mercoledì, Agosto 21

Primato del riso cinese nella conquista dell’Africa La Cina nel 2017 ha venduto più di 781.000 tonnellate di riso a circa 40 Nazioni africane

0

L’Africa sta praticamente ridisegnando il panorama della propria alimentazione sotto la spinta delle proprie necessità di controbilanciare l’andamento dei prezzi di cibi e derrate sulle piazze internazionali ma anche per motivazioni di carattere commerciale che oggi determinano persino il cambiamento delle abitudini alimentari di un Continente vasto e molto variegato. Il riso, ad esempio, è stato ed è da lungo tempo, un alimento fondamentale delle varie cucine africane ma per motivi di costo, poiché viene grandemente importato, alcune Nazioni stanno riconvertendo le proprie abitudini con cibi sostitutivi più economici, come –ad esempio- la pasta all’italiana che, con una altrettanto facilmente abbordabile lattina di conserve di pomodori, consente di sfamare facilmente la propria famiglia, il giorno in cui si voglia mangiare qualcosa di “esotico” ma non troppo costoso. Questo spiega il successo della pasta e della pizza nel Mondo.

Per quanto riguarda il riso, i principali attori sulla scena internazionale sono prevalentemente asiatici, Thailandia, Vietnam e ovviamente Cina unitamente all’India. Proprio queste Nazioni sono oggi i principali protagonisti di una vera e propria guerra nella competizione, con ciò che ne deriva nella individuazione di specie di riso più adatte all’esportazione, più resistente, più o meno economico o di nicchia, ibrido, OGM e così via. Per lungo tempo, decenni possiamo dire, la Thailandia ha primeggiato nel mondo sia nella qualità delle proprie varietà di riso esportate sia nella quantità. Recentemente, sono apparsi sulla scena internazionale altri competitor locali che presto hanno conquistato un posto al sole sulla scena mondiale, come il caso del Vietnam, diretto competitor della Thailandia. Al netto del proprio fabbisogno interno (un miliardo e 300 milioni di abitanti circa, corre obbligo di aggiungere) la Cina è sempre riuscita ad esportare notevoli quantità ma che non le hanno consentito di primeggiare in questa speciale classifica del riso prodotto ed esportato.

Il vento sta cambiando. Le esportazioni di riso dalla Cina verso l’Africa lo scorso anno sono cresciute al punto che oggi la Cina è –de facto- il secondo più grande produttore al Mondo del prodotto base mostrando chiaramente uno sviluppo della produzione e delle risorse accantonate come effetto degli interventi governativi a sostegno del comparto agricolo cinese. Già le stime attestano una ulteriore crescita nelle esportazioni di riso cinese anche per il 2018, man mano che i compratori africani riconvertono i propri acquisti e man mano che le scorte del diretto competitor thailandese vanno assottigliandosi.

La Cina nel 2017 ha venduto più di 781.000 tonnellate di riso a circa 40 Nazioni africane comprese Costa d’Avorio e Senegal, cioé più di 74.000 tonnellate in più rispetto all’anno precedente, secondo quanto riscontrabile attraverso i dati resi noti dalla General Administration of Customs.  Ciò significa il 70 per cento circa sul totale delle esportazioni cinesi nel settore delle derrate e dei prodotti alimentari contro il 19 per cento del 2016. La Costa d’Avorio, Nazione dell’Africa Centrale costiera occidentale, oggi ha superato la Corea del Sud come meta finale e principale per il riso cinese nel 2017, con 309,200 tonnellate di riso esportato. Gli analisti cinesi sanno bene che la Cina ha grandi quantità di riso accantonato nelle proprie scorte alimentari ed il Governo cinese ora sta proprio interessandosi di alleggerire le proprie scorte attraverso varie misure che vengono via via introdotte in questo specifico settore. Anche l’iniziativa delle Nuove Vie della Seta ha implementato le opportunità di esportazione del riso, infatti, la Cina sta espandendo i propri progetti connessi alla promozione di trattati commerciali con Asia, Africa ed Europa, attraverso investimenti di svariati bilioni di Dollari USA in termini di controvalore nei capitali investiti.

Questo trend cinese nelle esportazioni sta oggi dando fuoco alle polveri nelle preoccupazioni a livello internazionale circa la vendita eccessiva di riso base nel Mondo dopo anni di reiterato stoccaggio. Nel 2016, ad esempio, gli Stati Uniti hanno presentato un documento nel quale si appellavano ad un intervento da parte della Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO)  dopo la introduzione da parte del Governo Centrale di Pechino di forme sussidiarie a sostegno dei produttori cinesi di farina di mais e dei contadini che operano nel settore della produzione di riso. La Cina ha circa 94 milioni di tonnellate di riso stoccato, due terzi delle riserve accantonate a livello mondiale e sufficienti per sfamare l’India per un anno. Una grande quantità di riso stoccato lo si è accumulato negli anni di politica governativa cinese basata sull’acquistare il prodotto base dai contadini ad un prezzo minimo quando il mercato si avviava a discendere sotto quel livello. Lo scorso anno, però, il Governo di pechino ha deciso di tagliare il prezzo di farina e riso per la prima volta, fissando così una svolta nella politica sussidiaria governativa. Gli analisti del settore prevedono un ulteriore taglio nel corso del 2018. Il Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti ha affermato agli inizi di questo mese che ci si aspetta che le vendite cinesi di riso-base stoccato, specialmente quello destinato all’Africa Occidentale, continuerà ad espandersi inserendosi nella progressiva e contestuale diminuzione delle scorte accantonate dalla Thailandia. La Thailandia, infatti, ha venduto circa 18 milioni di tonnellate di riso stoccato durante la politica dello schema di acquisto governativo a sostegno dei produttori per regolamentare il prezzo che era stata adottata dal Governo precedente cioé quello di Yingluck Shinawatra deposta successivamente da un colpo di stato militare.

«Quest’anno non avremo più riso nelle scorte accantonate nelle riserve statali di riso, così la Cina si prenderà il nostro mercato africano», ha affermato crudamente Chookiat Ophaswongse, Presidente Onorario della Associazione Thailandese Esportatori di Riso alle agenzie stampa internazionali che lo hanno sollecitato a rispondere su questo tema. “Dipende anche da quanto riso la Cina abbia accantonato nelle proprie riserve” ha aggiunto l’esperto thailandese del settore.

La Corea del Sud ha acquistato 167,270 tonnellate di riso dalla Cina nel 2017, secondo i dati quindi, è il secondo più grande acquirente di riso base cinese. Il che rappresenta il 4.7 per cento di meno rispetto al 2016.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore