domenica, Gennaio 24

Pyeongchang 2018: pattinaggio di figura, una lunga tradizione olimpica Sarà domani la volta buona per Carolina Kostner, la stella azzurra in queste olimpiadi per il pattinaggio di figura?

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Con la prova del singolo femminile di domani si chiude a Pyeonchang 2018 il programma del pattinaggio di figura. E’ una disciplina che da sempre conquista tutti non solo per la prestazione sportiva fatta dalle partecipanti, ma anche per la bellezza estetica dei balletti e delle evoluzioni compiute.

Rimaniamo ogni volta tutti incantanti a guardare i salti e le piroette di questi artisti – chiamarli sportivi sarebbe forse riduttivo – sulla pista ghiacciata. Non a caso, il pattinaggio artistico (o meglio, di figura) è presente da sempre alle olimpiadi invernali, e da sempre ha attirato un pubblico numerosissimo.

E’ uno sport antico, nato sulle superfici ghiacciate dei laghi o dei fiumi, e diffusosi dalle originarie terre vichinghe fino alle nazioni “moderne” come Olanda ed Inghilterra soprattutto in concomitanza alla piccola glaciazione che ebbe il suo picco all’inizio del XVII secolo, quando gelò persino il Tamigi. Fu in quelle occasioni che, mentre gli uomini si davano alla velocità, le donne si dilettavano in evoluzioni esteticamente pregevoli sui pattini.

E da passatempo, il pattinare sul ghiaccio divenne sport nel XIX secolo, quando nell’Inghilterra vittoriana anche gli svaghi furono codificati con regole precise. Ma se il pattinaggio di velocità è un’esibizione di forza e di atletismo, quello di figura richiede, oltre alla necessaria tecnica che ogni anno diventa più complessa, anche grazia e capacità artistiche notevoli. Non è un caso se le prime star delle olimpiadi furono proprio i pattinatori e le pattinatrici di figura, che poi diventarono vere e proprie vedettes dello star system. Da Sonja Henje, che nel periodo tra le due guerre  vinse tre olimpiadi consecutive prima di darsi al cinema e ad avere la copertina di Time, a Katharina Witt che a Sarajevo fece innamorare migliaia di persone e che poi si esibirà in spettacoli su ghiaccio riempiendo i palasport, fino ad arrivare a storie che sembrano drammoni degni di un romanzo d’appendice, come il caso di Tonya Harding che nel 1994 è accusata di aver mandato qualcuno a bastonare le gambe della rivale Nancy Kerrigan.

Insomma, atleti capricciosi come attori cinematografici, o artisti che passano anni a perfezionare tecniche sportive da esibire poi in soli 4 minuti dove ci si gioca tutta una carriera? Probabilmente tutte e due le cose. Il fascino di questa competizione è proprio nella commistione di questi due fattori.

In Italia non abbiamo mai avuto stelle storiche in questa disciplina: nei primi anni del XXI secolo la coppia formata da Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio ci ha fatto sognare con il bronzo a Salt Lake City nel 2002, ma l’errore commesso a Torino quattro anni dopo non ha consentito loro di raggiungere le vette più alte della specialità. In quell’occasione, ricordiamo tutti lo sguardo di rabbia e sconforto che i due si scambiarono alla fine di quella sfortunata esibizione.

La stella azzurra in queste olimpiadi per il pattinaggio di figura è Carolina Kostner, che a 19 anni era già portabandiera italiana alle olimpiadi di Torino 2006. Ma sembra, ogni volta, reggere poco la tensione associata a gare importanti. Sarà domani la volta buona per la bolzanina, ormai trentunenne?

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