mercoledì, Novembre 25

Proposte Ue sulla Siria, ma decidono Usa e Russia

0
1 2


Le opzioni per porre fine alla guerra in Siria sono state discusse a metà maggio dal Parlamento europeo, per far fronte a quella che ormai è definita la peggiore crisi umanitaria dalla Seconda Guerra Mondiale. Nel marzo 2017, l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue, Federica Mogherini, aveva già presentato ‘una comunicazione congiunta’ sulla strategia UE in Siria. I metodi e le misure per porre fine alla guerra sono stati posti in discussione tra martedì 16 e giovedì 18 maggio con la Mogherini, votando al termine una risoluzione in cui si pone la questione siriana in tutta la sua drammaticità e si condannano le gravi violazioni dei diritti umani che si stanno perpetrando. Per effettuare un’analisi sul possibile ruolo dell’Europa rispetto alla crisi siriana, abbiamo intervistato il prof. Massimiliano Trentin, docente di Storia delle relazioni internazionali in Medio Oriente allUniversità di Bologna, che ha trattato in numerose pubblicazioni il tema della ridefinizione degli equilibri anche in Siria a seguito dell’avanzata dello Stato islamico.

L’Europa ha o no una politica per la Siria? Se sì, quale? E quali i rapporti con il governo di Assad?

Sì. Le caratteristiche di tale politica sono il sostegno alle forze politiche di opposizione, contro il governo di Damasco, definito semplicemente come ‘regime’. Quindi, in un conflitto politico come questo, si definisce da parte europea una posizione strategica a favore di uno dei contendenti, quando però le opposizioni sono molto diverse tra di loro. Questo è il primo elemento, confermato in maniera assoluta nel discorso della Mogherini al Parlamento europeo, mitigato da riferimenti ad incontri della diplomazia internazionale, quindi dalle Nazioni Unite, a Staffan de Mistura (inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, ndr), come anche dal sostegno ad altre iniziative parallele[1]. Mitigato nel senso che quelle iniziative sono più complesse e lasciano delle aperture anche nei confronti del governo di Damasco, in quanto soggetto legittimato a prendere parte ad una soluzione di compromesso. D’altra parte, di principio, se una soluzione politica di compromesso può esserci, deve esserci anche il governo di Damasco altrimenti con chi si fa il compromesso? Viene confermato quello che l’Europa ha continuato a fare sin dal 2011, dallo scoppio della crisi: sostegno alle opposizioni, con una malcelata rassegnazione a dover comunque riconoscere anche il governo.

Ferme restando le posizioni dei diversi Stati membri…

Quanto detto interessa il livello istituzionale europeo; poi, all’interno dei vari Stati membri le posizioni sono molto più diversificate, tra di essi, alcuni, specialmente quelli dell’Europa dell’Est, come la Repubblica Ceca, hanno mantenuto relazioni diplomatiche a Damasco. In maniera ufficiosa, dagli addetti diplomatici di moltissimi Paesi europei, tra cui anche l’Italia, è stata manifestata la preoccupazione che la completa delegittimazione, esclusione del governo di Damasco porterebbe ad un collasso completo di tutte le strutture statuali ora esistenti o sopravvissute, con le conseguenze inevitabili e disastrose che abbiamo già testimoniato nel caso iracheno. Questa considerazione è evidente e ha portato alcuni Paesi ad essere più cauti negli atti di fatto.

Dopo anni di guerra, quale potrà essere il prezzo da pagare per l’Europa che vuole essere al tavolo dei negoziati per la Siria e che però solo adesso si sta affacciando ad un intervento?

Non penso che l’Europa avrà un ruolo politico e diplomatico da giocare nella soluzione del conflitto in Siria, perché si può trovare una soluzione politica, ma i caratteri di tale soluzione saranno dettati da chi oggi ha una forza militare. Il conflitto in questione è sì politico, ma è determinato da interventi militari e questo è un elemento che purtroppo va considerato e l’Europa non c’è da questo punto di vista, come è stato anche detto in maniera esplicita. Potrà eventualmente giocare un ruolo nei processi successivi, di ricostruzione e quant’altro, ma anche in questo caso vi sono non pochi dubbi, perché si sostiene che i costi della ricostruzione vadano sostenuti da chi ha causato i danni. Dal punto di vista di Bruxelles, la responsabilità cade in toto sul governo di Damasco, quindi è una presa di distanza nei confronti della speranza di un ruolo dell’Europa, già marginale dal punto di vista politico. L’altro motivo per cui ad oggi l’Europa non potrà giocare un ruolo politico e diplomatico è dato dal fatto che l’Unione ha confermato di voler continuare a spingere per indagare e portare in giudizio i responsabili di crimini contro l’umanità: ciò è perfettamente in linea con i principi delle politiche europee, ma nel caso in questione, non ci potrà essere, a mio avviso, una chiara vittoria politica o militare nel conflitto in Siria, in cui i perdenti vadano giudicati dal diritto internazionale. Ciò costituisce un fortissimo impedimento alla possibilità per l’Ue di interloquire in maniera completa con le forze del governo di Damasco che sopravvivranno alla guerra, al di là della singola figura del presidente, rilevante sì, ma non necessariamente in futuro. Ciò rappresenta un forte limite nei confronti del riconoscimento di tutte le parti in causa, compreso il governo italiano, del fatto che l’Unione europea possa svolgere un ruolo di mediazione. Se tutto quello che succede in Siria ricade sotto la responsabilità del governo di Damasco, ciò limita i margini di manovra.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore