domenica, Ottobre 25

Qualità della vita: il futuro che ci costruiamo

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Il 26 maggio a Napoli si è tenuto il convegnoVivere (bene) nel 2030Scenari della qualità della vita’ organizzato dall’AIQUAV (Associazione Italiana per gli Studi sulla Qualità della Vita) insieme all’Italian Institute for the Futures e all’Associazione Amici di Città della Scienza. Come vivere bene nel 2030: questo il tema di fondo. Una riflessione sul cambiamento del concetto stesso di qualità della vita in una prospettiva futura ed in relazione al tanto discusso tema della sostenibilità. «Cosa manca all’Italia perché gli italiani ci vivano bene oggi e nel futuro prossimo»? La riflessione è ruotata intorno alla crescita inclusiva, crescita che, in Italia, ha i suoi limiti e che necessita, perciò, di una evoluzione ed un superamento degli stessi nei prossimi anni.

Il tutto è partito dall’Associazione italiana per gli studi sulla qualità della vita e dal convegno dell’anno scorso dedicato alla relazione tra qualità della vita e sostenibilità”, racconta Filomena Maggino, presidente dell’AIQUAV e professoressa ordinaria di statistica e ricerca sociale presso l’Università di Roma La Sapienza. “La qualità della vita intesa come l’avevamo intesa fino ad ora è vista quasi come un continuo aumento di opportunità, un miglioramento delle condizioni di vita che sembra scontrarsi un po’ con il discorso della sostenibilità dove, invece, bisogna anche verificare fino a dove lo sviluppo economico e le altre questioni possono essere portate avanti”. “Prendiamo l’esempio del tempo libero: se a me piace viaggiare, tutto va bene e posso anche incrementare questa attività, ma ciò si scontra con il fatto che viaggiando provoco inquinamento ed incido sulla vita delle città in cui vado”.

Dopo la sottoscrizione dell’Agenda 2030 da parte dell’ONU e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs), organizzazioni internazionali, governi, enti territoriali, associazioni imprenditoriali e della società civile si stanno muovendo per delineare le giuste strategie politiche per il conseguimento dei 17 obiettivi e dei 169 sotto-obiettivi su cui tutti i Paesi si sono impegnati. Tra i protagonisti non manca l’Unione europea che ha condiviso la necessità di perseguire gli obiettivi nelle politiche dei prossimi quindici anni. La divulgazione della cultura dello sviluppo sostenibile in Italia è più che mai importante in quest’anno e per questo, deve diventare tema prioritario dell’agenda nazionale.

Si tratta di capire come sia possibile mantenere un certo livello della qualità della vita conciliando questo con un vivere ‘sostenibile’. “Questo si inserisce perfettamente nel dibattito sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile in quanto, anche se quasi tutti i Paesi si sono impegnati a perseguirlo (soprattutto noi), non tutti si pongono nello stesso modo per il raggiungimento di questi”, specifica la Maggino. La stessa riflessione è stata alla matrice, alcuni anni fa, dell’esperienza del BES (Benessere Equo e Sostenibile), il progetto dell’ISTAT partito nel 2010 per dotare lItalia di uno strumento di misurazione del benessere che fosse alternativo al PIL e che ha coinvolto anche il CNEL. “Il progetto è considerato a livello internazionale come il più sviluppato del genere, sia in termini di contenuti, sia perché individua indicatori e modi di analizzarli” spiega la Maggino, membro della commissione scientifica del progetto BES . “Il comitato di indirizzo che comprendeva rappresentanze del CNEL, del WWF, di Italia Nostra ecc. individuava gli ambiti del vivere comune in Italia in cui bisognava monitorare il benessere; sono stati individuati 12 domini tra cui salute, lavoro ma anche ambiente e paesaggio”. “Accanto c’era una commissione scientifica che ha prodotto 134 indicatori presentati nel 2011 in Parlamento; i politici hanno reagito e hanno fatto iniziative, l’ultima delle quali ha ufficializzato il tutto con l’approvazione che dal BES dovevano essere estratti gli indicatori per la valutazione della legge di bilancio”. “Insomma, se il BES cerca di monitorare il benessere del Paese negli ambiti selezionati, è come se gli SDGs fossero delle lampadine accese che diconoattenzione ci sono aspetti della vita che devono essere tenuti sotto controllo perché c’è un malessere’”, continua la Maggino.

Tanti gli approcci per riflettere sulla qualità della vita e del vivere sostenibile nei prossimi anni. Si è affrontato il tema dello sviluppo urbanistico ed architettonico in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, di come applicare gli SDGs al Mezzogiorno, dei mutamenti nei comportamenti alimentari, di come migliorare la qualità della vita nelle città, del sistema di integrazione sostenibile e di una globalizzazione democratica. Ma anche del lavoro nell’Italia futura, della tecnologia e del suo impatto sulla qualità della vita, nonché delle trasformazioni del mondo finanziario e di scenari demografici.

Si è parlato anche del futuro delle reti informali di aiuto e delle nuove prospettive per il welfare in un approccio di genere; a presentare il tema Linda Laura Sabbadini, dirigente all’ISTAT, dove ha ricoperto gli incarichi di presidente del Comitato Pari Opportunità e di direttrice centrale delle Indagini su Condizioni e Qualità della Vita, nonché ideatrice del rapporto BES. “Ho cercato di mettere a fuoco un problema fondamentale: noi siamo un Paese che ha basato il suo sistema di welfare in particolare sul lavoro di cura non retribuito delle donne”, ha spiegato la Sabbadini. La questione è quella delle reti di cura informali che sono normalmente presidiate in primis dalle donne. “In passato, negli anni ’50, c’era una maggioranza di donne casalinghe che potevano farsi carico di questo lavoro ma adesso non è più così; quello che sta succedendo e che ha a che vedere con il futuro, è che le donne hanno sempre meno tempo a disposizione da dedicare alla cura rispetto al passato”. “Le dinamiche che sono in atto, sia da un punto di vista demografico con il calo della fecondità e l’aumento dell’invecchiamento della popolazione, sia da un punto di vista sociale con la crescita dell’occupazione femminile, fa si che l’aspetto della cura che è un elemento essenziale del benessere della popolazione, rischia di essere fortemente eroso da un punto di vista quantitativo”. “Questo accade anche perché non c’è una strategia che fa sì che, sul fronte pubblico, ad esempio, quest’aspetto della cura informale venga controbilanciato da un impegno maggiore”. Il problema è nella prospettiva futura perché il tema della cura è più che importante. “E’ un nodo strategico per il benessere di tutti, quindi o si assumerà una nuova strategia che dia centralità alla cura dal punto di vista delle politiche pubbliche o il rischio è il peggioramento della qualità della vita di tutti, delle donne e di quelli che ricevevano questa cura e che ora non ne ricevono più, come gli anziani non autosufficienti che hanno bisogno di essere supportati attraverso altri strumenti”, continua la Sabbadini.

Tra gli obiettivi italiani deve, quindi, esserci quello di ridefinizione delle politiche di welfare che diano una nuova e più adatta veste al sistema di cura informale. La conseguenza, altrimenti, sarà una qualità della vita peggiore. “La strada della politica non può essere quella di scaricare tutto sul mercato perché la maggior parte delle famiglie italiane non ce la fanno a comprare sul mercato i servizi di cura”, specifica la Sabbadini. “Bisogna considerare una volta per tutte questa questione delle politiche sociali come un investimento e non come un costo sul nostro futuro e sulla qualità della vita nel futuro”. Innovare ed investire nel sociale, poi, significherebbe anche investire in nuovi posti di lavoro. “Nel presente, quando c’è da tagliare e ridurre la spesa, si riduce in primis la spesa sociale, ma ridurre questa significa ridurre la qualità della vita di anziani, bambini e disabili e scaricarla poi sulle spalle delle famiglie, in particolare delle donne”. Questo meccanismo non funziona più. “Se si continua così le donne non ce la faranno più e questa è una situazione che si vede già dai dati”. Solo un rinnovamento delle politiche può cambiare la situazione.

Ma cosa si intende per qualità della vita nel futuro? “Quando riflettiamo sulla sostenibilità di un Paese di tutti i generi, sociale, ambientale, economico, finanziaria e che riguarda sia il macro che il micro, in realtà, cerchiamo di capire come i domini arrivino a degli attriti tra di loro”, spiega la Maggino. “Questi attriti sono stati lasciati andare per troppo tempo e ce ne siamo accorti tardi, senza aver fatto una verifica preventiva sulla loro interazione e sul loro conflitto, un conflitto nell’individuo stesso, tra individui e tra individui e ambiente”. Quando pensiamo alla qualità della vita, perciò, dobbiamo provare a comprendere quali sono gli aspetti della vita di ciascuno di noi che possonoentrare in conflitto’. “Un esempio ne è il cibo che è salute, cultura, ambiente, paesaggio, lavoro; qualsiasi aspetto della vita di un Paese interagisce con la questione del cibo”. “A volte l’interazione è conflittuale: si pensi alla carne o al cibo importato, quindi, quando pensiamo al futuro di questo aspetto della qualità della vita nel Paese e degli individui, come dobbiamo ragionare?”, continua la Maggino. “Forse gli individui dovrebbero anche essere portati a cambiare certe abitudini”. “Pensiamo all’uso del tempo che interagisce con il cibo in un modo incredibile ed io non ho scenari da proporre se non stimolare riflessioni che devono essere di tutti”. “Ad esempio uno scenario negativo sul cibo è che se continuiamo con questo livello di qualità, diventerà insostenibile per l’ambiente, per gli animali e per la salute delle persone e questo andrà a pesare anche sul sistema sanitario”. Qui entra in gioco l’importanza del verificare gli scenari futuri perché significa ragionare sistematicamente e comprendere fino in fondo i nessi e i collegamenti tra i vari eventi che consideriamo.

Nel convegno abbiamo posto argomenti di stimolo: la tecnologia, ad esempio, e come può sostenere la qualità della vita e renderla sostenibile”, spiega la Maggino. “Si pensi all’uso del tempo di persone che potrebbero lavorare a casa grazie alla tecnologia senza incidere sul traffico e senza creare inquinamento”. “Poi il tema della governance e del come anche le leggi devono tener conto di questi cambiamenti; poi la finanza che è un tema su cui non tutti riflettono abbastanza per capirne le conseguenze”. “Nella terza sessione la riflessione è stata come è possibile prendere decisioni in situazioni di incertezza; questa è la questione più delicata perché chi fa previsioni di fatto fa dei riassunti e questo non è tanto corretto, tanto è vero che chi fa previsioni in maniera corretta parla di futuri, non di futuro perché il futuro è oggi e dipende dalle decisioni che prendiamo oggi”. Da ogni scelta che facciamo scaturiscono diversi futuri ma scegliere non è cosa facile perché alcune cose le conosciamo, ma altre no. Come fare? “Io sono dell’idea che certi equilibri che la natura ci insegna forse dovrebbero essere recuperati”, afferma la Maggino. “Il futuro sarà quello che noi come società decidiamo di avere, per questo la governance è importante ma anche gli individui singoli possono fare qualcosa”. “Così si capisce l’importanza di portare la gente a riflettere individualmente sulle decisioni da prendere perché ogni decisione che prendiamo ha degli effetti diversi e per far sì che tutti siano in grado di fare questi ragionamenti, il settore dell’istruzione diventa fondamentale”. Governance e istruzione, due solidi pilastri per poter costruire una società sostenibile. “Finché la sostenibilità o la mia scelta è a spese di qualcun altro, il mondo vivrà sempre queste crisi; un esempio è il low cost che è il mio che compro il biglietto ma è sempre a spese di qualcun altro”. “C’è un prezzo giusto per le cose e sicuramente questo non è basso e qui non si capisce più qual è; a furia di low cost domani forse ci chiederanno di lavorare gratis”.

Resta da capire solo se l’Italia sarà capace di dotarsi dei giusti strumenti e di realizzare questi obiettivi così auspicati e così necessari per il presente ma, soprattutto, per il nostro futuro.

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