giovedì, Aprile 2

Quando il Teatro era cibo, seduzione e biliardo Una curiosa Mostra alla Pergola di Firenze racconta mode e comportamenti dei frequentatori nel corso dei 300 anni di vita “pubblica” del primo teatro all’italiana. A colloquio con il curatore Gabriele Guagni

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Era il 22 giugno del  1718 quando il Teatro della Pergola di Firenze apriva le porte ai primi spettatori paganti che intendevano assistere al debutto dell’opera Scanderberg di Antonio Vivaldi, il prete rosso. Fino a quel momento, infatti, a partire dalla sua inaugurazione avvenuta nel 1657, il teatro aveva ospitato solo spettacoli e celebrazioni riservate alla corte medicea e ai suoi invitati. Del resto  aquesto fine era destinato il Teatro che  l’Accademia degli Immobili presieduta dal  Cardinale  Giovan Carlo de’ Medici aveva commissionato all’ architetto Ferdinando Tacca.

Ma circa 60 anni dopo avveniva anche in Firenze ciò che era già accaduto a Venezia ed in altri teatri: l’apertura al pubblico pagante, poiché il melodramma, nato proprio nella città del Fiore per iniziativa della Camerata de Bardi nel 1600 e  sviluppatosi con Claudio Monteverdi, stava diffondendosi a macchia d’olio in varie parti suscitando l’interesse delle classi nobili, ma anche della nascente  borghesia. Da quella sera, in cui il pubblico pagante potè  inoltrarsi in platea e nei palchi  ‘sovrapposti’ ( era il primo teatro italiano ad essersi dato  di questa forma ovale  elegante  e funzionale),  per assistere al debutto di quest’opera di carattere storico, dedicata   al principe albanese  Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, l’eroe nazionale che animò la resistenza dei principi e del popolo albanese contro l’avanzata dei turco-ottomani verso l’Europa, la Pergola ha visto la presenza di un pubblico sempre più vasto, diversificato anche nei comportamenti. Per oltre  300anni. E’ proprio a questo pubblico, e al suo rapporto con  il Teatro e a ciò che vi si rappresentava, che è dedicata la Mostra nelle Sale al primo piano del celebre Teatro, dal titolo, ‘Il Teatro della Pergola ed il suo pubblico’, che resterà aperta fino al  prossimo 5 aprile.  Gabriele Guagni, ne è il curatore.

Ma che tipo di pubblico  – chiedo a Gabriele – cominciò a frequentare il teatro e quali i  suoi comportamenti?

Premesso che il teatro della Pergola si è proposto fin dall’inizio come un teatro d’èlite, per lunghi anni è stato frequentato da nobili. La media borghesia vi è arrivata dopo nell’800. L’evento del giugno del 1718 ha segnato una svolta nella vita di questa istituzione, come in tante altre, che doveva essere in qualche modo ricordata, ripensata, rivisitata. Perciò, piuttosto che seguire il filo degli eventi teatrali che ne hanno caratterizzato il cammino, abbiamo ritenuto utile porre la nostra attenzione sul modo con cui veniva vissuto  questo ‘luogo sociale’ dai suoi frequentatori. Abbiamo inteso rendere omaggio all’elemento indispensabile dello spettacolo, lo spettatore, raccontando la sua evoluzione nel corso del tempo (con uno sguardo anche al futuro). All’interno del percorso espositivo il visitatore avrà l’occasione di scoprire le curiosità e gli aneddoti, le mode e le (cattive) abitudini del pubblico che frequentava il teatro fiorentino attraverso i documenti dell’archivio storico dell’Accademia degli Immobili, i costumi del Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola, le immagini d’epoca dell’Archivio Storico Foto Locchi, le illustrazioni di Francesco Zorzi e le installazioni multimediali di Space Spa.

E quali erano le abitudini, buone e meno buone, dei frequentatori?  Che idea ne ricaviamo di un luogo simile?

L’idea che ne ricaviamo è di un uso del teatro del tutto diverso rispetto a   quello che poi è diventato. Allora era un luogo sociale di ritrovo, dove si praticava il gioco del biliardo, spesso anche il gioco d’azzardo, si mangiava, si flertava, ognuno faceva i propri comodi nello spazio, riservato dei palchi…anche rumorosamente.

Durante gli spettacoli?

Sì, anche durante lo svolgimento delle opere, dei concerti, delle varie esibizioni.

E i biliardi dove si trovavano?

Nella sala d’ingresso, che è assai grande….le porte d’accesso non erano così grandi, anzi piuttosto anguste….quindi si aveva una vera e propria sale da biliardo…abbiamo cercato di raccontare questa realtà attraverso documenti d’archivio, oggetti varie e un video che abbiamo girato….tra gli oggetti sottolineo i binocoli usati soprattutto dagli uomini sia per dare un’occhiata a ciò che avveniva sul palco che per ammirare le dame e fanciulle presenti…le quali avevano immancabilmente il ventaglio,  usato come arma di protezione, ma soprattutto di seduzione…. Quest’andazzo andò avanti per anni, tant’è che fu adottato ad un certo punto un Galateo dei Teatri, con le regole da seguire per comportamenti più dignitosi e rispettosi anche degli spettacoli che si svolgevano…ciò però, non impediva, anche ad un pubblico “ nobile” come quello fiorentino, di manifestare  con fischi e mormorii il proprio disappunto quando  lo spettacolo o l’esibizione dei singoli interpreti non erano graditi.

Quest’andazzo durò  molto tempo?  

Sì, abbastanza a lungo, tieni conto che nel ‘900, cui la Mostra dedica la 2 parte, arricchita da foto dell’Archivio Locchi, da documenti originali, manifesti, biglietti, costumi, maschere,  il Teatro ospitava eventi di vario tipo e non soltanto opere liriche e commedie teatrali: come gare di pattinaggio, sfilate di moda, incontri di pugilatoveglioni e le feste di Carnevale.   Proprio per meglio descrivere la funzione che nel corso dei secoli  ha  avuto La Pergola,  tutti i mercoledì ci saranno conferenze e incontri dedicati rispettivamente al  ‘600 a teatro, al’ 700, all’800 e al ‘900.

Il Settecento e l’Ottocento sono stati i secoli della grande esplosione della lirica, avvenuta  in tutta Europa, che alla Pergola si alternava alle commedie, divenute poi l’elemento più caratterizzante, insieme alla conquista  di un pubblico più vasto, meno elitario.  Ma la novità del ‘900  qual è stata alla Pergola?

La ricerca di un pubblico fisso, di abbonati: questo il miracolo  che il compianto Alfonso Spadoni, storico direttore del teatro, è riuscito a compiere, e lungo quella strada da lui aperta, il teatro  si è incamminato, ampliando l’offerta ed estendendo e consolidando il  rapporto col proprio pubblico, che resta comunque un pubblico colto ed elegante, competente ed attento a tutto ciò che avviene nella vita del Teatro stesso, lo testimoniano non solo il ricco calendario di spettacoli, ma anche le Mostre sui laboratori teatrali, il materiale d’archivio, gli spettacoli che  hanno come “teatro” l’intera cittadella della Pergola, che custodisce  un grande patrimonio  di cultura, d’arte, di storia che  la Direzione di Marco Giorgetti,  sta portando al suo massimo sviluppo.

Gabriele Guagni dopo averci descritto i contenuti di questa Mostra davvero particolare,  il cui focus non è la scena ma lo spettatore, ha accennato alla ‘cittadella’ della Pergola. Il Teatro, infatti, che dal 1657 occupa un intero palazzo nell’omonima via che prende il nome  da un pergolato preesistente, e che inizialmente aveva una struttura lignea, ha subito nei secoli  vari rifacimenti e ristrutturazioni. Ha una vita sotterranea, con una strada dove arrivavano le carrozze dei visitatori,  stanze e laboratori per macchinisti operai  sarte  costumisti e attori. Si può dire che la grande magia di un teatro non abita solo sul palcoscenico, come un corpo biologico, il teatro vive in ogni momento soprattutto nei suoi spazi ‘segreti’ e inaccessibili agli spettatori: nei laboratori, nei pressi della macchina scenica, nei sotterranei e nei depositi. Là dove ancora risuonano le voci dei tanti che hanno dedicato la loro vita a questa bruciante passione, senza apparire sulle locandine, senza lasciar traccia di sé nei libri di storia. Ebbene,  questi ambienti sconosciuti, segreti, si possono scoprire attraverso  il ‘viaggio’ che da anni la Compagnia delle Seggiole, di Fabio Baronti,  sta conducendo quasi per mano i visitatori delle viscere del teatro fino al tetto, consentendo loro  di apprendere da alcuni protagonisti del tempo (l’impresario, la sarta della Duse, la soprano, il macchinista  la guida e perfino Antonio Meucci, che già in quel teatro s’inventò  un mezzo di  comunicazione che anticipava il telefono),  il funzionamento di questa grande macchina teatrale.  Questo viaggio,  da un’idea di Riccardo Ventrella, testo e  regia di Giovanni Micoli, è già stato replicato più di 300 volte coinvolgendo, nel tempo, 20 mila visitatori.  Della stessa Compagnia delle Seggiole,  rivivono parte più nascosta e notturna della Pergola le ossessioni, i tormenti e gli incubi dell’animo umano. ‘Mezzanotte a teatro con Edgar Allan Poe’ è il nuovo spettacolo itinerante nelle ‘segrete’ del teatro, I gialli di Poe e tutti i pensieri che stanno tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte, tra la realtà e la fantasia. Un racconto da brivido, unviaggio affascinante nei meandri del teatro e del mistero. Nuove repliche in questi mesi di febbraio e marzo.

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