della Florida, ha detto Brock Long, capo della Fema, la Protezione civile Usa.
Gli Stati Uniti sono stati colpiti da un uragano di categoria 5 -come Irma- solo tre volte dal 1851, ha affermato Long, sottolineando che la maggior parte della popolazione esposta non ha nessuna esperienza di un fenomeno così devastante. L’uragano Irma è il più potente che abbia mai minacciato la Florida dopo Andrew, nel 1992. I suoi venti soffiano tra i 280 km/h e i 296 km/h.

Le autorità Usa hanno ordinato l’evacuazione obbligatoria delle coste di Florida e Georgia, due centrali nucleari in Florida, Turkey Point e St. Lucie, saranno chiuse perchè sulla traiettoria del devastante uragano che è previsto arrivi con venti a 300 chilometri orari. Le autorità cubane hanno evacuato oltre 36.000 turisti stranieri dalle costa orientale, dichiarato lo stato di emergenza e sospeso i voli.

L’area, poi, potrebbe a giorni essere colpita da altri due uragani: José, che dal centro dell’Atlantico viaggia verso i Caraibi sulla scia di Irma e si sta rafforzando con il passare delle ore -ora è a categoria 3 su un massimo di 5 della scala Saffir-Simpson- e Katia, che rischia di investire lo Stato messicano di Veracruz.

Tra qualche giorno si faranno i bilanci dei danni e saranno certamente cifre esorbitanti. L’uragano Harvey, che ha colpito il Texas a fine agosto, si stima abbia lasciato danni per 180 miliardi di dollari. Ieri il Senato americano ha approvato un paccheto di aiuti per un totale di 15,25 miliardi di dollari non solo per i danni provocati dall’uragano Harvey, che ha ucciso 47 persone, ma anche per finanziare adeguatamente la protezione civile Usa, la Fema, per i prossimi uragani come il appunto Irma.Il giorno prima la Camera ne aveva approvato stanziamenti per 7,85 miliardi sono per Harvey.

L’uragano che in questi giorni viene ricordato come il precedente più grave a memoria d’uomo, ovvero Andrew, che colpì la Florida nel 1992, uccidendo 65 persone e distruggendo 63.000 case, provocò danni per 26,5 miliardi di dollari. Ebbene, secondo ‘The New York Times, «se un uragano di simili dimensioni dovesse colpire oggi la Florida nello stesso punto, sarebbe molto più catastrofico, causando danni sull’ordine di 100 miliardi di dollari», sostiene il quotidiano richiamando un’analisi recente di Swiss Re, società di riassicurazione, e ciò malgrado la Florida del sud abbia rafforzato le norme legate alla realizzazione di nuove costruzioni. Il motivo è semplice: la Florida (in particolare nelle zone centrali e a sud) è cresciuta sia in termini di popolazione sia in termini di urbanizzazione e, dunque, nuove costruzioni ad un ritmo ‘mozzafiato’ dal 1990, la popolazione è cresciuta in quell’area colpita da Andrew di 6 milioni di persone. «Scintillanti alti condomini continuano a germogliare lungo la spiaggia di Miami e altre zone costiere», «la Florida è esplosa negli ultimi 40 anni», ha dichiarato Megan Linkin, esperto della Swiss Re, e lo Stato sta affrontando il fatto che «il rapido sviluppo ha reso la sua costa molto più vulnerabile ai danni in caso di uragani».

Una dinamica simile riguarda un po’ tutti gli Stati, in particolare, oltre la Florida, la Louisiana e il Texas (Houston ha una popolazione 2,3 milioni di persone e ha fatto registrare un incremento del 40% dal 1990). Nel 2016, l’Ufficio del bilancio del Congresso (CBO) ha stimato che gli uragani attualmente causano circa 28 miliardi di dollari all’anno a livello nazionale. Questi costi sono destinati a salire del 40% entro il 2075. Tale aumento proiettato, ha spiegato il CBO, è dovuto al fatto che il riscaldamento globale e l’aumento del livello del mare dovrebbero rendere più violenti gli uragani.
La metà di questo incremento dei costi dei danni causati dagli uragani sarà determinato all’aumento della popolazione americana che vivrà sulle coste -dagli attuali circa circa 1,2 milioni di americani che vivono in zone costiere a rischio di ‘danni sostanziali’ causati dagli uragani, ai 10 milioni nel 2075.

Gli analisti di Swiss Re, lavorando sui dati relativi a uragani del passato -quali l’uragano Donna del 1960, che ha causato circa 7,4 miliardi di danni in dollari odierni oggi causerebbe 46 miliardi di dollari di danni, il Grande Uragano di Miami del 1926 oggi determinerebbe più di 200 miliardi di dollari di danni colpendo Miami e Miami Beach- stimano che su 246 miliardi ben 14 miliardi di dollari di perdite non sarebbero coperti da assicurazioni, il che, come è chiaramente comprensibile, comprometterebbe lo sviluppo economico-sociale della Florida per diversi anni, ostacolando la sua capacità di ripresa e ricostruzione.

Gli esperti, dunque, ragionano, secondo il quotidiano, nell’ottica di danni per 100 miliardi di dollari, per affrontare i quali è indispensabile che intervengano politiche non solo atte ad affrontare i cambiamenti climatici, ma soprattutto a regolare lo sviluppo dell’urbanizzazione dei territori.

I danni causati dagli uragani non sarebbero così gravi se le persone, le infrastrutture e le comunità non fossero così tanto vulnerabili come si è potuto vedere essere il Texas in occasione dell’uragano Harvey di fine agosto, afferma Ilan Kelman, ricercatore sull’area riduzione dei rischi e delle catastrofi della University College London. Il cambiamento climatico sicuramente influisce sulla maggiore violenza degli uragani, ma se le persone così vulnerabili, sostiene Kelman, «se finiscono per mancare conoscenze, saggezza, capacità, connessioni sociali, sostegno o finanze per affrontare un evento ambientale standard come un uragano» non è per colpa del cambiamento climatico, piuttosto ciò accade perché la politica che regola l’urbanizzazione e regolamenti più restrittivi nella costruzione degli edifici in aree soggette a questo tipo di eventi naturali ha fallito. E’ la politica che ha creato queste vulnerabilità. Il Texas come la Florida sono aree soggette a uragani da sempre; l’uragano è un evento naturale, anche se potenzialmente modificato o aggravato dal cambiamento climatico, il disastro che fa seguito all’uragano, come è accaduto per Harvey, non è naturale ed è accaduto esclusivamente perché la società ha determinato la vulnerabilità del territorio, è stato interamente causato dalla società. Tanto è vero che, nota, Kelman, «poiché la vulnerabilità non è naturale, molti ricercatori di catastrofi evitano termini qualidisastro naturale’. I disastri che si producono nel contesto di un uragano non è ‘naturale’», ovvero inevitabile, causato dall’uragano, è causato solo esclusivamente dall’uomo.

Evitare il disastro è possibile invertendo le politiche che regolano l’urbanizzazione oggi, ma non solo. La prevenzione deve riguardare anche l’implementazione della copertura assicurativa e i meccanismi che regolano le assicurazioni in caso di uragani, unitamente a una maggiore diffusione della copertura favorita anche da prezzi più accessibili sia per le famiglie che per le imprese, la migliore diffusione dei servizi sociali, gli stanziamenti governativi per far fronte a situazioni che sempre meno avranno carattere dieccezionalità’.

Altro fattore da tenere in considerazione è quello culturale. Da ricerche condotte proprio in Texas pare che i residenti in zone costiere che pure dovrebbero essere abituati a questi fenomeni in realtà siano scarsamente ‘attrezzati’ mentalmente e culturalmente a percepirne la pericolosità e dunque a organizzarsi in termini di prevenzione e addirittura poi nell’imminenza stessa del rischio (gli ordini di evacuazione in molti casi non sono rispettati).

 

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