giovedì, Ottobre 29

Quando il 25% decide trascina e diventa maggioranza La teoria della ‘Massa Critica’ provata empiricamente raccontata da Andrea Baronchelli applicandola alla politica

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Minoranze sociali possono innescare dei cambiamenti nelle convenzioni detenute dalla maggioranza della popolazione. Così recita la teoria. Benché estremamente popolare, la teoria non era mai stata testata sul campo prima d’ora, a causa della difficoltà di variare in modo indipendente la dimensione dei gruppi minoritari, all’interno di un sistema di coordinamento sociale in costante evoluzione. Andrea Baronchelli, docente della City University of London,  nello studio ‘Experimental evidence for tipping points in social convention’, pubblicato su ‘Science’, è riuscito legittimare per la prima volta sul piano empirico la teoria della massa critica.

Baronchelli, con i suoi collaboratori, ha definito la così detta ‘soglia critica’, fissata al 25%, se un quarto, dunque, del gruppo di soggetti acquisiscono una determinata convinzione,  tutti gli altri membri sono disposti a seguirli e ad accettarne le istanze. «Un modello predittivo da noi elaborato, i cui risultati sono stati confermati da molteplici ripetizioni dell’esperimento». E’ lo stesso Baronchelli a sottolineare le implicazioni politiche. «Diversi partiti e associazioni, dalle organizzazioni governative alle aziende private, si avvalgono oggi di gruppi di persone che, nell’ambito del web, influenzano idee e comportamenti collettivi. Lo studio suggerisce l’efficacia di tale strategia».

Con il professor Baronchelli, esperto in Sistemi Complessi e Scienze Sociali Computazionali, abbiamo provato a ragionare proprio sulle implicazioni politiche dei risultati della sua ricerca.

 

Professor Baronchelli, intanto vorrebbe spiegarci come e perché è nata questa ricerca e in estrema sintesi i risultati?

Questa ricerca è frutto di una decade di lavoro teorico e sperimentale. La domanda riguarda l’origine e la dinamica del consenso sociale. Come nasce l’accordo su convenzioni o norme sociali quando queste non sono imposte da un’autorità centrale? E quali meccanismi possono far cambiare una convenzione sociale? Le convenzioni sociali, dalla moda, all’educazione, a come ci rivolgiamo agli altri (usando il ‘lei’, per esempio) dominano la nostra vita, e rispondere a queste domande è fondamentale per comprendere la nostra società. Tanto più’ nel mondo sempre più’ connesso in cui viviamo.

Iniziamo con la prima: come può emergere una convenzione quando non esiste un’autorità centrale? Nel 2015, Damon Centola dell’Università della Pennsylvania negli Stati Uniti ed io abbiamo dimostrato come un gruppo di individui possa raggiungere un accordo su una convenzione sociale anche in assenza di un’istituzione centrale. Ci siamo ispirati a uno schema proposto da Wittgenstein che ho studiato a fondo, in forma di modelli teorici, fin dai tempi del mio dottorato di ricerca in Fisica presso l’Università Sapienza di Roma.

Nell’esperimento, i partecipanti partecipavano a un gioco online per creare nuove convenzioni sociali. In ogni turno, i volontari venivano abbinati in modo casuale e veniva loro mostrata la foto di una persona. Senza consultarsi, ogni persona suggeriva un nome per la persona. Alla fine di ogni round, entrambi i nomi venivano rivelati. I due partecipanti guadagnavano una piccola somma se avevano inserito lo stesso nome. Anche se nell’esperimento i giocatori interagivano sempre con una persona alla volta, man mano che il gioco progrediva si assisteva alla nascita di convenzioni condivise a livello di gruppo. Tutti assegnavano lo stesso nome alla persona della fotografia. Abbiamo anche scoperto che più la rete è connessa, più facile è l’accordo, il che suggerisce che la maggiore connessione del nostro mondo online può facilitare il processo di consenso.

E veniamo seconda domanda: come cambiano le norme? Una risposta molto nota è la cosiddetta teoria della “Massa Critica”. Quando una minoranza di innovatori (nel bene o nel male) raggiunge una soglia critica, riesce ad imporre la sua norma all’intera popolazione. La teoria è stata usata per spiegare un’enorme varietà’ di fenomeni, dall’uguaglianza di genere ai matrimoni tra coppie dello stesso sesso, alla legalizzazione (o proibizione) delle droghe leggere al divieto di fumo nei locali pubblici. Però finora si trattava solo di una teoria, senza una chiara verifica sperimentale. E qui arriva il nostro lavoro più recente.

Nel nuovo studio, condotto insieme a Damon Centola, Joshua Becker e Davon Brackbill dell’Università della Pennsylvania, abbiamo inizialmente lasciato che un gruppo sviluppasse le proprie convenzioni sociali come descritto sopra. Poi, una volta osservato l’accordo nel gruppo, abbiamo introdotto pochi individui nostri alleati per propugnare un altro nome. Quando questi erano troppo pochi il gruppo ignorava semplicemente la loro presenza. Ma quando il numero di nostri alleati ha raggiunto una soglia critica -circa il 25% delle dimensioni del gruppo- l’intera popolazione li ha seguiti e ha adottato il nuovo nome suggerito dalla minoranza. Questo è esattamente ciò che il nostro modello avrebbe previsto, e numerose repliche dell’esperimento hanno confermato il risultato.

Quali i meccanismi della ragione e della psiche che stanno alla base di questo comportamento che la sua ricerca ha provato?

Le ragioni sono di dinamica sociale. Il nostro studio mostra come le nostre azioni siano influenzate da fenomeni che avvengono a livello di popolazione e che influenzano il nostro comportamento al di là della nostra ragione o psiche. Un gruppo può adottare una norma sociale senza che la maggior parte di esso la abbia attivamente scelta.

Quale il valore di questa ricerca applicato all’attualità socio-politica internazionale?

Il nostro studio riguarda convenzioni sociali e bisogna usare cautela quando se ne estendono le implicazioni a livello politico. Certamente, tuttavia, la teoria della Massa Critica è stata usata per spiegare anche fenomeni politici.

Tutto quanto detto è più evidente lato sociale (es: fenomeni sociali quali razzismo, cambiamenti climatici, ecc…) o lato politico (es: adesione a una determinata corrente politica)?

Come detto prima, va usata prudenza nel generalizzare i nostri risultati. Lo studio non tiene conto di molte variabili, la prima delle quali è la consistenza e l’importanza dell’idea o della convenzione da sovvertire. Le persone hanno valori o convinzioni sulle quali sono più riluttanti a cambiare idea o a seguire la massa.

Proviamo fare qualche ipotesi applicativa. I risultati della Sua ricerca potrebbero spiegare come quella che era una minoranza alle elezioni politiche del 2013, ma aveva comunque superato la soglia del 25%, è divenuta maggioranza alle elezioni di marzo scorso, raggiungendo quasi il 33% -parlo di M5S? o la Lega che era attorno al 4% e ha raggiunto il 17%?

No, direi che il caso delle elezioni politiche è completamente diverso. All’interno dei vari fattori che determinano un risultato elettorale, però, dinamiche di massa critica su particolari norme sociali possono aver luogo.

Potremmo così arrivare a concludere che la teoria che Lei ha dimostrato scientificamente è alla base del Russiagate?

Di nuovo, è difficile essere così assertivi. Tuttavia è un fatto che svariate organizzazioni governative e non stanno infiltrando le reti sociali online con finti utenti il cui scopo è influenzare comportamenti e norme sociali, dal Governo Cinese alla Russia. I nostri studi confermano che queste strategie possono essere efficaci.

Uno scrittore di fantapolitica potrebbe concludere che il futuro politico del pianeta Terra è in mano ad un 25% dell’umanità ‘smanettona’ su internet?

Direi decisamente di no. Il mondo è più complesso di così, fortunatamente. Il nostro studio però invita a uno sguardo nuovo sulle norme e i valori su cui si fondano le nostre società. Un comportamento condiviso dalla maggioranza non necessariamente è stato scelto da quella maggioranza.

Continuando il nostro ragionamento di fantapolitica, le potenze che hanno più forti capacità informatiche in senso lato guideranno il mondo?

Questo è probabile. Ma sta già accadendo e le ragioni sono molte e complesse, ben al di là del nostro studio.

Lei ha dichiarato: “Diversi partiti e associazioni, dalle organizzazioni governative alle aziende private, si avvalgono oggi di gruppi di persone che, nell’ambito del web, influenzano idee e comportamenti collettivi. Lo studio suggerisce l’efficacia di tale strategia“. Tutto si gioca sul web o c’è altro? ovvero, quali sono le altre ‘forze’ o ‘competenze’ che servirebbero a tali soggetti?

Non tutto si gioca sul web. Anzi. Il recente scandalo di Cambridge Analytica ha solo portato alla luce quello che un’informazione più attenta avrebbe potuto, e forse dovuto, iniziare a discutere almeno dal 2012, anno in cui su ‘Nature’ usciva uno studio dal titolo indicativo: “A 61-million-person experiment in social influence and political mobilization”.

La stampa generalista, specialmente quella gratuita a larga diffusione, così come la televisione, continuano a giocare un ruolo fondamentale nell’influenzare l’opinione pubblica. Il nuovo Governo si regge su due partiti molto diversi tra loro. Se i 5 stelle hanno saputo sfruttare la potenza della rete, la Lega è cresciuta soprattutto grazie ai media tradizionali e al radicamento sul territorio. In questo senso, il Governo italiano è sicuramente un esempio di utilizzo molto competente e ad ampio spettro delle diverse forme di comunicazione.

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