giovedì, Dicembre 12

Provvisionato nella rete mauritana

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Una guerra sotterranea non dichiarata, fatta di aree di influenza, aiuti economici e forniture tecnologiche. È quella che da anni Israele e Iran combattono in Mauritania, dove da 10 mesi è trattenuto dalle Autorità locali l’italiano Cristian Provvisionato. Secondo le Autorità mauritane, Provvisionato, che di mestiere fa il bodyguard, è trattenuto in stato di arresto per una sua presunta partecipazione a un’associazione finalizzata alla truffa ai danni dello Stato nel settore della sicurezza.

In Mauritania Cristian arriva nell’agosto del 2015, per conto della società spagnola V-Mind, di cui è titolare l’italiano Davide Castro:  la società ha preso accordi commerciali per rappresentare i prodotti di cyber security di Wolf Intelligence, con sede centrale in Germania. In Mauritania è già presente un esperto di ‘osint’ che deve rientrare in Italia. Secondo il racconto di Cristian, Davide Castro «si rivolse a me dicendomi che l’altro italiano presente in Mauritania doveva rientrare urgentemente per motivi personali e non aveva altri dipendenti disponibili… mi disse di non preoccuparmi benché non fosse il mio settore lavorativo…».

L’operazione in Mauritania, gestita da Wolf Intelligence e V-Mind, doveva essere semplice, quasi di routine per un Paese africano alle prese con disparità sociali macroscopiche, opposizioni interne sempre pronte al colpo di Stato e minacce jihadiste ai confini. Una di quelle transazioni che affiorano di rado sulla stampa internazionale e di cui pochi vengono a sapere. Il Governo mauritano stava cercando di acquistare alcuni sistemi per il controllo remoto di computer e cellulari, l’ultimo dei quali avrebbe dovuto arrivare proprio da Israele, come ci spiega in questa intervista Manish Kumar, responsabile tecnico della Wolf Intelligence.

Il Presidente mauritano, Mohamed Ould Abdel Aziz, al potere arriva con un colpo di Stato nell’agosto del 2008, a  tre anni di distanza dal precedente golpe nel Paese. Quando viene eletto Presidente, nel luglio del 2009, Aziz sul fronte interno ha già fatto le sue scelte: allearsi con gli islamici di Tawassoul, il cui partito era stato legalizzato dal suo predecessore. Un modo efficace per tenere a bada spinte più estremiste.

Tawassoul, però, chiede le sue contropartite: è da sempre ostile alle relazioni diplomatiche che la Mauritania ha instaurato, fin dal 1999, con Israele. Un affronto per gli islamisti, anche perché la Mauritania era uno dei pochi Stati della Lega Araba a ospitare una rappresentanza ufficiale di Israele. È questione di poco tempo perché le cose cambino.  Nel febbraio 2009 la Mauritania richiama il suo Ambasciatore in Israele. Poco dopo, il 6 marzo, il Ministero degli Esteri della Mauritania comunica allo staff dell’Ambasciata israeliana a Nouakchott, la capitale, che ha 48 ore di tempo per lasciare il Paese. Il 21 marzo 2010 tutte le relazioni diplomatiche tra i due Paesi vengono ufficialmente chiuse.

L’Iran non perde tempo. Nel marzo 2009 il Ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki visita Nouakchott e promette di proseguire i lavori di costruzione del ‘Cancer Patients Hospital Project’ iniziati dal Governo israeliano. Assicura più dottori e attrezzature di quelle che Israele avrebbe offerto. Nel gennaio 2010 il Presidente Aziz è in visita ufficiale in Iran, la prima da decenni per un capo di Stato mauritano. I rapporti diplomatici tra i due Paesi vengono riallacciati. Si stabiliscono collaborazioni in vari campi.

Nel gennaio del 2012 la stampa araba e la televisione libanese ‘Al Manar‘, vicina a Hizbullah, riportano una notizia singolare: le Autorità mauritane avrebbero scoperto una rete di spionaggio del Mossad nel Paese. La rete, prontamente sgominata, sarebbe stata composta da uomini di affari. La notizia viene riportata anche dai giornali israeliani.

Quando nel luglio 2015 Wikileaks rivela al mondo le mail della società italiana Hacking Team con i retroscena delle transazioni per l’acquisto delle soluzioni tecnologiche destinate alla Mauritania, uno dei primi nomi a emergere è quello di Manish Kumar, il tecnico indiano di Wolf Intelligence,  in contatto anche con Hacking Team. Non è un dettaglio senza importanza: Manish Kumar è l’uomo che avrebbe dovuto acquistare dal fornitore israeliano a Tel Aviv l’ultima soluzione tecnologica, quella per il controllo dei telefoni cellulari.

I giochi in Mauritania sono stati scoperti: di mezzo c’è un dispositivo di controllo remoto che deve venire da Israele. Per il Presidente Mohamed Ould Abdel Aziz potrebbe essere un problema interno di  ardua gestione con gli islamici di Tawassoul. Un’operazione difficile da spiegare anche agli iraniani. L’affare di Wolf Intelligence salta, forse anche per questo. E gli italiani mandati da V-Mind si ritrovano nel mezzo della rete: resta da capire perché -e i silenzi non aiutano. Sul tappeto restano troppi interrogativi.

Sul perché la società V-Mind abbia mandato due italiani in Mauritania nell’agosto del 2015, Manish Kumar si è espresso così con noi: “Noi non capiamo perché… non sono coinvolti nel contratto commerciale e non erano parte della nostra società. Penso che si tratti di qualcosa d’altro… Noi abbiamo mandato una lettera al Governo (mauritano) per chiarire, ma non è successo niente. Penso che il caso si risolverà automaticamente“. Eppure, Wolf Intelligence era la società che forniva i prodotti di cyber security a V-Mind.

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