domenica, Luglio 21

Putin e le sanzioni: ‘Bene apertura Italia. In Ue qualcosa si muove’ Israele: no a Eurovision Song Contest se la competizione non si svolgerà a Gerusalemme. Libia, attacco Usa contro postazioni Isis

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«Le sanzioni, le accusa continue verso di noi, sono tutti metodi per contenere la Russia perché l’Occidente vede la Russia come una minaccia, un avversario. Ma questi metodi non sono nell’interesse di nessuno, solo col dialogo e la cooperazione si può avanzare l’economia mondiale. Ora però qualcosa si muove poiché alcuni nostri partner in Europa iniziano a dire che serve cooperare con la Russia». Vladimir Putin torna a sperare di un ‘cambio del vento’ nei confronti della Russia.

Secondo il presidente, le nazioni occidentali non dovrebbero frenare certi Paesi, come la Russia, ma dovrebbero al contrario stabilire una cooperazione costruttiva. «I nostri partner stanno gradualmente prendendo consapevolezza di questo aspetto. Vedete cosa sta succedendo in molti Paesi, dove la necessità di costruire normali relazioni con la Russia è espressa a livello politico: spero che questo processo acquisterà slancio in futuro», ha aggiunto Putin.

Poi l’affondo agli Usa, prima l’uscita di Washington dall’accordo sulla difesa anti-missilistica, che per il presidente russo è un tentativo di infrangere la parità strategica, «e noi rispondiamo con i nostri moderni sistemi di armamento, che conservano questa parità: serve capirlo e trovare nuove forme di cooperazione che siano adeguate alle realtà moderne. E’ l’ora di mettersi al tavolo dei negoziati ed elaborare un piano di sicurezza europea». Mentre sulla questione dazi ammette che sono di fatto sanzioni a Europa, Canada e Messico: «I nostri partner pensavano che non sarebbero mai stati colpiti da questa politica controproducente legata a restrizioni e sanzioni ma ora vediamo cosa sta accadendo: l’introduzione dei dazi su acciaio e alluminio, non solo per l’Europa ma anche per Canada e Messico, sono sanzioni, anche se in altri termini».

Il ministero degli esteri russo invece all’Ansa ha sottolineato: «Le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Parlamento italiano dimostrano l’intenzione del capo del nuovo governo di cooperare con il nostro Paese: la Russia intende fare altrettanto».

Sale l’attesa per il G7. A lanciare un appello oggi ai colleghi il presidente francese Emmanuel Macron: i partecipanti alle trattative dovranno «essere cortesi e produttivi e cercare di convincere il presidente Donald Trump a mantenere gli Stati Uniti a bordo perché è il nostro alleato storico e abbiamo bisogno di lui».

Passiamo ad Israele, perché Benyamin Netanyahu, a Londra per colloqui con Theresa May e Boris Johnson, insiste: le decine di palestinesi uccisi nelle proteste recenti nella Striscia di Gaza sono stati colpa di Hamas. «Noi abbiamo provato con i cannoni ad acqua, coi lacrimogeni e niente ha funzionato», ha detto, sostenendo che a protestare non erano «dimostranti pacifici, ma militanti di Hamas. Abbiamo provato con altri modi e non ha funzionato. Hamas voleva che morissero».

Ma per il Paese non finisce qui. Il giorno dopo la cancellazione dell’Argentina dell’amichevole di calcio, il ministro dello sport e della cultura Miri Regev ha minacciato di ritirare lo stato ebraico come Paese ospite del prossimo Eurovision Song Contest se la competizione non si svolgerà a Gerusalemme per considerazioni politiche. Il ministro ha spiegato che la gara «avrà un costo di 50 milioni di shekel (circa 12 milioni di euro) e ha lo scopo di lanciare sul mercato il Paese. Per questo dico a titolo personale che se l’Eurovisione non si terrà a Gerusalemme, non è giusto investire quella somma di fondi pubblici. Israele ha una capitale che si chiama Gerusalemme e di questo non si deve vergognare».

E’ di almeno 19 morti e decine di feriti il bilancio dell’esplosione che ieri ha distrutto una moschea alla periferia di Baghdad, in Iraq. Si pensa ad una deflagrazione accidentale di un deposito di armi custodito all’interno del luogo di preghiera.

In Libia invece le forze statunitensi hanno messo a segno un attacco aereo, uccidendo quattro militanti dell’Isis. E’ quanto rende noto il comando militare Usa in Africa. Si è trattato di un raid di precisione, «in coordinamento con il governo libico di unità nazionale». Secondo l’esercito Usa nessun civile sarebbe stato ucciso nell’attacco.

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