domenica, Novembre 17

Qual è il costo e l’impatto dell’energia? Il mercato dell’energia e la sua influenza sulla geopolitica. L’incontro al Festival della Diplomazia

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Pensiamoci bene, tutto ciò che ci circonda è energia. In questo stesso momento, ognuno di noi  sta probabilmente usando qualcosa che necessita di elettricità per accendersi o sta passeggiando magari in una strada illuminata da fantastici lampioni. Gas, petrolio, di qualsiasi cosa si tratti, tutti sappiamo quanto l’energia sia per noi qualcosa di imprescindibile. Per questo siamo portati a pensare che non finirà mai, ma allo stesso tempo, siamo consapevoli che ci stiamo sbagliando.  

E’ semplice comprendere, alla luce di semplicissime riflessioni, come il mercato dell’energia sia da sempre di importanza centrale nell’andamento globale. La sua sfera di influenza tocca diversi elementi intersecandosi, soprattutto, con le complesse dinamiche della geopolitica. Sin dall’epoca della rivoluzione industriale, quella che chiamiamo geopolitica dell’energia, è stata un fattore trainante per la sicurezza e la prosperità delle nazioni. Per raggiungere tali fini, infatti, gli stati si sono sempre impegnati nel trovare le migliori soluzioni del caso; c’è chi si è sempre trovato a dover fare affidamento sulle importazioni per soddisfare la domanda interna, -tra cui, ad esempio, il Giappone, con la sua dipendenza dalle importazioni di petrolio dal Medio Oriente-, e i grandi produttori -o detentori– di energia come la Russia ed il suo gas che ha dominato molti mercati europei.

Ma al giorno d’oggi, parecchie cose sono cambiate e gli equilibri di una volta risultano precari o, addirittura rovesciati. In questo tempo tumultuoso per la geopolitica, per comprendere cosa succederà nelle dinamiche nazionali di un singolo Stato, è fondamentale capire prima cosa accade a livello globale. I prezzi del mercato energetico oscillano seguendo le azioni degli stati produttori, e così, costringono a cambi di rotta nelle mosse strategiche della politica internazionale. Il risultato è che negli anni della globalizzazione, l’interconnessione tra energia e geopolitica risulta sempre più stretta. Il settore energetico è stato sconvolto come qualsiasi altro ed è probabile che, nei prossimi decenni, la politica energetica continui a diventare sempre più complessa o, per lo meno, ad assumere ancora diverse sfumature.

Cosa certa è che in tutto il mondo esiste ed esisterà sempre una lunga rete di connessioni energetiche transfrontaliere e partenariati per lo sviluppo; l’energia, insomma, svolgerà un ruolo sempre più importante nella diplomazia internazionale. Ecco perché si è parlato -anche- di questo all’incontro ‘Energy Markets and Geopolitical Influences’ al Festival della Diplomazia di Roma.

A proposito di cambiamenti, come non menzionare quello degli Stati Uniti, da sempre centrali in questo come in altri ambiti, ed ora rivolti a perseguire politiche isolazioniste ed abbandonare il proprio ruolo di arbitro internazionale. Cosa accadrà? Tutti gli occhi rivolti all’Amministrazione Trump: gli USA hanno la sensazione di «aver perso quel vantaggio degli ultimi 10-15 anni a causa delle dinamiche di diritto internazionale», afferma Trita Parsi analista e fondatore del National Iranian American Council. Sembra chiaro: Trump vuole più indipendenza. Più indipendenza dall’Arabia Saudita. «Ma attenzione, perché gli Stati Uniti dipendono dall’Arabia Saudita per una policy di cui non gli USA ma la stessa Arabia Saudita ha bisogno». «Indipendentemente da questo, secondo me, la decisione di ridurre la propria dipendenza è una decisione giusta sotto diversi profili, anche per l’economia europea che ne potrà beneficiare».

Alla luce di questo contesto bisogna anche inserire l’Iran e le note sanzioni. «Ci sono tre fattori determinanti l’impatto sul mercato se parliamo di sanzioni», afferma Nazrin Mehdiyeva, specialista di energia russa presso la Oxford University; «la capacità di riserva, lo swing supply -la fornitura altalenante- e il livello di cooperazione». In tutti e tre sono fondamentali i ruoli di Russia e Arabia Saudita. «Voglio dire, ad esempio, che molti eventi che accadono e che sono fondamentali per il mercato energetico, avvengono fuori dagli USA -come la determinazione dei prezzi-; anche Russia e Arabia Saudita le cui relazioni fino a qualche anno fa erano pari a zero, negli ultimi due anni, si sono allineate su questioni fondamentali». Questo ha chiaramente un impatto enorme, anche dal punto di vista psicologico. «I mercati capiscono che sono stati capaci di cooperare e che gli Stati Uniti non sono quella variabile, non sono swing suppliers», continua la Mehdiyeva. «Delle ri-alleanze tra USA e Arabia potrebbero magari cambiare le cose».

La NATO, invece, come si pone nell’ambito energetico? Lo ha spiegato Marc Ozawa ricercatore del Nato Defense College: «lo hanno dichiarato, ‘la sicurezza energetica è una questione di politica nazionale’ che secondo la NATO ha tre corollari, la consapevolezza strategica, la protezione delle infrastrutture, la promozione dell’efficienza energetica nell’area transatlantica e, infine, la messa punto di operazioni apposite». Chiaramente parecchie cose cambiano se parliamo di Paese fornitore o di importatore. «L’accessibilità alle forniture energetiche spesso sta diventando un problema per molti». «Per capire molte cose basta guardare una zona geopoliticamente molto interessante, la regione Baltica; il fatto che ci sia tensione è un indice del fatto che le cose stanno cambiando».

E l’Europa? Qualcuno interpreta l’atteggiamento remissivo delle potenze europee nei confronti dell’invasione russa della Crimea (2014) come l’intreccio della loro dipendenza di energia gassosa con Mosca. Perché Mosca, in tema di energia ne sa qualcosa, eccome. L’Italia stessa tra i paesi con la più alta dipendenza energetica ha moderato i rapporti con Putin condannando l’attacco da un punto di vista giuridico ma non spingendosi oltre. «Se guardiamo al grande problema dell’energia, lo potremmo scomporre in tre componenti: la fornitura di sicurezza, la competitività sul mercato e l’aspetto della sostenibilità», evidenzia Gianpaolo Cutillo, ministro plenipotenziario e capo Ufficio GDMO; «dobbiamo considerare tutto a livello nazionale ma anche a livello europeo».  Altra cosa da tenere in considerazione è la demografia. «E’ un problema su cui riflettere attentamente».

«Quando parliamo di energia, noi essenzialmente parliamo di gas e di petrolio. L’Italia, lo sappiamo, non ha risorse naturali: importiamo il 90% del petrolio da fuori, e precisamente da Azerbaijan, Iraq, Iran, Russia, Arabia Saudita e Libia; il gas, invece, lo prendiamo per il 40% dalla Russia e poi da Qatar, Libia ed altri».

In questo contesto, italiano ed europeo, dunque, occorre far fronte alle sfide della globalizzazione e ai fattori quali produzione, costi, domanda e comportamento del consumatore; diventa fondamentale l’aumento di competitività, l’aumento della domanda e la diminuzione delle spese derivanti dall’utilizzo di fonti energetiche nuove. Ecco che entrano in gioco le risorse rinnovabili, una grande opportunità, appunto, ma non senza problematiche relative ad approvvigionamento, trasmissione e crescenti costi di produzione. Il panel delle Nazioni Unite sul clima ha lanciato un allarme mondiale: per questo potrebbe esserci un nuovo cambiamento molto positivo. «La news buona è questa: le rinnovabili diventeranno con molta probabilità una opportunità più economica; se guardiamo dieci anni indietro, anche la digitalizzazione era impensabile», dice Cutillo, «eppure è avvenuta; credo che siamo vicini ad uno shift nel paradigma».

A tal proposito, si stanno progettando nuove vie di trasmissione energetica. La TAP (Trans Adriatic Pipeline) è una di queste. «E’ uno dei progetti più complessi che attraversa sette nazioni», spiega Michele Elia, Manager nazionale per TAP Italia; «si stimano 40 bilioni di dollari di investimento». «Il fine è quello di connettere gli stati europei con fonti nuove di gas naturale dal Mar Caspio». Il progetto è quasi completato, resta solo la parte dell’Adriatico ma si prevede la fine nel 2020. «La TAP è un progetto concreto a differenza di tutti gli altri».

«Se la TAP funzionerà», afferma Trita Parsi, «non avverrà tutto in dollari e questo sarà molto importante nel caso di sanzioni». «Vediamo tutto questo in un’ottica di cooperazione Russia- Unione Europea poiché è si un problema geopolitico ma è anche qualcosa da considerare in una prospettiva win-win», dice Cutillo.

«Abbiamo bisogno di gas», evidenzia Elia; «abbiamo bisogno di energie rinnovabili, e se cosi è, allora benvenuto gas dell’Azerbaijan!»

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