domenica, Agosto 25

Proteste in Francia, bloccati trasporti e servizi Manifestazioni e spari per l'ingresso del Presidente libico Serraj a Tripoli

0

La proposta di riforma della normativa sul lavoro in Francia voluta dal ministro Myriam el Khomri non è stata presa molto bene dai francesi che oggi hanno iniziato una protesta che rischia di far scatenare il caos nel paese. In seguito agli attentati di Parigi e di Bruxelles le misure di sicurezza sono notevolmente aumentate e per prevenire ulteriori disordini ci sarebbero stati «diversi fermi» davanti a un liceo nell’ovest di Parigi, per «lancio di oggetti», e in banlieue, per «porto d’armi». Intanto, circa 200 manifestazioni sono partite in tutta la Francia; sulla Place de la Nation della capitale sono affluite diverse centinaia di persone, nonostante la fitta pioggia, per il corteo partito nel primo pomeriggio. L’impatto dello sciopero sugli automobilisti è stato durissimo: circa 650 chilometri di code. Gli scioperi dei dipendenti delle compagnie di trasporto sono stati la causa dei principali problemi: sulle linee della RER – la metropolitana regionale che porta i lavoratori dalla banlieue al centro e viceversa – circola un treno su due. Meno grave la situazione nel centro di Parigi, dove la metropolitana è soltanto rallentata del 25 %. Nonostante si pensasse potesse essere solo superficiale il loro coinvolgimento, anche gli aeroporti non sono stati esenti dalle proteste su larga scala dove un volo su cinque è annullato all’aeroporto parigino di Orly, e la media dei ritardi è di 30 minuti sui decolli. Scarso l’impatto nello scalo di Charles de Gaulle. Un altro duro colpo per il Presidente Francois Hollande che avrà da lavorare duro per ripristinare la situazione di normalità dato che persino gli attracchi ai porti di Le Havre e Rouen, nel nord sono stati bloccati. La ministra El Khomri, intervistata alla radio, ha ribadito di avere come missione «il riassorbimento della disoccupazione» e di essere convinta che il fronte sindacale non sia compatto nella contestazione sostenendo che «le ragioni che possono giustificare il licenziamento economico, uno degli aspetti più criticati del suo progetto di legge, possono essere diverse a seconda della dimensione aziendale».

Alla stregua delle proteste parigine ma amplificate da una situazione economica e politica molto più drammatica sono le manifestazioni in corso a Tripoli, il Libia. Un capomilizia di Misurata, Salah Badi, «ha – infatti – guidato una manifestazione» in piazza dei Martiri a Tripoli contro l’arrivo del premier designato libico Fayez Al Serraj. Forze della milizia ‘Rada’ guidata dai Abdul Rauf Kara, sono intervenute per disperdere i manifestanti mentre era stato dato fuoco al podio per il comizio del Presidente di unità nazionale, che con evidente difficoltà – e nonostante gli accordi del dicembre scorso in Marocco – non riesce a trovare un file rouge che unisca le oltre 150 tribù etniche presenti nel territorio libico. Il Congresso libico, cioè il governo di Tripoli (Gnc), fa «appello a tutti i rivoluzionari a schierarsi contro questo gruppo di intrusi, che infiammerà la situazione a Tripoli e ci imporrà la tutela internazionale». Lo si legge in un comunicato del Gnc, che bolla come “illegale” l’ingresso di Fayez al Serraj, il premier designato del governo di unità nazionale sotto egida Onu, e del suo Consiglio presidenziale nella capitale libica. Il premier del governo di Tripoli, Khalifa Ghwell, in una conferenza stampa ha detto che Serraj «ha due opzioni: consegnarsi alle autorità oppure tornare a Tunisi». Serraj- ha aggiunto Ghwell – «è pienamente responsabile del suo ingresso illegale» a Tripoli. Le maggiori accuse mosse dall’opposizione a Serraj è che sia una pedina occidentale messa per favorire le lobbies economiche e politiche europee.

A giovare degli accordi economici con una super potenza sarà da oggi in poi l’Argentina che ha approvato nella notte fra mercoledì e giovedì un accordo con i creditori negli Stati Uniti, ponendo fine a una disputa di anni, che ha reso il paese un posto difficile dove fare business e gli ha impedito di raccogliere finanziamenti. Nel breve periodo Buenos Aires pagherà 4,65 miliardi di dollari, il 75 % della somma richiesta dai fondi d’investimento statunitensi. I creditori reclamavano il rimborso integrale dei titoli di stato in loro possesso e su cui l’Argentina si era dichiarata insolvente nel 2001.

Il rappresentante della Russia presso la Nato, Aleksandr Grushko risponde al rafforzamento della Nato in Europa sostenendo che la Russia non sarà «osservatore passivo». «Noi gradualmente realizziamo tutte quelle misure militari che riteniamo necessarie per compensare questa presenza rafforzata e non giustificata da nulla». Oltre alla definizione di un rafforzamento «asimmetrico», l’uomo di Mosca ha definito la risposta «calibrata a tal punto da corrispondere alla nostra visione sul grado della minaccia militare e da essere massimamente efficace e non estremamente costosa». Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono ha pronto un piano per schierare in maniera permanente truppe, tank e veicoli corazzati lungo il confine est della Nato per prevenire ogni tipo di aggressione da parte della Russia.

Intanto, il primo gruppo di sminatori russi è arrivato alla basa di Latakia, in Siria. «Un’unità dell’International Mine Action Center è del tutto autonoma ed è dotata dei più moderni sistemi di sminamento è protezione», ha commentato il ministro della Difesa. La missione dell’unità russa è quella di iniziare a bonificare da ogni ordigno le infrastrutture base di Palmira nonché la parte storica.

Il vicino Egitto ha annunciato di aver creato una «squadra d’inchiesta» per coordinare le Procure coinvolte nelle indagini sull’uccisione del ricercatore Giulio Regeni. «Vista la diversità dello spazio geografico dove sono state rinvenute le prove durante le indagini sulla morte di Regeni, il procuratore generale ha ordinato la formazione di una squadra d’inchiesta dell’Ufficio del procuratore generale per proseguire le inchieste sull’omicidio al fine di giungere alla verità», si annuncia in un comunicato. Un altro tentativo per calmare le acque dopo l’evidente tentativo di depistaggio messo in atto dalle autorità egiziane in cui hanno fatto presumere che l’efferato omicidio del ricercatore italiano potesse essere stato compiuto nell’ambito di una rapina. Intanto il caso raggiunge portata mondiale, centinaia di immagini e manifestazioni stanno arrivando all’unità di crisi della Farnesina, alla famiglia di Giulio e sui social network in solidarietà.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore