giovedì, Ottobre 29

Prometeo si vergogna: uomini dipendenti dai robot Civiltà delle macchine 1. Siamo ancora umani, quanto, come, in che senso? Soprattutto alla luce, o all’oscuro procurato da un entità biologica chiamata virus che esiste ed agisce in natura e con cui sta cercando di fare i conti il mondo intero

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Pensiero lento vs velocità elettronica

Prolegomeni

Un tema sociale epocale di questo secolo concerne la descrizione dei mutamenti sociali strutturali del mondo occidentale, estesi e rielaborati con modalità diverse anche in Oriente, dinanzi alla penetrazione del paradigma poi sistema della tecnica nelle vite degli esseri umani. Ovvero si parla della vita quotidiana di ciascuno di noi in vicinanza con le macchine, ci riguarda tutti. Sono i temi dell’umano e del postumano, del naturale e dell’artificiale, nei modi in cui l’ambiente sociale convive con automi e sostituti di ogni specie. In attesa degli elaboratori a guida autonoma, robot che pensano capaci di produrre altri robot. Ed allora lì il mondo sarà già un’altra cosa, con la specie umana vivente (su robot e cyborg come forme viventi ‘altre’ non entro per ora nel merito) in via di estinzione. Una natura ed una tecnica entrati in rotta di collisione in questo anno che poteva rimanere già solo bisestile, per chi è superstizioso, ma che con il virus ha voluto strafare. E giù riflessioni tra chi afferma che è un messaggio che la natura ci manda per fermare il nostro iperbolico viaggio verso un futuro di astrazione che ha sempre più contorni complessi da gestire controllare utilizzare. Oppure chi dice che dobbiamo ancor più velocizzare procedure e decisioni per salutare l’obsoleto mondo analogico e declinare nel ‘mondo nuovo’ digitale un rinnovato mondo di uomo in interazione e scambio con un mondo robotico che diffonde le sue funzioni nelle pratiche sociali quotidiane. Come che sia, adattamento della specie umana a forme autonome intelligenti, o convivenza uomo-macchina, è indubbio che di stupore,fascino, timore, terrore, trasudino pelli e menti delle nostre vite umane. Questa riflessione ha un antefatto che si attaglia bene al tema per le sue forti implicazioni pratiche, filosofiche e simboliche. Una notizia a suo modo eclatante riportata da Franceschini (‘la Repubblica’, 22 agosto 20). Uno di quei temi che seppur circoscritti a studiosi ed addetti ai lavori coinvolge l’agire sociale di tutti nel mondo globale. Emblematico per le premesse e preoccupante per gli effetti, tra rivincita dell’uomo sulle macchine o intelligenza umana che batte intelligenza artificiale.

ANTEFATTO La notizia è questa: nella brexitiana ex Grande Bretagna, o ex Regno Unito, causa pandemia condotta su un’improbabileimmunità di gregge, agli studenti è stata impedita una condivisa presenza fisica. E dunque come altrove, ma non in Italia dove almeno stavolta tra difficoltà governative e fiorire di interpretazioni, non si sono tenuti gli esami di maturità. Allora il clownesco premier dal capello arruffato stile simil ‘uno qualunque’, lui uscito da Eton, luogo di élite culturale, ma i populisti si sa truccano le carte per ‘sembrare’ come poveracci e gli ultimi, un’idea segno di tempi bui per colpa di questi personaggi. Per risolvere il problema ha la stravagante, ma non tanto, nonché strabiliante, ma non molto, idea di affidare la valutazione del corpo studentesco a chi, ad umani? direte, eh no, gli umani sono sorpassati, ad un algoritmo. Che significa, dal Garzanti, procedimento sistematico di calcolo: algoritmo algebrico in logica matematica, procedimento meccanico che permette la risoluzione di problemi mediante un numero finito di passi | (inform.) serie di operazioni logiche e algebriche, espresse in linguaggio comprensibile al computer, la cui sequenza costituisce un programma. Insomma è un metodo sistematico di calcolo dallo schema uniforme. Tutto bene? Forse no, perché il nodo centrale è l’input umano con cui viene costruito un sistema che fornisce risultati prodotto di ‘logica’ interna. Ovvero le variabili inserite da umani, l’input, con cui il sistema sfornerà output. Ciò che inserisco, la macchina nel suo sistema binario mi darà la risposta che io avrò ‘premesso’ in fase di progettazione. Quale è stato il risultato per gli studenti inglesi? I voti usciti sono per milioni di studenti molto più bassi di quanto gli studenti si aspettavano. Tutti o quasi ignoranti, sarà la fotografia oggettiva di un’ignoranza di massa? Non proprio. Il fatto è che “l’algoritmo era basato sul rendimento accademico di ogni singola scuola nel passato, tendendo a privilegiare quelle private, che in GB sono poche, elitarie e costosissime, rispetto alle statali”!! Nella sostanza, il misterioso algoritmo che ormai nel mondo tecnologico globale complesso è utilizzato per numerose classi di fenomeni ha semplicemente “discriminato gli studenti più poveri a vantaggio di quelli più ricchi!! (un esempio su tutti: a Los Angeles i semafori sono governati da algoritmi. Come ormai da molte parti, come per i treni, le metropolitane. Se si bloccano, vanno in tilt provocando migliaia di incidentiche l’uomo, prima progettista ora mero manutentore,registra solo come output disastroso senza potervi porre rimedio, salvo che nel rifare la progettazione o nei casi di passaggio a, udite, ‘controllo’ umano). Dunque l’algoritmo inglese era stato regolato e tarato a favore dei ricchi contro i poveri. Pensate che sia un caso? Allora prestate un poco di attenzione alle migliaia di fenomeni sociali quotidiani in cui la povertà è ormai uno ‘stigma’ mentre la ricchezza viene costantemente esaltata. E poi magari con uno sforzo di interesse e tempo, che solo rende più accorti e critici, leggetevi qualche statistica mondiale sugli ultimi 30-40anni per constatare con dati ufficiali come sia spaventosamente aumentata la forbice delle disuguaglianze nel mondo. Non vi fidate perché vedete qualcuno intorno a voi che non pare passarsela così male? Ed allora avete due strade: o fate i negazionisti come gli estremismi di destra nazionalpopulisti dei vari Trump, Putin, Bolsonaro, Salvini, Meloni e tutte le destre cristiane preconciliari e politiche di neonazisti, oppure assumete postura umana da homo sapiens e vi sfogliate le oltre 1200! pagine dell’ultimo lavoro di Thomas Piketty su ‘Capitale e ideologia’ dedicato alle disuguaglianze nel mondo partendo dalle società schiaviste ad oggi. Della serie: o si studia o si tace. Se è la seconda che hai detto, allora ne troverete moltissimi a destra. Mentre nella ex sinistra vige il canone della smemoratezza. Oggi al contrario si ignora e dunque si straparla. Esito della vicenda in Inghilterra? Il ministero dell’Istruzione con la brutta figura ha dovuto far ripetere le valutazioni ed il giudizio è stato formulato dagli insegnanti con tutta evidenza già confidenti ed a conoscenza delle capacità dei loro studenti. Piccola chiosa: i tempi sono proprio cambiati, in passato, il ministro di un Paese protestante dopo una figuraccia simile si sarebbe dimesso o sarebbe stato sollevato. Oggi è tutta un’altra cosa, è mutato profondamente lo stato morale della società, la considerazione strumentale sul restare al governo, il rispetto dovuto agli elettori e cittadini. Risultato dei giudizi? I giovani meritevoli, benché poveri o di quartieri disastrati, andranno ad Oxford o Cambridge. Quotidiani dei ‘ricchi’ come il ‘Financial Times’ hanno titolato a proposito della fiducia di cui vado delineando orizzonte e contenuti,non fidarsi degli algoritmi per prendere decisioni che possono cambiarti la vita”, o l’Economistl’applicazione troppo entusiastica del management scientifico indebolisce il settore pubblico”, i corsivi sono miei. Ve lo immaginate in Italia un fogliaccio conservator-destrorso titolare in questo modo? Con quelle teste di … che ci si ritrova? Basta vedere chi li dirige per capire. Inoltre, come lo titolerebbe ‘la Repubblica’ di oggi ai tempi della sua svolta moderata-destrorsa con la nuova proprietà Fca? Il fatto è eclatante. Intanto perché comunque lì hanno fatto ripetere le valutazioni per selezionare ‘realmente’ giovani capaci. Qui da noi si sarebbero levati gli strali ad minchiam di: Governo, esponenti di forze politiche di maggioranza, di opposizione di destra, dei giornali di, ops stavo per scrivere di sinistra, guardate che fa il riflesso intellettivo condizionato dal passato quando c’era un’entità politica chiamata ‘sinistra’. Che oggi è ‘sinistra’ per ciò che non è, un ectoplasma di politici e burocrati di professione (non certo come il politico di professione di Weber, nella sua conferenza famosa del 1921!) in cerca di più niente.

Dunque nel tema algoritmi sono rappresi quesiti concernenti le modificazioni impresse nella vita sociale del XXI secolo attorno a due concetti-chiave: la funzione di ripetibilità o riproduzione della tecnica e l’alea di imprevedibilità connessa all’agire individuale sociale. Quanto più sono andati diffondendosi i canoni della riproducibilità seriale nella produzione di manufatti e nella ripetizione delle forme artistiche, tanto più il gioco sociale e simbolico incrocia la questione contraddittoria tra ordinamento classificatorio del mondo ed inevitabile, per fortuna ineliminabile, contraddittorietà caotica del pensiero e dell’azione.

I due concetti accennati alludono a temi che suscitano diversi interrogativi: siamo ancora umani, quanto, come, in che senso? Soprattutto alla luce, o all’oscuro procurato da un entità biologica chiamata virus che esiste ed agisce in natura e con cui sta cercando di fare i conti il mondo intero. Tra vaccini quasi pronti, prossimi, forse tra due anni, anticipatori di altre specie, pare oltre 600, di virus che esistono da sempre. In natura, che è là dopo la rivoluzione industriale ormai troppo vicina agli umani per colpe di questi ultimi. Disboscare il pianeta, checché ne pensi l’estremista destrissimo Bolsonaro, secondo il quale l’Amazzonia è affare del solo Brasile, essendo troppo stupido e dunque pericoloso, come sovente a destra, poi the Donald docet, è un crimine, il carbon fossile ed il CO2 desertifica la Terra, il permafrost in Antartide sta fuoriuscendo dal terreno, ecc. alla luce di tutto ciò, appare palese che il grande tema del mondo, cui molto è subordinato, concerne il confronto tra “naturale” ed “artificiale”, dove nel primo termine ricomprendo tutto ciò che si muove attorno alla sfera d’azione umana fino ad un contatto con la tecnologia in cui l’umano ancora prevalga sul complesso macchinico. Cosicché, come si intersecano tecnica e vita, natura e cultura, individuo e specie; quanto di umano, in senso epistemologico e cognitivo, è ancora in noi e come stiamo comprendendo elaborando assorbendo, ovvero accogliendo, l’artificiale quale tecnica che da protesi funzionale dei nostri sensi ed apparati si è trasferita in modo massiccio e diffuso nell’‘ambiente delle nostre vite quotidiane?

Propaggini di noi, come l’algoritmo appunto, che modificano la realtà e ci inducono ad un’attenta verifica circa le condizioni in cui permane il nostro umanesimo e contestualmente valutare le trasformazioni, gli sviluppi e gli esiti che le cognizioni tecniche odierne propongono negli scenari di postumano.

Questi temi solo in apparenza lontani da attività ed interessi quotidiani, impongono uno sguardo più attento allattuale realtà sociale e culturale contemporanea.

Se così proviamo ad impegnarci per cercare di cogliere l’orientamento di tali mutamenti, talora impercettibili tal’altra massivi, che l’organizzazione della società impone sul dispiegarsi della nostra vita sociale ed individuale quotidiana, potremo meglio cogliere il significato ed il senso insiti in queste trasformazioni ‘rivoluzionarie’.

Fatte queste opportune precisazioni, occorre domandarci perché ‘Prometeo si vergogna’ ( G. Anders), di che cosa, quanto? Perché proprio il protagonista della tragedia Prometeo incatenato di Eschilo sopporta il carico di un peso oltremodo incombente, essendosi arrogato il diritto di sottrarre il fuoco agli dei per darlo agli uomini?

Il tema evidenzia un paradosso dinanzi a noi, ciechi per un affievolirsi di un pensiero critico oggi in difficoltà nel tracciare una traiettoria che superi la linearità delle evidenze, per avventurarsi negli interstizi di una realtà sociale e simbolica resa più articolata e complessa dal pluralismo delle ipotesi in campo, dei soggetti sociali che vi agiscono e dei sistemi strutturali che si confrontano. (segue)

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.