domenica, Ottobre 25

Quando il gioco si fa duro

0

Distillare, scremare, filtrare. L’informazione è torrenziale e la chiarezza politica, soprattutto in Italia, patria delle convergenze parallele, ne risente in modo negativo. Viene da sorridere ricordando i tempi della rete unica Rai e di Tribuna Politica, dove i leader d’antan dibattevano (parlando uno per volta) con un parterre di giornalisti specializzati. Anzi, il dibattito sorgeva raramente, perché la regola imponeva domanda e risposta in tempi prestabiliti, proprio per evitare confusioni dannose per l’elettore. Il quale alla fine, tutto sommato, si faceva un’idea piuttosto chiara delle varie posizioni.

Il magma mediatico, ribollente, di oggi presuppone che la capacità critica dei cittadini sia cresciuta di livello, cosa di cui dubito, sommessamente ma risolutamente.

Secondo me le cose, ora come ora, stanno così: Matteo Renzi, proprio nel momento in cui sembra conseguire successi concreti nel campo, cruciale, delle riforme varate e in fase di varo, da cui dipendono per l’Italia da lui guidata appoggi finanziari fondamentali di provenienza europea, appare in flessione di consenso. La causa è indubbiamente da ricercare nella furibonda resistenza interna al Pd, decisa a giocare il ruolo di opposizione lasciato scoperto in modo sbalorditivo dalla destra. Approfitto per far notare come questo fatto testimoni una volta di più che le vecchie categorie si sono nebulizzate da tempo, anche se molti si ostinano a non digerirlo.

Il premier vorrebbe in cuor suo accelerare i tempi per passare all’incasso di un positivo risultato elettorale anticipato, che chiarisca i rapporti di forza a suo favore per continuare con più tranquillità l’opera di ricostruzione dello Stato, ma il tempo stringe. Da un lato l’annuncio di dimissioni da parte di Giorgio Napolitano dilata per forza di cose il periodo interlocutorio, mettendo al primo posto dell’agenda politica il problema del ricambio al vertice delle istituzioni; dall’altro, la battaglia sul jobs act è cruenta come e più di quanto previsto anche da me su questa testata, per via della discesa in campo in pompa magna delle truppe sindacali. Una veemenza, è giusto notarlo, mai riscontrata neanche ai tempi del regno incontrastato di Silvio Berlusconi.

Quest’ultimo, letteralmente annientato dagli effetti del patto del Nazareno, occupa di nuovo dopo mesi le prime pagine dei media, con una sua presunta ridiscesa nell’agone. In realtà l’ex cavaliere sta giocando l’ultima carta per la sua personale salvaguardia, costituita dalla residuale voce in capitolo nella scelta del candidato alla presidenza della Repubblica, detenuta finchè i numeri forzitalioti in parlamento siano fermi alle quote delle politiche 2013. Il fatto che proponga il nome di Giuliano Amato, tradizionalmente cauto e avveduto tessitore di scenari il meno traumatici possibile per il futuro del belpaese, dice tutto a chi ha occhi e orecchie per intendere.

Per il resto, si registra il travaso in corso del voto populista dalla galassia grillina, nella quale la nudità del re è ormai sconciamente visibile anche ai seguaci più fanatici, all’astro nascente Matteo Salvini, deciso a giocarsi al meglio la fresca dote acquisita alle regionali (!), puntando su un appeal da Bertoldo, il contadino che la sapeva lunga e metteva nel sacco tutti.

Credo che non molto altro ci sia da dire, salvo che il banco di prova per il premier si fa più difficile e ho l’impressione  che Renzi, in questa fase, farebbe bene a cucire un rapporto meno conflittuale con qualche figura che conta, nel Partito Democratico, allo scopo di parare colpi di coda velenosi dall’effetto potenzialmente letale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore