sabato, Dicembre 14

Quanto conta Conte? Dal Venezuela alla UE, il premier Conte non è in grado di controllare la politica estera, oltre a parlare della sua volontà di farlo, così ogni posizione italiana non può essere presa sul serio

0

Quanto conta Giuseppe Conte? questa è la domanda. La politica estera è, per così dire, una brutta bestia, da affrontare sapendo con esattezza oltre cosa si vuole ottenere, specialmente come si intende farlo: in politica spesso si deve ‘recitare a soggetto’, e chi lo sa fare ha un vantaggio sugli altri, ma gli obiettivi devono essere chiari, almeno a chi agisce, la cui azione deve sempre e comunque essere coerente e riconoscibile’, che vuol dire prevedibile. Non è un caso che, secondo molti osservatori, l’imprevedibilità di Trump, se pure può dare qualche vantaggio immediato agli USA, li rende inaffidabili. Uno Stato è una unità, visto dall’esterno, e quindi la sua voce deve essere unica e chiara, ma ripeto prevedibile, cioè coerente.

Di recente, il Presidente del Consiglio italiano (verso il quale io, confesso, continuo ad avere poca stima) dopo gli incontri di Davos ha cercato di spiegare la propria linea, premettendo, ed è un bene, che quella è la ‘propria’ linea. Bene, se lo dice lui, va benissimo, ma dovrebbe anche essere reso evidente all’esterno.

In questo momento, nella nostra politica estera verso l’UE sono evidenti due problemi molto gravi. Il primo è quello del riequilibrio della nostra economia, e cioè della concretizzazione di quella politica di bilancio che l’UE ci contesta, ma alle cui contestazioni le risposte sono state a dir poco evasive.
Eppure il tema è centrale perché il timore di una parte dei Paesi europei è quello che un’Italia in sempre maggiori difficoltà di bilancio, porti danni all’intera Europa: il che è perfettamente legittimo temerlo, visto che siamo tutti partecipi di una moneta unica.
Ciò, però, richiede una presenza politica attiva e collaborativa con i Paesi europei, e non solo con l’Europa come istituzione, ma una politica chiara. Affermare semplicemente che noi siamo per un allentamento delle regole di bilancio è, nonché inutile, suicida: è il terrore (letteralmente) di molti Paesi. Se non si hanno delle proposte concerete e operative non c’è dialogo.
E il dialogo diminuisce ancora di più se si aggiungono le continue aggressioni sprezzanti di nostri politicanti tutti presi dall’insulto a questo o a quello, e da pretese irricevibili in materia migratoria in mancanza di un accordo, che modifichi quello attualmente esistente. In questo, sorprende che non si sia colto il senso della affermazione, poi corretta, della Germania sul ritiro dall’operazione Sophia: è una proposta, anzi, una richiesta, di trattativa seria, che esca dagli insulti e dalle minacce, per passare alla concretizzazione di soluzioni praticabili e accettate, da parte specialmente, di Paesi che di tutto possono esser accusati, ma non di non avere accolto migranti!

In questo senso sorprende non poco che il Presidente si siaappartatocon la signora Angela Merkel per spiegarle in termini di politichetta interna, il perché degli attacchi continui di Di Maio & co., motivandoli con le difficoltà elettorali. Mi è parsa una grande ingenuità, perché di fatto, specie ad una come la signora Merkel, questo discorso appare come una dichiarazione di impotenza e quindi di inaffidabilità, prima, ma specialmente dopo le elezioni europee.

L’altro tema sul quale mi sembra che la politica estera italiana, e in particolare quella di questo Governo -posto che una ve ne sia, urla scomposte a parte- appare del tutto carente, è quello della partecipazione dell’Europa in quanto tale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Questo è un tema annoso, che va intanto collocato nella giusta prospettiva, perché altrimenti si rischia di non capire la dimensione del tema. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è l’organismo che dovrebbe garantire e tutelare la pace mondiale. ‘Dovrebbe’, perché, di fatto, non ci riesce molto, sostanzialmente a causa del fatto che le decisioni devono avere il voto concorde dei cinque Stati che sonoMembri Permanenti’ del Consiglio e che, con il loro voto contrario, possono impedire qualunque decisione. Ci sarebbe anche l’altro importante elemento, dato dal fatto che agire in certe circostanze implica l’uso della forza e sono pochissimi gli Stati disposti a mettere a disposizione i propri soldati, a meno che non abbiano interessi sostanziali nella specifica situazione.

Il tema del veto, cioè della possibilità per i cinque Stati di cui parlavo di bloccare le decisioni operative delle Nazioni Unite, è reso particolarmente significativo anche a causa del fatto che tra quei cinque Stati ce ne sono ben due europei (Francia e Gran Bretagna) in una situazione mondiale nella quale l’Europa non è più così importante come un tempo. Ciò determina, secondo me, due conseguenze. La prima è quella per cui è molto difficile immaginare che la situazione possa restare invariata se l’Europa in quanto tale non mostra di essere una entità almeno paragonabile, se non alla medesima altezza, di USA, Russia e Cina. E invece le sempre maggiori divisioni dell’Europa, la indeboliscono dal punto di vista politico, tanto più che, in ipotesi di una modifica della composizione del Consiglio di Sicurezza, oltre alle aspirazioni tedesche, sono molto forti quelle di altri grandi Stati, come l’India, il Brasile, eccetera.

Non a caso, tempo fa, fu proprio la diplomazia italiana quella che presentò un progetto che avrebbe consentito di avere per così dire un Consiglio di Sicurezza con membri dotati del diritto di vetoa rotazione. Proposta intelligente, ma, come al solito, al momento di spingerla al massimo, l’Italia praticamente la lasciò cadere.

L’obiettivo, in sostanza, per un Paese europeo dovrebbe essere quello di ottenere una rappresentanza dell’Europa in seno alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza in particolare. La Germania, da tempo, anche perché molto legata agli USA, cerca di farepassare una propria candidatura, non è una novità. Se di qualcosa doveva Conte parlare con la Merkel era proprio questo! È evidente, che una presenza della Germania come membro permanente del Consiglio di Sicurezza, conferirebbe alla Germania una forza enorme in Europa e scardinerebbe davvero l’unità europea a tutto vantaggio di un direttorio franco-tedesco. O almeno questa è stata da sempre la posizione italiana, che, non a caso, ha proposto una cosa molto diversa: un membro permanente europeo, che rappresenti l’Europa.
Addirittura si è anche pensato di chiedere alla Francia di trasformare il proprio seggio in un seggio europeo, stabilendo, ad esempio, che le decisioni siano assunte a livello europeo e la Francia le porti al Consiglio: ciò permetterebbe alla Francia di avere comunque sempre un proprio rappresentante al Consiglio, ma condizionato dalle decisioni europee, e quindi nell’interesse dell’Europa. Tutt’altro dalle urla scomposte e disinformate di Di Maio.

Temi molto importanti, sui quali si può agire e influire se si fa una politica estera seria, come dicevo prima.
Allo stato dei fatti, ogni posizione italiana non può essere presa sul serio, anche perché Conte non è assolutamente in grado di controllare la politica estera, oltre a parlare della sua volontà di farlo.
Una occasione clamorosa è stata la assunzione di una posizione europea anti-Maduro espressa dalla signora Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a nome dell’Europa. Posizione condivisa da Francia e Germania e … non Italia, se non con dichiarazioni e contro-dichiarazioni pasticciate. Come ho già detto questa posizione è illegittima dal punto di vista del diritto internazionale. Ma ragioniamo una volta nel nostro interesse, che è quello di contare in Europa e mostrare di saperlo fare. L’Italia, attraverso il Presidente, che invece ha taciuto (dimostrando così di non contare nulla), avrebbe potuto esprimere una posizione diversa da quella appiattita sulle pretese statunitensi, assumendosene la responsabilità, ma così obbligando la Mogherini a smorzare di molto i toni della sua dichiarazione, in presenza di una posizione decisa di un membro importante come l’Italia.
E invece, al solito, abbiamo lasciato che i due dioscuri si lanciassero siluri, lasciando così ad altri di fare la vera politica estera.
Da qui la domanda iniziale: ma quanto conta Conte?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.