lunedì, Dicembre 16

Qatar, la crisi si acuisce: truppe in massima allerta

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La situazione nel Golfo Persico si fa sempre più tesa. Dopo che una quattro Paesi arabi sunniti, ovvero Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, hanno deciso di chiudere le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusato di agire a sostegno di diversi gruppi terroristici, e dopo il fallimento di tutti i tentativi di mediazione, il Governo di Doha ha deciso di mettere le proprie Forze Armate in stato di massima allerta.

L’Esercito del Qatar non rappresenta una grande minaccia di per sé, ma il Governo del Paese ha fatto sapere che sarà aperto il fuoco contro qualsiasi nave dei quattro Paesi sunniti tenterà di violare le sue acque territoriali.

La crisi sarebbe scaturita da presunte dichiarazioni dell’Emiro del Qatar, lo Sceicco Tamim ben Hamad al-Thani, in cui si parlava del movimento Hamas come del legittimo rappresentante del popolo palestinese e si affermava di aver tutto l’interesse a stringere rapporti di forte alleanza con l’Iran.

Secondo le fonti di Doha, si è trattato di notizie false, diffuse da un attacco informatico, ma ciò non ha impedito ai quattro Paesi sunniti di intraprendere questa azione di isolamento nei confronti del Qatar. L’inasprimento della situazione ha portato questa nuova coalizione araba a pubblicare una lista di cinquantanove persone e dodici organizzazioni che finanzierebbero e sosterrebbero il terrorismo: la crisi rischia di travolgere tutta la regione, già poco stabile a causa di conflitti vecchi e nuovi. Volenti o nolenti, tutti i Paesi dell’area sono stati costretti a schierarsi da una parte o dall’altra.

Se Paesi come lo Yemen, legato all’Arabia Saudita, o la Libia, legata all’Egitto, si sono immediatamente schierati contro il Qatar, altri, come l’Iran, hanno da subito contrastato l’azione dei vicini sunniti. Altri ancora, in un primo momento, hanno tentato di lavorare per una mediazione, almeno formalmente. È il caso della Turchia che, a ridosso della condanna, si era espressa a favore di un dialogo che favorisse la risoluzione pacifica della crisi.

Questa posizione conciliante è durata molto poco. Il Governo del Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, infatti, è da sempre un sostenitore di diversi movimenti dell’Islam politico, come i Fratelli Mussulmani e Hamas, considerati da alcuni al limite dell’integralismo islamico, e di conseguenza non ha un buon rapporto con l’Egitto, capofila della coalizione contro il Qatar. Per questo, con uno dei suoi tipici cambi di rotta repentini, Erdoğan ha preso apertamente parte contro i quattro Paesi sunniti, e il Governo di Ankara ha dichiarato di non ritenere giuste le sanzioni contro Doha.

Alle parole sono seguiti i fatti: truppe turche verranno dispiegate in Qatar ed esperti militari turchi saranno inviati a Doha per addestrare le Forze Armate locali. Il problema, per la Turchia, è che in realtà i suoi interessi sono contrastanti: se da un lato intrattiene buone relazioni con l’Iran e ha molti interessi in Qatar, dall’altro ha un florido scambio di affari con l’Arabia Saudita (circa otto miliardi di dollari, secondo Riad).

Dal canto suo, in Arabia Saudita si è avuta una potente campagna mediatica (soprattutto tramite i social network) volta a promuovere il boicottaggio dei prodotti turchi. A questo punto non resta che vedere cosa prevarrà ad Ankara: sarà più forte l’inimicizia con il Cairo, dovuta all’ambizione di Erdoğan di far tornare la Turchia ad essere una grande potenza regionale (ambizione per la qual ha bisogno della posizione strategica del Qatar), o la tentazione di tornare a fare affari con Riad?

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