sabato, Ottobre 24

Prevenzione alla radicalizzazione, ecco cosa vuol dire!

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Prevenzione, coesione, formazione e informazione. Azioni fondamentali e necessarie per far fronte ad un messaggio di radicalizzazione che viene lanciato dai jihadisti.

Questi i focus della proposta di legge presentata da Stefano Dambruoso e Andrea Manciulli nel gennaio 2016, che oggi diventa sempre più importante per prevenire il fenomeno della radicalizzazione nel nostro Paese. E’ solo di oggi pomeriggio l’ultimo attentato nel centro di Stoccolma.

La proposta di legge, “Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista”, dopo l’iter in commissione terminato il 30 Marzo, è passata in Aula e prevede degli elementi  fondamentali. L’istituzione del Centro nazionale sulla radicalizzazione (CRAD), presso il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno. Vi sarà la rappresentanza dei dicasteri interessati, di associazioni religiose, della Consulta per l’Islam e di esperti. Il CRAD definisce progetti, azioni, sperimentazioni ed eventuali numeri verdi e riferisce alle Camere, Camere in cui si prevede l’istituzione di un Comitato, composto da cinque deputati e cinque senatori, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari. Il Comitato svolgerà una funzione di monitoraggio e di audizione: carceri, ospedali, scuole, ministri di culto, amministratori, operatori sociali, luoghi di accoglienza.

Per combattere il fenomeno della radicalizzazione serve una politica che porti avanti di pari passo la prevenzione, la comunicazione e l’inclusione.

«Due sono i luoghi principali di reclutamento, la rete e le carceri. Ci sono scritti, prove, di quanto l’ISIS investa scientificamente nella propaganda mediatica con immagini, informazioni, atti feroci, come via di un riscatto ipotetico, di come investa, cioè, sul condizionamento delle menti, e le menti investano nel potere di loro stesse di rovesciare la realtà, in una sorta di ipnosi devastata e devastante per gli altri e per loro stessi – come ha spiegato Barbara Pollastrini nel suo discorso il 30 Marzo – Così come esistono prove di come nelle carceri, talvolta in nome di una presunta protezione, avvengano forme di proselitismo. D’altronde, la risoluzione del Parlamento europeo sulla prevenzione della radicalizzazione raccomanda di adottare strategie preventive nella formazione delle forze dell’ordine, nell’istruzione, nel pluralismo religioso e per il recupero, e invita a promuovere una vera e propria contronarrazione sulla rete, nei media e nelle scuole».

Le scuole e le forze dell’ordine sono due ambiti importanti per combattere la radicalizzazione e portare avanti un’attenta politica di prevenzione. Infatti “la legge si muove in linea con quello che è il Decreto Minniti, ossia una valorizzazione di tutte le forze di polizia. Il focus principale, naturalmente è la prevenzione – come ci spiega Stefano Dambruoso, magistrato e deputato appartenente al gruppo parlamentare Civici e InnovatoriSollecitiamo il Governo, tramite questa proposta  legge, ad investire una parte dei fondi, che normalmente vengono destinati alla formazione di varie figure istituzionali (in questo caso la Polizia), nel formare gli addetti sugli indici degli elementi che possono indurre qualcuno ad individuare un soggetto che si sta radicalizzando. Segnali molto semplici ma che possono essere delle spie di allarme per gli operatori di polizia che agiscono direttamente sul territorio. Questo è un dato. Per quanto riguarda la formazione scolastica stiamo andando incontro, nei prossimi dieci – quindici anni, a delle presenze sempre più numerosi di figli di seconde generazioni o addirittura di terze generazioni che andranno nelle scuole pubbliche. I professori, ad oggi, non possiedono nel loro bagaglio formativo la gestione di una interculturalità, che sarà sempre più presente e sempre più consistente da qui a poco, anche a causa di questa immigrazione epocale che l’Europa sta gestendo con difficoltà. Oggi in Italia abbiamo numeri bassi, non ci sono zone dove la comunità mussulmana ha una sua compattezza e un suo numero rilevante da rappresentare già una difficoltà per la classe docente. Anche se i numeri sono inferiori alle altre Nazioni, comunque dobbiamo formare i docenti alla gestione di una interculturalità che, in futuro, sarà sempre più diffusa”.

E’necessario avere una comunicazione, come viene chiamata una contronarrazione, soprattutto nella rete dove dialoga l’intera umanità, e dove è anche più facile ‘muoversi’ per promuovere messaggi di radicalizzazione. Stefano Dambrosio sottolinea il fatto che questa legge prevede un investimento sull’informazione, che sarà portata avanti da personalità formate in questo senso, nel diffondere una contro narrazione proprio in quegli stessi settori del web molto utilizzati dalle seconde o terze generazioni. Oggi vengono raggiunti da una messaggistica tutta arabe e mussulmana che molte volte contiene, al proprio interno, una messaggistica di stampo jihadista. Noi dobbiamo neutralizzarla e mandare messaggi che lato valorizzino il contesto in cui si trovano (come i valori della Costituzione italiana). Informare per neutralizzare la messaggistica jihadista è uno degli obbiettivi fondamentali di questa legge”.

Un elemento importante, e non da sottovalutare, è che nel caso italiano “abbiamo l’opportunità di intervenire senza l’emergenzialità – continua  Dambruoso – Non abbiamo subito attentati, non abbiamo un numero indicativo di seconde generazioni preoccupanti. C’è un contesto che ci permette di intervenire a monte, prevenendo con delle leggi che intervengono senza la fretta e la necessità successiva normalmente agli attentati”.

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