sabato, Dicembre 14

Provvisionato: da 10 mesi ‘ostaggio’ in Mauritania

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È italiano ed è trattenuto dal Governo della Mauritania da dieci mesi, prigioniero in un’accademia della Polizia locale. Nella sua vicenda ci sono tutti: una società di intelligence che vende prodotti cyber tecnologici, sfuggenti intermediari internazionali, personaggi vicini ai servizi segreti italiani e uomini dell’apparato dei servizi segreti mauritani. Lui, l”ostaggio’, è Cristian Provvisionato, 42 anni. L’accusa che gli rivolge il Governo mauritano è di truffa informatica ai danni del Paese.

La famiglia racconta che per Cristian, di mestiere bodyguard, tutto comincia nell’agosto del 2015, quando riceve, dall’italiano Davide Castro e dalla sua agenzia di consulenza spagnola, V-Mind, l’incarico di recarsi in Mauritania. Cristian non firma un contratto, ma conosce Davide Castro perché ha già lavorato per Vigilar Group, società di investigazioni, sicurezza e intelligence di Milano, di cui  è socio il padre di Davide, e di cui Davide stesso è il responsabile divisione Estero.

Il lavoro di Cristian, raccontano i famigliari, è apparentemente semplice: andare dieci giorni in Mauritania, dove la V-Mind ha preso accordi commerciali per rappresentare i prodotti di cyber security di una compagnia straniera, l’indiana Wolf Intelligence, e presenziare a un meeting. Serve un italiano per fare bella figura. Compenso: 1.500 euro alla settimana. A Cristian dicono che tutto è legale. «Il mio referente… mi disse che era tutto legale e che le persone di questa società erano affidabili dopo investigazioni svolte dal referente stesso. Ho una mail mandatami dallo stesso referente che lo prova», scrive Cristian in una lettera aperta dalla Mauritania. «Si rivolse a me dicendomi che l’altro italiano già presente in Mauritania doveva rientrare urgentemente… Inoltre mi disse di non preoccuparmi. Benché non fosse il mio settore lavorativo (mi occupavo da poco di ‘close protection’), il mio compito sarebbe stato solo di supporto al tecnico indiano che sarebbe dovuto arrivare per una dimostrazione, quindi non era richiesta una specifica conoscenza informatica da parte mia».

In Mauritania non ci sarà nessun meeting, non arriverà nessun tecnico indianoCristian parte il 16 agosto 2015. All’arrivo a Nouakchott, la capitale, le Autorità locali, dopo avergli  rilasciato il visto, trattengono il suo passaporto. Il 1° settembre lo arrestano. La famiglia in Italia perde i contatti con lui fino a dicembre 2015, quando dal Console italiano in Marocco viene a sapere che è detenuto in un’accademia della Polizia locale. Il 21 febbraio 2016 i familiari riescono ad incontrarlo per la prima volta in Mauritania: Cristian, che soffre di diabete, è irriconoscibile. Ha perso 30 chili, ha barba e capelli lunghi. Il 10 maggio Cristian ha avuto la sua prima udienza in Tribunale. A oggi ancora non è chiaro se le accuse di truffa informatica nei suoi confronti siano state confermate.

Secondo il giornale locale ‘al-Akhbar‘, la Mauritania avrebbe perso un milione e mezzo di dollari in un tentativo, poi fallito, di acquistare materiali di spionaggio. A supervisionare l’operazione sarebbe stato il Consigliere del Presidente della Mauritania, Ahmed Ould Bah. I primi contatti per l’acquisto dei materiali sarebbero stati  presi con la società italiana Hacking Team, con sede a Milano, e l’affare sarebbe andato a monte per una questione di prezzo. I rapporti tra Hacking Team e Mauritania, in effetti, emergono quando un attacco hacker alla società milanese rivela al mondo l’elenco dei suoi clienti, tra i quali figura il Governo del Paese africano. Ed è qui che entra in gioco la società indiana Wolf Intelligence. Secondo una relazione depositata agli atti dalla famiglia di Cristian, Ahmed Ould Bah, nel luglio 2014, incontra a Doha, in Qatar, Manish Kumar, responsabile tecnico di Wolf intelligence, la società che fornisce i prodotti alla V-Mind. Nel dicembre 2014 Ahmed Ould Bah e Manish Kumar raggiungono un accordo di vendita: 13  soluzioni tecnologiche per il controllo remoto di  dispositivi elettronici al prezzo di due milioni e mezzo di dollari. Ahmed Ould Bah paga una tranche iniziale per conto del Governo mauritano e le prime dodici soluzioni vengono consegnate. Poi qualcosa va storto.

Secondo la relazione, la tredicesima soluzione tecnologica doveva essere consegnata da un tecnico in Israele. Per qualche ragione, Manish Kumar non riesce ad acquistarla e a portarla in Mauritania. Il Governo mauritano, che nel frattempo ha già pagato un milione e mezzo di dollari, si sente truffatoNell’agosto del 2015 arresta l’unico uomo presente in quel momento  nel Paese legato a una delle società con cui l’affare andato storto: Cristian Provvisionato.

Attualmente la Farnesina sta seguendo il caso tramite l’Ambasciatore italiano a Rabat, in Marocco: è l’unico a poterlo fare perché in Mauritania l’Italia ha solo un Consolato onorario. Il 18 maggio, in occasione della Prima Conferenza Ministeriale Italia-Africa a Roma, accade qualcosa che forse non ci si aspettava. La Mauritania non invia alla conferenza un proprio Ministro e lascia che sia l’Ambasciatrice in Italia e presenziare l’incontro. La detenzione di Cristian Provvisionato e la vendita dei materiali per il monitoraggio remoto potrebbero essersi trasformate in un caso diplomatico.

Tra l’altro, ci sono altri elementi su cui riflettere. La società spagnola V-Mind, di cui Wolf Intelligence è fornitrice, ha chiuso nel marzo 2016. Era stata avviata il 1 gennaio 2015, proprio quando era andato in porto l’affare tra Manish Kumar e il Governo mauritano. Cristian Provvisionato rimane ostaggio in Mauritania, preso nella rete di un gioco molto più grosso di lui. La famiglia ci dice anche che l’account email di Cristian, che conteneva tutte le tracce dei rapporti con chi lo aveva ingaggiato, è misteriosamente bloccato. Alla madre, Doina Coman e al fratello Maurizio, Cristian dopo alcuni giorni in Mauritania confidò che alcune delle persone per cui lavoravadietro la facciata facevano intendere di agire per conto dei servizi segreti italiani“. Doina non ha dubbi: “Lo hanno incastrato”.

Il 19 aprile 2016 la famiglia ha avviato un procedimento penale in Italia volto ad accertare se il trattenimento di Cristian Provvisionato possa costituire un reato perseguibile anche nel nostro Paese.

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