giovedì, Febbraio 20

Prescrizione: si getterà un sistema che già non funziona nel caos Eliminare la prescrizione e basta serve solo a indurre a definire superficialmente i processi, costringere ad una ulteriore conflittualità anche dei Magistrati impegnati a giustificare i propri ‘ritardi’

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Sempre più resto stupefatto, incapace di comprendere fino in fondo ciò che accade non tanto nel nostro povero Paese, ma nella nostra poverissima politica.

Ora, mentre l’Italia impazzisce a ritmi frenetici a seguire le evoluzioni di tal Amadeus e di tal Fiorello (chi ha ‘vinto’ dei due? è la domanda che tormenta gli italiani, secondo la stampa … bah!), e a discutere se Selvaggia Lucarelli ha scritto bene, pardon ha aiutato a scrivere bene, il discorso (struggente e durissimo) di Rula Jebreal -ottima devo dire, sorprendentemente ottima la scelta di mettere quella donna con quel discorso nel Festival- peraltro non preceduta, come previsto dal discorso dell’ex Pink Floyd definito amabilmente ‘nemico’ di Israele (basterebbe questo a fare saltare i nervi a uno come me … lo sapete bene come la penso; comunque, per così dire, uno a uno in nome della cultura e della libertà di pensiero), o se è stata più brava lei di Diletta Leotta, e simili importantissime cose tipo Tiziano Ferro e Rita Pavone, mentre tutto ciò accade, piombano come ‘bombe’ due notizie esplosive: la pensosa dichiarazione di Oliviero Toscani circa la assoluta normalità della caduta qua e là di qualche ponte, e la ferma dichiarazione del sedicente Ministro degli esteri Giggino Di Maio circa la sua volontà di scendere in piazza contro larestaurazione’ per la volontà di taluni (praticamente tutti) di abolire o ritardare la norma sulla cancellazione della prescrizione.

È tremendo. Questo è il nostro Paese. Il signor Trump fa un discorso reboante sullo stato dell’Unione e la Presidente della Camera ne straccia pubblicamente il testo, a Idlib (come ampiamente previsto) Bashar al-Assad, con l’aiuto dei russi, inizia il massacro di una città di oltre due milioni di abitanti, in parte terroristi portati lì genialmente per sottrarli alle conseguenze della presa di Aleppo da parte di Assad, la Turchia, intanto, attacca le forze siriane nel nord della Siria per impedire ad Assad di prendere il controllo del territorio occupati dai curdi, non per difendere i curdi, ma per ammazzarli meglio. Noi abbiamo Sanremo e, per non farci mancare nulla, una lotta furibonda e incomprensibile ai più sulla prescrizione, Toscani se ne esce con le dichiarazioni che ho raccontato e il PD, pare, vuole che si accelerino i tempi e la si finisca di litigare, parola di Goffredo Bettini, già vice-Veltroni.

Su Toscani c’è poco da dire. Peccato, una persona intelligente e capace, grande comunicatore che se ne cade con una osservazione così rozza e volgare, atta solo a suscitare ribrezzo e rabbia, già ne abbiamo poca. Io per primo ho detto che prima di giudicare Benetton bisogna vedere bene come stanno le cose e, per quanto riguarda la cancellazione delle concessioni hanno ragione le sardine a dire che spetta alla Magistratura (lo Stato la toglie, Benetton fa ricorso, e la Magistratura decide, non giochiamo come al solito sulle cose dette a metà), ma ciò non toglie che l’invito di Benetton alle sardine non doveva essere accettato, e che, per quanti meriti culturali Benetton abbia acquisito, nulla permette a nessuno di dire che la caduta di un ponte è una cosa che può accadere ed è quasi normale. La cosa non riguarda i Benetton, riguarda l’etica e il senso delle proporzioni. E quindi riguarda le sardine, che hanno fatto più che un errore grossolano e oggi ne hanno avuto la riprova.

Così come, non è affatto normale o un comune accidente della vita di ogni giorno che un innocente vada in galera. Eh sì, perché questo è uno degli argomenti usati nella discussione sulla prescrizione, all’obiezione che ad andare troppo di fretta si rischia di mandare in galera degli innocenti. Entrambe le cose sono inaccettabili in un Paese che voglia definirsi civile.

Vorrei uscire da questi toni polemici e assurdi, per cercare di riflettere sul tema senza pretendere di insegnare nulla a nessuno.

E dunque. Che un delinquente, quale che sia il delitto che ha commesso, scampi dalla giusta punizione solo perché per caso o per sua abilità riesce a fare perdere abbastanza tempo è un fatto inammissibile. Ma è altrettanto inammissibile che una persona sia alle prese con un processo per un tempo sterminato e comunque ‘eccessivo’, sia esso un processo penale che un processo civile, per non parlare di quello amministrativo; del resto l’Italia è il Paese più condannato al mondo per la lentezza dei processi. E qui si tocca un primo punto fondamentale, regolarmente trascurato quando si discute del tema: perché nel nostro Paese i processi civili durano tempi biblici, non solo, ma sono moltissimi, troppi, molti di più di quanti ve ne siano in altri Paesi, sia civili (una enormità) sia penali. È più che evidente che se si riducono sensibilmente i processi civili, ‘automaticamentesi dovrebbero (sottolineo il condizionale) ridurre i tempi di quelli penali, dato che un maggior numero di magistrati potrebbero essere destinati alla giustizia penale.
E dunque il primo problema è proprio quello: ridurre i processi e in particolare quelli civili. Si può fare, ma si deve volerlo fare, senza fare i pasticci fatti con l’istituzione del ‘giudice di pace’ per scimmiottare gli inglesi, con le conseguenze che ben sappiamo: la moltiplicazione dei processi.

E quindi, ad esempio escludendo la soluzione giudiziaria di una serie di questioni di relativamente poca rilevanza: fare una causa in tre gradi di giudizio per una contestazione condominiale è una pura follia, così come folle è farne un’altra per una multa automobilistica o il furto di un mandarino in un supermercato. Agire su questi temi è preliminare a tutto e richiede volontà politica di farlo, che vuol dire ignorare le proteste di chi è interessato a farli quei processi, innanzitutto, occorre dirlo chiaramente, gli avvocati.
Intanto, si potrebbe favorire la scelta di arbitrati, magari a spese dello Stato presso istituti giuridici delle Università ad opera di ricercatori a tempo pieno (è solo una idea buttata lì) per decongestionare le scrivanie dei Magistrati. Ma ciò richiede oltre alla volontà politica, anche la capacità tecnica di agire in tal senso. Specie perché un altro aspetto del problema è quello delle procedure, civili e penali, sulle quali si deve agire per ridurre i tempi, spesso prolungati deliberatamente dalle parti. Se solo si stabilisse che non sono consentiti rinvii nei processi sia civili che penali, i tempi si ridurrebbero assai. Ma anche qui, occorre capacità tecnica e volontà politica.

Naturalmente ciò non esclude di chiedere ai Magistrati un maggiore impegno nel loro lavoro, il che vuol dire una profonda riorganizzazione degli uffici, un maggior numero di dipendenti non Magistrati, un maggior numero di Magistrati, un ridisegno delle sedi dei Tribunali e delle Corti di Appello, ecc. Ci sarebbe certo una qualche ‘resistenza’ da parte dei Magistrati, ma si potrebbe superare, insieme a quella, implicita e forse maggiore degli avvocati.

Eh sì, diciamocela la verità. In questo Paese, nella sola città di Napoli ci sono più avvocati che in tutta la Francia. Avvocati spesso con studi condotti da un solo o poco più avvocati, non essendo gli stessi dotati del privilegio dell’ubiquità, propensi, anzi, necessitati a chiedere rinvii a ‘perdere’ tempo in ogni maniera. Una cosa del genere, altro che volontà politica richiederebbe: occorrerebbe coraggio, capacità tecnica, forza politica.

Ma certamente, l’interesse ai rinvii e alle perdite di tempo deriva anche dal fatto che c’è la prescrizione e quindi un interesse, ma solo nei giudizi penali, a prolungare il più possibile il processo.

E qui, a mio parere, ‘casca l’asino’. Eliminare la prescrizione e basta, anzi, peggio, aggiungendo una responsabilità sia pure solo disciplinare del Magistrato che non fa in tempo (quale poi?) serve solo a fare due cose pessime: indurre a definire superficialmente i processi, costringere ad una ulteriore conflittualità anche dei Magistrati impegnati a giustificare i propriritardi’. Così come è semplicemente infantile aumentare le pene per certi reati, ad esempio per sconfiggere la corruzione, quando il problema non è la pena, ma acchiappare il responsabile, anzi, accorgersi che c’è stata la correzione ecc.

Ma se il discorso ruota intorno a genialità come ‘bisogna mettere in galera i delinquenti e specialmente i ladri ricchi’ (spazzacorrotti, la chiamano), o ‘non si possono avere processi eterni’ (la tesi di chi è contrario alla abolizione della prescrizione) non si cava un ragno dal buco. Anzi, no, dal buco uscirà uno scarafaggio che nemmeno Kafka, si getterà un sistema che già non funziona nel caos.
Sono per il rinvio della legge Bonafede? No, sono per affrontare seriamente e con competenza i problemi, al riparo dalle diatribe politiche e dalle bandiere e bandierine. Sono per un Paese di persone serie, e non di bambinelli litigiosi e tesi solo a conquistare la marmellata degli elettori.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.