mercoledì, Giugno 26

Presidenza dell’Unione Africana all’Egitto: al-Sisi tra ambizioni e critiche Con la Presidente dell’UA al-Sisi si avvicina alle dinamiche africane, ma non frena le critiche, ne parliamo con l’analista Marco Cochi

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Abdel Fattah al-Sisi è stato eletto Presidente dellUnione Africana (UA) dopo il vertice dell’organizzazione svolto nella capitale etiope, Addis Abeba, il 10 e l’11 febbraio.

Lelezione del Presidente dellEgitto a capo dell’UA è antecedente di qualche giorno al primo del Parlamento egiziano alla riforma della Costituzione. L’approvazione (484 favorevoli su 596 deputati) degli emendamenti presentati dalla maggioranza  – estensione del mandato presidenziale dagli attuali 4 a 6 anni e istituzione della carica di vice Presidente – permetterebbero ad al-Sisi di ricandidarsi per altri due mandati consecutivi e, quindi, restare in carica fino al 2034, praticamente a vita (seguendo l’esempio di molti suoi colleghi africani, vedasi Buruindi piuttosto che che Congo). Gli emendamenti, però, dovranno prima essere ratificati da una commissione legislativa speciale e poi passare attraverso un referendum costituzionale: se tutto dovesse andare nel verso in cui si aspetta il leader egiziano, sarebbe certificata la deriva autoritaria del Governo.

Vicende intrecciate che hanno fatto sì che si alzassero delle pesanti critiche su questo nuovo incarico. Incarico che, intanto, decreta la pace tra Il Cairo e UA. Nel 2013, infatti, l’organizzazione pan-africana aveva sospeso l’Egitto dopo il colpo di Stato militare, attuato proprio da al-Sisi, per spodestare l’allora Presidente Mohamed Morsi, islamista legato ai Fratelli Musulmani.

Ma cosa può significare la Presidenza dellUnione Africana per al-Sisi e per lEgittoQuesta presidenza per l’Egitto può rappresentare unoccasione di riscatto dopo la sospensione del 2013, poi riammesso in seno all’organizzazione dopo l’attuazione della ‘roadmap’ di transizione post-Morsi”, spiega Marco Cochi, analista del think tank Nodo di Gordio e autore di saggi sulla sicurezza e lo sviluppo dell’Africa sub-sahariana. “È prevedibile che al-Sisi utilizzi la presidenza per far aumentare la reputazione del suo Paese tra gli altri Stati africani”, continua l’analista, “del resto Kagame ha dimostrato che la presidenza dell’UA, per lungo tempo considerata una semplice carica onorifica, può essere utilizzata per promuovere gli interessi nazionali e rafforzare il profilo internazionale di un leader.

Al-Sisi raccoglie, infatti, la pesante eredità di Paul Kagame, attuale Presidente del Rwanda, in carica dal 2000. Kagame ha guidato l’UA dal 28 gennaio 2018 fino all’insediamento del leader egiziano e, durante il suo mandato, ha cercato di avviare l’organizzazione verso un processo di riforma. “Progressi concretizzati in un audit per identificare le inefficienze burocratiche, nell’adozione di quote per le donne e i giovani tra il personale dell’organizzazione e nelle misure per garantire la partecipazione del settore privato”, questi, secondo l’analista, i passaggi principali del piano di riforme attuate dal ruandese, il quale ha però fallito nellattuazione della riforma per l’autonomia finanziaria dellorganizzazione che, sebbene abbia registrato qualche progresso, la strada per la sua piena realizzazione è ancora lunga”. Kagame, inoltre, ha ridotto da due a uno il numero dei vertici annuali dellorganizzazione e ha riordinato strutturalmente la Commissione, che, dalla prossima elezione, sarà composta da otto membri invece che dieci (un Presidente, un vice Presidente e sei commissari): misure che “consentiranno anche di risparmiare denaro, con 500.000 dollari accantonati ogni anno”.

Dati i risultati ottenuti da Kagame, ci si chiede se al-Sisi proseguirà sulla stessa linea del suo predecessore o meno. «Il nostro lavoro deve continuare a migliorare la pace e la sicurezza in Africa in modo olistico e sostenibile», ha dichiarato al-Sisi appena eletto, «la mediazione e la diplomazia preventiva rimarranno una delle priorità dell’Unione Africana».

Le priorità che il Presidente egiziano ha presentato durante il vertice di Addis Abeba sono sostanzialmente sei: costruzione di ponti culturali e comunicativi tra i popoli africani; cooperazione con i partner a livello regionale e internazionale; pace e sicurezza, con il lancio di un AUC-PCRD (African Union’s Center for Post-Conflict Reconstruction and Development); riforma istituzionale e finanziaria dell’UA; sviluppo economico e sociale; integrazione regionale ed economica attraverso l’accelerazione dellAfrican Continental Free Trade Area (AfCFTA), l’area di libero scambio continentale. È assai probabile che il nuovo Presidente dell’UA non seguirà le orme di Kagame, cominciando col mettere in secondo piano l’attuazione della riforma finanziaria dellorganismo sovranazionale”, afferma Cochi, “tutti gli osservatori sono concordi nel ritenere che al-Sisi si concentrerà più sull’aspetto politico che su quello economico dell’UA”. Un’attenzione particolare, però, come si evince dalle parole dello stesso al-Sisi nelle dichiarazioni post investitura, sarà data alla lotta al terrorismo. “Probabilmente”, prosegue Cochi, la nomina dell’uomo forte del Cairo costituisce anche un segnale di rinnovato impegno nell’affrontare questo grave problema che ormai affligge ben tredici Paesi africani”.

Al di là delle intenzioni e dei programmi, lelezione di al-Sisi sancisce linteresse de Il Cairo verso le dinamiche africane e slega l’Egitto da quell’idea che lo vedeva esclusivamente legato alle vicende e agli affari mediorientali. “A primo impatto”, dice Cochi, “potremo considerare che lEgitto al timone dellUA rappresenta una rottura con lo stereotipo che considera i Paesi nordafricani come parte del mondo arabo e orientati a guardare in una direzione diversa rispetto all’Africa, ma il superamento di questo cliché richiederà certamente notevole impegno da parte del Cairo”. In tre anni, riporta ‘Le Monde’, il capo di Stato egiziano ha effettuato 21 visite in Africa su 69 viaggi all’estero ed ha organizzato 112 incontri e vertici con alti funzionari africani, in particolare su questioni economiche.

Non a caso, all’inizio del dicembre scorso, l’Egitto – sotto l’alto patronato del Presidente egiziano– ha organizzato a Sharm El-Sheikh il Business for Africa 2018 Forum, a cui hanno presenziato leader e uomini d’affari africani. E sempre a Sharm El-Sheikh, il 10 giugno 2015, è stato firmato l’accordo per la formazione della Tripartite Free Trade Area (TFTA), che prevede la costituzione di un’area di libero scambio tra i Paesi aderenti alla COMESA (Common Market for Eastern and Southern Africa), all’EAC (East African Community) e alla SADC (Southern African Development Community). Tutti eventi che, stando alle parole dello stesso al-Sisi, attestano «l’impegno dell’Egitto nel rafforzare il commercio e gli investimenti intra-africani». Proprio per questo motivo, è lecito pensare ad un forte interesse dell’Egitto nel portare a termine – come si evince anche dalle sei proposte elencate in precedenza – l’accordo di libero scambio continentale, l’AfCFTA, che lo scorso 21 marzo, a Kigali, in Rwanda, è stato firmato da 44 dei 55 membri dell’Unione Africana. “Una prima valutazione della nomina di al-Sisi rimanda innanzitutto allo strenuo impegno che Il Cairo porterà avanti nel favorire la ratifica di questo accordo che prevede l’abbattimento delle barriere doganali e la libera circolazione delle persone”, afferma Cochi, “una previsione supportata dal fatto che l’Egitto ha sempre guardato al mercato unico africano come il fiore all’occhiello dell’Agenda 2063’ dell’UA, che rappresenta il più evoluto quadro strategico per la trasformazione socio-economica del continente”. Il progetto, tuttavia,  “ha incontrato la resistenza del Sudafrica”, il quale, però, ha firmato l’accordo il primo luglio 2018. Ad oggi, i Paesi firmatari sono 52 su 55, tra questi – oltre a Botswana e Zambia – manca la Nigeria, la prima economia del continente nero, il cui PIL, al 2017, era di 375.8 miliardi di dollari: l’Egitto, invece, con i suoi 235.4 miliardi (stime 2017), risulta essere la terza forza economica dell’Africa, preceduto dal Sudafrica (349.4 miliardi). Numeri che fanno ben capire perché al-Sisi spinga per la conclusione delle trattative, mentre la Nigeria, pur ammettendo i benefici di un libero commercio intra-africano e lodando l’iniziativa, sta ancora valutando e ragionando sui possibili vantaggi derivanti da tale accordo.

Sebbene favorisca il libero scambio, la presidenza dellUA nelle mani di Al-Sisi desta le preoccupazioni delle principali organizzazioni umanitarie, in primis Amnesty International, che a margine dell’elezione ha rilasciato un duro comunicato nei confronti del nuovo Presidente. «Gli Stati membri dell’Unione Africana devono assicurarsi che la prossima presidenza dell’Egitto non comprometta i meccanismi dei diritti umani dellentità continentale», si legge nel documento, «le autorità egiziane hanno compiuto uccisioni di massa di manifestanti, diffuse sparizioni forzate e condannato a morte a centinaia in seguito a processi iniqui. Le autorità hanno anche orchestrato la peggiore repressione della libertà di espressione nella storia recente del Paese». Amnesty ha ricordato anche che, dal 2015, il Cairo ha messo in atto un feroce attacco contro la Commissione africana dei diritti umani e dei popoli, la quale ha ricevuto decine di denunce di violazioni dei diritti umani contro l’Egitto. Inflessibile anche il giudizio di Human Rights Watch nei confronti dell’Amministrazione al-Sisi: «soffocando le campagne di altri candidati e sottoponendoli a arresti arbitrari, il Governo di al-Sisi ha violato la Costituzione egiziana e gli obblighi e gli impegni internazionali del Governo ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), la Carta africana sui diritti umani e dei popoli e la Dichiarazione dell’Unione Africana del 2002 sui Principi che governano le elezioni democratiche in Africa».

Tutto questo crea, purtroppo, seri timori sul potenziale impatto che la presidenza egiziana potrebbe avere sullindipendenza dei meccanismi regionali sui diritti umani”, afferma Cochi. La designazione di al-Sisi a capo dell’UA, dunque, non è stata accolta tra l’entusiasmo generale, ma è appena iniziata e solo alla scadenza – tra un anno – si potranno tirare realmente le somme: servirà all’Egitto per riscattarsi sul piano politico e agli occhi della critica mondiale o getterà ancora di più nell’ombra il generale egiziano?

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