sabato, Maggio 30

Qeerroo, l’avanguardia della rivoluzione Oromo in Etiopia Solo la nomina a Primo Ministro di un rivoluzionario non colluso con il regime potrebbe temporalmente calmare i bollenti spiriti del movimento

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Il 13 febbraio Bekele Gerba, leader del Oromo Federalist Congress (OFC) è stato liberato dopo lunghi anni di reclusione nella prigione di Adama. Dopo la sua liberazione ci si attendeva aperture politiche dal governo controllato dalla minoranza tigrina.

Al contrario si verificano una serie di avvenimenti che fanno precipitare la situazione. Il 14 febbraio il Primo Ministro Hailemariam Desalegn si dimette. Il 15 viene dichiarato lo stato di emergenza.

Tutti questi avvenimenti che hanno indebolito l’ Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF) sono stati provocati da uno sciopero di massa ad oltranza attuato nelle regioni dei Oromo e in parte nelle regioni dei Amara.

Le testimonianze parlano di una adesione totale allo sciopero, compresi i dipendenti statali e i lustra scarpe. La scorsa settimana è stato attuato il blocco del carburante per due giorni. Ora si minaccia di ripeterlo per una settimana. Dietro a questi successi c’è il Qeerroo, un movimento politico di giovani Oromo nato 4 anni fa che si è prefissato la missione di proteggere il popolo. I Qeeroo organizzarono nel 2014 le proteste Oromo contro i risultati delle elezioni. Il regime reagì arrestando molti leader e attivisti.

I Qeeroo sono l’avanguardia della rivoluzione Oromo che combatte uno tra i più autocratici governi africani. Nella tradizione Oromo la parola Qeeroo indica un giovane laureato. Ora è sinonimo di giovane combattente che rivendica maggior libertà politica e maggior rappresentanza multi etnica presso le istanze federali.

Il movimento riflette l’identità odierna degli Oromo che è più forte e strutturata dal 1994, quando la Repubblica Federale fu istituita sotto controllo tigrino. Nel passato gli Oromo venivano visti inferiori ed hanno subito una politica di assimilazione etnica sia in epoca imperiale che sotto il comunismo e la Repubblica. Ora il movimento Qeeroo ha ridato fiducia e dignità al popolo Oromo.

Con l’aumentare della proteste i Qeeroo hanno aumentato di consenso e le loro tattiche di disobbedienza civile sono più efficaci. Lo scorso gennaio la polizia ha resa pubblica l’intenzione di distruggere il movimento affermando che si trattasse di una organizzazione clandestina dedita a destabilizzare democrazia e pace in Etiopia. A distanza di tre mesi dalla minaccia nessuno più mette in discussione la forza e il peso politico dei Qeeroo.

Dalla fine del ultimo stato d’emergenza (agosto 2017) i giovani militanti Oromo sono stati autori di numerosi scioperi e proteste in diverse parti del Paese dimostrando la capacità di aggregare attorno al loro progetto politico altre etnie tra cui la seconda etnia maggioritaria degli Amara.

Gli scioperi hanno avuto successo nonostante le periodiche interruzioni di internet per ostacolare l’organizzazione sui social media. Hanno saputo anche attirare la simpatia della polizia distrettuale che ha protetto i manifestanti dalla polizia federale (famosa per la sua brutalità), limitando il numero delle vittime.

Lo stesso leader Oromo, Bekele Gerba, non controlla i Qeeroo e ignora la loro leadership. In una recente intervista a quotidiano Thè Guardian, due leader Qeeroo protetti da anonimato, informano che in ogni distretto, città,  quartiere questa organizzazione ha attivisti e simpatizzanti radicandosi tra la popolazione.

Secondo i due leader i Qeeroo negli ultimi mesi hanni acquisito maggior organizzazione e una catena di comando centralizzata capace di disciplinare e coordinare al meglio la resistenza contro il regime. I Qeeroo svolgono anche un importante lavoro politico tra la diaspora etiope, soprattutto negli Stati Uniti.

Zecharias Zelalem, giornalista etiope in esilio volontario in Canada, fa notare che, grazie ai social media, i Qeeroo hanno acquisito maggior seguito e autorevolezza.

Il successo sui social media è dovuto all’impegno di Jawar Mohammed, il fondatore del blog Oromia Media Network registrato nel Minnesota ed oscurato in Etiopia.

Jawar è la spina al fianco del regime. I suoi informatori arrivano anche dall’interno del governo. Informazioni top secret sono da lui raccolte e trasmesse ai Qeeroo. Di fatto Jawar, oltre ad essere la voce della ribellione Oromo e a passare preziose informazioni, in un qualche modo influenza la protesta in atto in Etiopia. Sicuramente possiede di finanziamenti e amicizie straniere importanti.

Lo stato d’emergenza ha fatto innervosire molti Qeeroo. Si ha l’impressione che una maggior repressione governativa spingerà il movimento alla lotta armata.

Negli ultimi mesi sono aumentati gli attacchi eticamente mirati contro negozi, abitazioni e priorità dei tigrini, il 6% della popolazione che ha in mano potere ed economia. «Sono molto preoccupato delle violenze anche etniche. Sappiamo con certezza che i tigrini sono presi di mira in tutto il Paese. Questo è molto preoccupante e occorre far qualcosa» afferma il leader Oromo Bekele Gerba, evidentemente preoccupato che la protesta imbocchi binari etnici.

Solo la nomina a Primo Ministro di un Oromo non colluso con il regime potrebbe temporalmente calmare i bollenti spiriti dei Qeeroo, un gruppo destinato ad influenzare presente e immediato futuro dell’Etiopia.

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