venerdì, Febbraio 26

Putin riconfermato, ma l’Osce attacca le elezioni in Russia Caso Skripal: La Ue chiede chiarimenti a Mosca. Peskov: 'Dovranno fornire delle prove o scusarsi'

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Il presidente Vladimir Putin ha vinto le elezioni in Russia con il 76,6% dei voti. Lo fa sapere la Commissione Elettorale Centrale diffondendo i dati preliminari al termine dello scrutinio. Ora la Commissione ha 10 giorni di tempo per presentare i dati definitivi. In particolare 56 milioni di russi hanno votato per Putin: si tratta del record assoluto nella storia delle elezioni presidenziali russe.

Tra i primi a congratularsi il presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier, si è congratulato con Putin per la sua rielezione: «Mi auguro che si riuscirà a contrastare l’allontanamento nel nostro continente tra le persone in Russia e in Germania e mi auguro che Lei sfrutti il nuovo mandato per questo scopo», ha scritto al capo del Cremlino.

Anche il presidente cinese Xi Jinping ha inviato un messaggio a Putin. Ma contro c’è l’Osce, che ha bocciato i le elezioni, che si sono distinte per una mancanza di «reale competizione». Tra gli elementi negativi figurano anche l’esclusione di un candidato dal processo elettorale (Alexei Navalny, ndr), le limitazioni alla libertà d’espressione e di assemblea prima delle elezioni, le pressioni ai danni dei critici delle autorità e la copertura mediatica eccessiva riservata a Vladimir Putin.

Ma intanto il presidente guarda al suo nuovo mandato e dice: «La cosa principale su cui lavoreremo è, naturalmente, l’agenda interna: prima di tutto dobbiamo garantire la crescita dell’economia e renderla innovativa. Dobbiamo sviluppare sanità, istruzione, produzione industriale, infrastrutture e altri settori cruciali per far progredire il Paese e aumentare gli standard di vita dei nostri cittadini».

Sulla politica estera, Putin dice che Mosca farà del suo meglio per risolvere tutti i problemi con gli altri Paesi con la diplomazia ma non dimenticherà mai i propri interessi nazionali: «Da parte nostra, non risparmieremo sforzi per risolvere tutte le controverse situazioni con i nostri partner con mezzi politici e diplomatici».

Nel frattempo fa ancora discutere il caso dell’avvelenamento dell’ex spia russa Skripal. «L’Ue sollecita la Russia ad affrontare con urgenza le questioni sollevate dalla Gran Bretagna e dalla comunità internazionale e a fornire immediata, piena e completa informazione del suo programma sul Novichok all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac)», si legge nel documento dei ministri degli Esteri Ue, in cui si «condanna con forza» l’attacco di Salisbury. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov invece avvisa: «Prima o poi dovranno essere responsabili di queste accuse: dovranno fornire delle prove o scusarsi».

Quando l’operazione militare ‘Ramoscello d’ulivo’ sarà conclusa, la Turchia non resterà ad Afrin, ma lascerà il controllo dell’enclave curdo-siriana ai suoi «veri padroni» perché «non siamo occupanti». Ad annunciarlo il vicepremier e portavoce del governo di Ankara, Bekir Bozdag, che ha confermato che la città dovrà essere ora bonificata da mine e altri esplosivi lasciati dalle milizie curde dell’Ypg. Poi, secondo il presidente Recep Tayyip Erdogan, dopo Afrin, la Turchia è pronta ad agire militarmente per cacciare i curdi del Pyd dal resto del nord della Siria e il Pkk dal nord Iraq. E in particolare mette nel mirino Kobane.

Ad una settimana dal fallito attentato a Gaza nei confronti del premier palestinese Rami Hamdallah e del capo dell’intelligence Majed Freij, resta alta la tensione fra Hamas e l’Autorità nazionale palestinese. Hamas afferma di aver trovato ‘il bandolo della matassa’ dell’attentato, ma lamenta di non aver ricevuto finora la necessaria assistenza nelle indagini da parte delle autorità di Ramallah. Fonti giornalistiche a Gaza aggiungono che Hamas ha arrestato alcuni dirigenti delle due maggiori compagnie telefoniche, Jawal e Watanye, perché si sarebbero rifiutati di passare agli investigatori di Hamas elementi relativi all’attentato.

Torna alta la tensione tra Ue e Turchia sulla questione migranti. A intervenire stavolta con un tweet il ministero turco degli Affari europei: «Grazie alla Dichiarazione del 18 marzo 2016, la media quotidiana degli attraversamenti illegali dalla Turchia verso l’Ue è scesa dai 7mila dell’ottobre 2015 a circa 43. La Turchia ha agito secondo il principio pacta sunt servanda e ha adempiuto a tutti gli obblighi relativi all’accordo del 18 marzo. Purtroppo, l’Ue non ha onorato tutti i suoi impegni». E poi ha aggiunto: «Stiamo ancora aspettando che l’Ue attivi lo Schema di ammissione umanitaria volontaria, che fornirebbe vie legali ai migranti siriani per viaggiare, e che faccia passi concreti sui negoziati di adesione, la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi e l’aggiornamento dell’Unione doganale».

Nel frattempo nel Paese nuovi arresti per il fallito golpe del 2016. Nell’ultima settimana, sono 1.114 le persone finite in manette in tutto il Paese, secondo il ministero degli Interni di Ankara. Dal luglio 2016, circa 90mila persone risultano arrestate in Turchia.

Chiudiamo con la Brexit, perché il capo negoziatore Ue Michel Barnier ha annunciato: «Abbiamo un testo legale di accordo che copre la maggior parte delle questioni». In particolare l’accordo è completo su diritti dei cittadini e conto del divorzio. Resta invece da chiudere la questione irlandese: «È una tappa decisiva ma resta una tappa», ha avvertito Barnier.

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