lunedì, Gennaio 21

Prescrizione: il Paese dei cachi, con la prevalenza del cretino Dall’onestà di Berlinguer a quella di ‘questi qui,’ ‘questi di oggi’, che “se si dividessero si suiciderebbero, anche se si schifano sono costretti a stare assieme”

0

Prescrizione: trovato l’accordo (come non lo sapessimo che sarebbe finita così).
Il gelido e cinico commento del più gelido e cinico dei politicanti italiani viventi, Pier Ferdinando Casini, è stentoreo, ma inequivocabile e, quel che più conta, vero: «È un processo di logoramento, che avviene anche senza l’opposizione. Ma non succederà nulla nel breve periodo. Se si dividessero si suiciderebbero, anche se si schifano sono costretti a stare assieme. Uno sta lì perché guadagna, l’altro sta lì perché perde e non può alzarsi». Terribile, devo dire, un epitaffio sulla tomba della politica italiana, ad opera di uno zombiedi quella politica, passato, come una salamandra strafottente, attraverso la sua intera storia ‘recente’, diciamo così, post berlingueriana e che affonda ormai in un populismo parolaio e incolto, superficiale e arrogante, avvocatesco e insulso, ma di potere brutale. 

Perché Enrico Berlinguer, guardato oggi nella prospettiva di oltre trent’anni, è stato il limes’, la linea di confine tra la vecchia politica post bellica, e progressivamente decadente di chi, però, ancora aveva, o fingeva di avere, idee, nonché ideali, e lanuovaesplicita politica della Milano da bere, della collusione strutturale tra politica e affari, sempre più affari e sempre meno politica, e poi, e non solo, anche mafia e, di nuovo, sempre meno politica.
Mi risuona nelle orecchie quel richiamo duro, appassionato, ma disperato, alla onestà, di un Berlinguer morente, quel grido affannoso dell’ultimo comizio al suo popolo, quando invitava, per l’ultima volta il 7 Giugno 1984, alla lotta specie i giovani, per i quali: «è più che mai viva l’esigenza di prospettive, di cambiamenti, di un futuro per il quale valga la pena di lavorare, di studiare, di lottare».
Eccoli qui il cambiamento, la prospettiva, lo studio, il futuro per il quale sia valsa e valga ancora la pena di lottare, quel ‘cambiamento’, che fa dire oggi a Maurizio Maggiani: «Non è l’Italia che sognavo. La mia generazione ha fallito, ormai c’è la prevalenza del cretino». Ancora una volta un giudizio icastico, ma impossibile da non condividere. Anche se, perdonatemi, non parlerei di ‘fallimento’, ma di ‘deliberazione’.

Eccolo qui, dico, il cambiamento: la sicurezza intesa come odio per ciò che è diverso o temuto -magari il ladruncolo italianissimo che entra dalla finestra e al quale sparare alle spalle-, l’autonomia intesa come rifiuto delle regole che ci si è dati, la sovranità mai scevra di quell’accattonismocui non sappiamo mai rinunciare, l’onestà espressa nella superficiale abolizione della prescrizione …a partire dal 2020 (‘forza che ce la fai, dai …’!), mentre passano condoni, sconti fiscali, isolamento arrogante del ‘a casa mia faccio ciò che voglio’, nemmeno attenuata dal tentativo di nascondere la casa sporca, in disordine, sciatta, senza rispetto per il passato e la storia, dove il giusto fastidio per gli stanchi rituali della ‘memoria’ nascondono senza vergogna l’ignoranza e il disprezzo, o almeno l’indifferenza, per quel passato. Anzi, vantandosene.

Certo, infatti, questi qui, questi di oggi (senza nomi, non hanno nomi!) Berlinguer nemmeno lo hanno conosciuto, ma lo disprezzano egualmente, mentre chi ne è stato in qualche modo l’erede, chi era quei giovani, oggi dovrebbe osservare, innanzitutto attraverso sé stesso, cosa ne ha fatto di quelle parole, come ha ostruito (non è un errore di stampa!) quel futuro. E anche per questo, viene irriso dalla salamandra che, certo non erede di Berlinguer, è stato (addirittura coerentemente!) il cinismo fatto persona, l’indifferenza alle idee, la vicinanza (secondo me volutamente) mai pienamente coinvolta nella gestione del potere, ma piena di potere, e capace di attraversare tutta la storia politica di questi trentaquattro anni, passando, sorridente sfrontato, dal portare la borsa a Arnaldo Forlani a fare il senatore bolognese del PD di Renzi; c’è poi differenza tra l’inizio e la fine?
E alla fine, a furia di banalizzare, di abbassare l’asticella della competenza e della cultura (dal 18 politico alle ‘riforme’ dell’Università che hanno ridotto l’Università a uno scheletro e gli studenti a pochi sparuti gruppetti di svogliati calcolatori del numero di pagine che corrispondono a un ‘credito’…e non parliamo delle Università elettriche, buffoneschi simulacri di nozioni, mai di cultura, fonti di guadagni immensi!); a furia di chiudere un occhio benevolo sulle ruberie, i contratti fasulli, gli abusi edilizi, l’evasione fiscale sistematica e generalizzata, siamo arrivati oggi al qualunquismo travestito daonestà’; a furia di pressapochismo travestito da competenza (il professore di diritto, l’avvocato di grido), e, poi, di violenza e di rabbia (e di delusione) che cova in tantissimi, troppi, di noi (sì, diciamocelo francamente: di noi); a furia di praticare tutto ciò, esplodono i cosiddetti sovranisti feroci e violenti, inutili e incivili, e le facilonerie, tipo l’ultima, ma solo la più recente della serie, sulla prescrizione. Che diventa una sorta di bandiera (una bandiera disperata per i grillini, ormai messi alle corde da Salvini) a difesa degli ‘ideali’ del movimento: mandare in galera più gente possibile. Questa è la grande prospettiva della politichetta provinciale e ignorante (ma finto-laureata), cui, e non è un caso, risponde la altrettale politichetta, ma molto più attenta agli affari veri, dei leghisti…amati svisceratamente dalla Confindustria.
Sveglia ragazzi, ma non lo avete ancora capito dove state andando? State diventando il bastone di Berlusconi e degli altri tycoon italiani, non lo vedete?

E tutto il Paese attende e legge avido (io no, perché la ‘diretta facebook a loft’, confesso, supera le mie capacità cognitive e specialmente operative) le parole mitragliate dal Nicaragua dall’auto-esule Dib­ba con moglie Sahra accanto, che novello Mosè, ricorda al popolo ormai adoratore del vitello d’oro salviniano, le tavole della legge: «Si capirà a breve se la Lega sta pensando un minimo al Paese o l’unico paese a cui pensa sia Arcore, ma non solo…Berlusconi è acqua passata. Bisogna capire portando avanti con durezza queste battaglie» non sa nemmeno lui se Berlusconi o no! Per poi concludere, con una grammatica angosciosa: «Mi chiedete di tornare, presto torniamo, tornerò molto presto, poi vedremo che faremo. Per adesso facciamo documentari», sempre al futuro ormai un ‘must’ per costoro e poi ‘noi’, ‘voi’, ‘loro’, una melassa dolciastra e nauseante. Una via di mezzo tra il più classico degli infiniti ‘partiam partiam’ dell’Aida ai, ben più profondi ma Dibba non lo sa: «Partire, partirò partir bisogna…» di Anton Francesco Menchi, che, è solo un caso ma è una coincidenza troppo bella per trascurarla, conclude: «Ah, che partenza amara, Gigina cara, Gigina bella! di me non udrai forse più novella». Ecco, cambiato il genere, credo che di novella di lui sentiremo eccome, lo ripeto da tempo. E, con la stessa ostentata padronanza della vita, del mondo e della cultura, che lo ha portato a girare in Nicaragua e da lì in tre mesi capire il mondo, la geopolitica, l’universo e oltre beato lui che non ha bisogno di libri, di carte, di biblioteche: gli basta una vacanza con la (bella) Sahra e, avendo capito tutto, ora torna e mette a posto le cose…di Berlusconi! Stiamo freschi.

L’altra sera, senza ridere, il professore di diritto avvocato del popolo sedicente premier Conte Giuseppe, affermava, sereno e serio, di non voler parlare di Trump per non influenzare le elezioni statunitensi! Wall Street ha tirato un sospiro di sollievo! Ma del resto questo è il clima, questa la statura immane dei nostri politici, tra amicizie affettuose, concretate su Facebook, e ‘deconcretate’ su Instagram, e senatori declamanti, come il senatore Sergio Puglia, del quale circola sul web (‘agevolato’ dal geniale Dagospia) un video in cui, mentre parla un altro senatore (delle cui parole evidentemente non si cura) ‘preparail proprio intervento, mimandolo, cambi dei fogli e occhiate stralunate inclusi, e incluso anche il collega che, disciplinatamente applaude, pardon finge di applaudire … preso in giro perfino da Calderoli: «e allora dulcis in fundo, il Senatore Puglia ha la parola» … tra vette della cultura! Non ci sono parole … dopo la distruzione delle foreste racconta la stampa, i lupi delle Dolomiti fuggono a valle: senatore, non sente l’urgente bisogno di una piccola vacanza in montagna?…per fare fuggire i lupi, senatore, che ha capito!

Perfettamente in questo stile, mi si permetta una notazione amara (no, disgustata), per chiudere. Un certo professor Giuseppe Della Torre, Presidente del Tribunale della Città del Vaticano, commenta irridente la sentenza della Corte di Giustizia della UE (l’odiata UE, la UE delle ‘letterine’…non ho sentito Salvini e Di Maio dire una parola sulla sentenza e su questo commento!) sul pagamento dell’ICI da parte della S Sede, osservando che sono scaduti i termini di prescrizione (sic!), e quindi nulla più è dovuto. Non nota costui, Presidente del Tribunale della Chiesa Cattolica, del Papa, del clero, della religione cattolica (sì d’accordo volutamente sottolineo con frasi ad effetto) la volgarità della osservazione, la gravità degli effetti etici: un cavillosalvala Chiesa dalla partecipazione solidale alle esigenze della collettività italiana dove ha sedi e interessi immensi. La Chiesa si mostra sfrontata come un evasore fiscale che se la ride della legge che ha aggirato. Questa è l’etica della Chiesa Cattolica? che insegna a rispettare le regole, l’onestà, la lealtà…con quale credibilità. Io accetterei, e credo ogni italiano accetterebbe, di buon grado che la Chiesachiedesse’, in nome dell’alto compito etico che svolge (beh, con qualche eccezione), di essere esentata dalle tasse, anche tutte, purché lo chieda e lo si conceda ad ogni religione… ma approfittare di un cavillo e con tanta sicumera e solo loro, proprio no. Ma, lo vedrete, questo Governo di onesti’ e cacciatori di diversi tacerà.

Non è un caso che ritorni lo ‘stile’ di quello che è l’emblema di questo Governo, Matteo Salvini, che, dopo avere irriso la UE, insultato i suoi Commissari, e avere detto che delle sue regole se ne frega, ‘sparala pretesa di 40 miliardi di contributi (senza ‘letterine’ però) da chiedere e ottenere dall’UE per i danni del Veneto; eccola la doppia verità, la doppia vita e la vecchia cara abitudine ‘chiedi cento per avere dieci’. L’Italietta di sempre.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.