lunedì, Settembre 21

Prescrizione e Renzi a parte A mente fredda: lo sputo in faccia di Grillo a Giggino; sardine sì, partito no; la strana idea per la quale il Capo dello Stato sarebbe voce della Costituzione e non del popolo. Problemi non da poco in un futuro molto prossimo

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A Sanremo finito, si può finalmente tornare a parlare di sciocchezzuole di tipo politico-sociale.
E dunque, a prescindere dal risultato delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria -a parte la piccola soddisfazione narcisistica di vedere che avevo colto nella paura uno dei motivi della nostra situazione politica e non solo- in attesa che entri nel vivo lo scontro’ (parola dei cronisti parlamentari, traducibile, se volete, in ‘crisi’ o ‘bluff’) sulla prescrizione, al momento fatto solo di dichiarazioni e controdichiarazioni, un ragionamento a freddo su tre cose: la reazione di Grillo al discorso di autodisinvestitura di Giggino; l’insistenza nel pretendere dalle sardine ciò che, finora, non vogliono dare, né chiedere; la strana idea per la quale il Capo dello Stato sarebbe voce della Costituzione e non del popolo.
Tre cose apparentemente lontane, ma che potrebbero rivelarsi foriere di problemi non da poco in un futuro molto prossimo. Un ragionamento che ci servirà per attrezzarci a capire quanto accadrà sulla prescrizione (da annotare: secondo una rilevazione Ipsos, solo il 5% degli italiani conosce della prescrizione ciò di cui si sta parlando -triste, ma non sorprendente).

Prima, però, di passare ai tre punti di cui parlavo, due parole vanno dette su due altri fatti riconducibili al voto del 26 gennaio. .
Nei giorni scorsi, in una intervista, come sempre arrogante e sprezzante, ma in un improvviso sussulto di ‘sincerità’ (tra virgolette perché non ci credo neanche se lo vedo: è tutta e solo politica, un messaggio diretto a Berlusconi, Calenda, transfughi grillini tipo Fioravanti, ecc.) Renzi ha detto chiaramente che lui è ed è sempre stato democristiano. Per belli che siano i democristiani di riferimento, non sono di sinistra, non sono socialisti, non sono comunisti, non sono marxiani ecc. E quindi è lecito domandarsi che diamine ci faceva lui nel PD, e anche che dunque avevano ragione quelli che pensavano che lui fosse un pericolo per la sinistra e magari anche per lo Stato. Bene, almeno una cosa chiara ora ce l’abbiamo. Finalmente. Possiamo cancellare Renzi dall’orizzonte della sinistra e regolarci di conseguenza. Meglio annotarlo, servirà per capire meglio quanto accadrà nei prossimi giorni sulla prescrizione e sul futuro del governo.

L’altra cosa che rimane di quel voto, oramai distante nelle nostre corte, cortissime memorie modello social, è la disgustosa e violentissima scena dinanzi al citofono del tunisino, da ricordare in queste ore in cui le cronache sono piene di scritte antisemite sulle porte di gente presa di mira per quel che rappresenta, e di cinesi insultati causa il coronavirus. Inutile discuterne: chi non comprende che quella scena è esattamente -aggravata dalla dimensione comunicativa di quel gesto tra TV e giornali e social ecc…- la stessa cosa che facevano i nazisti e i fascisti contro gli avversari (no, i ‘nemici’, come direbbe Di Maio) in Italia e Germania. Con buona pace di coloro che si affannano a distinguere il ‘Fascismo’ vero dal non-fascismo di Matteo Salvini e Giorgia Meloni e … non solo. Ma non vale la pena di parlarne ancora. Il fatto, però, resta quello che è: solo uno schifo, di una pericolosità straordinaria, ma uno schifo e basta, che però, e va detto fortissimo, genera imitazione, ‘liberal’odio insulso delle persone, di nuovo, appunto, la paura. E quindi il solito cretino scrive ‘Juden hier’ sulla porta di una che non è manco ebrea e un altro scriverà chi sa cosa su altre porte, ecc. Non prendiamoci in giro, caro Salvini, il tuo comportamento, le tue parole mirano solo a quello: liberare odio, un odio represso contro una società che non soddisfa, e che viene disgustosamente e artatamente indirizzato verso gli ebrei, i comunisti, gli stranieri, gli omosessuali, e così via. Bravo, le stesse cose che facevano i fascisti e i nazisti. Sbaglio? Se poi quel tale ci governerà, in fondo, peggio per noi, a questo punto lo sappiamo benissimo di che si tratta.

Venendo ai tre punti di cui sopra, ragiono subito sul terzo punto.
Giorni fa, Michele Ainis, un giurista valente al quale umilmente mi inchino, ha, con mia sorpresa, annotato in un suo articolo su ‘Repubblica’, in vista di una eventuale sconfitta della sinistra in Emilia, e quindi della presunta (ripeto, presunta) maggioranza di destra del popolo italiano, che il Capo dello Stato risponde alla Costituzione e non al popolo. Per dire, in sostanza, che Sergio Mattarella non dovrebbe comunque sciogliere le camere a causa della evidente difformità tra le idee del popolo e il Parlamento così come è, ma tenere solo presente il Parlamento.
A prescindere dal fatto che, Costituzione a parte, gli orientamenti del popolo sono ragionevolmente misurabili solo attraverso una valutazione compiuta e attenta, e perfettamente garantita, ivi comprese le votazioni (e questa, già da solo, sarebbe un discorso lungo e tutt’altro che lineare), al Capo dello Stato, è vero, compete la facoltà di sciogliere le Camere, sentitene i Presidenti (non quindi se i Presidenti concordano), in base alla Costituzione, se non trova il modo di formare un Governo. Per cui, fin tanto che un Governo si può fare, il Presidente potrebbe non sciogliere le Camere in ragione di Costituzione. Ma questo è un discorso pericolosamente formalistico, che esclude di considerare che il Capo dello Stato non è un burocrate, ma è il rappresentante supremo dello Stato, ma quindi anche del suo popolo. Anzi, di uno Stato membro della Comunità internazionale (lo so, spesso sgradita ai costituzionalisti), dove lo Stato è l’espressione, guarda un po’, del popolo, non della Costituzione. Il Capo dello Stato, perciò è anche garante (sì, garante anche verso la Comunità internazionale) del popolo. Quindi non vedo perché, con tutte le possibili cautele, il Capo dello Stato, garante del popolo, non possa valutare come inammissibile la discrasia tra la situazione determinata dal rispetto formale delle norme costituzionali e la volontà effettiva del popolo, salvo a dimostrarla; non sono proprio i costituzionalisti che parlano di ‘Costituzione vivente’.
‘Inammissibile’, dicevo, in quanto non è consentito fare parte della Comunità internazionale violando, tra l’altro, il principio di autodeterminazione dei popoli. La Comunità internazionale, infatti, ha su di sé il compito di valutare e trarne le conseguenze se, in un determinato momento, le autorità legittimamente costituite e istituite di uno Stato, stiano violando la volontà effettiva del popolo. Nessuno si stupisce, che lo faccia per i popoli sottomessi al colonialismo, al razzismo e all’assolutismo, come fu per il Cile.
Non voglio andare oltre in un discorso molto complicato, ma considerare il popolo un accidente dello Stato, mi sembra piuttosto azzardato, anzi, pericoloso.
Il rispetto delle ‘forme’ potrebbe impedire, ad esempio, quei sussulti, per ora timidi, della UE nei confronti della Polonia o dell’Ungheria. Né vano dimenticate le volte in cui la Comunità internazionale condannò duramente il regime dei colonnelli in Grecia e, in pratica obbligò, il Governo austriaco ad atteggiamenti meno oltranzisti, pur avendo la maggioranza della popolazione vitato in quel senso.

Passiamo al primo dei tre punti di cui sopra, il discorso del 22 gennaio di Luigi Di Maio -ora definitivamente per me solo Giggino- di dimissioni da ‘capo politico’. Non posso non rilevare come il medesimo abbia detto, e non una sola volta, che i ‘nemici’ li ha trovati più in casa che fuori. Orbene, a parte il fatto inammissibile, ma che qualifica il personaggio, di considerare gli avversari nemici’, è un fatto che di avversari e avversari molto duri, all’interno li ha avuti: magari (anzi certamente) anche subdoli e doppi, ma certo anche per sue colpe, visto che certo, a sua volta, non è stato particolarmente generoso. Ha voluto fare il Capataz ed è stato servito. Ma è certo che in questa situazione il fatto veramente disgustoso -e qui non saprei dargli torto- è stato il messaggio di Beppe Grillo, lo stesso Grillo che un paio di mesi o poco più fa, era ‘sceso’ a Roma per costringere Giggino a fare l’alleanza con il PD. Il messaggio con cui, ben due giorni dopo, esprime solidarietà a Giggino è disgustoso perché ciò che colpisce è il tono sfottitorio, cinicamente liquidatorio ma ambiguo fino all’ultimo: ‘per aspera ad astra’, ironico, livido, augurio a fare grandi cose, mentre prosegue con poche parole di circostanza e conclude con un assurdo ‘in alto i cuori’.
Ho detto mille volte che io di Giggino non ho alcuna stima, lo considero un uomo pericoloso, che alle idee strampalate e autoritarie unisce una autostima sterminata, unita a un disprezzo assoluto per la conoscenza. Tutte cose che ha confermate parola per parola. Ma, al termine di un periodo certamente di lavoro enorme, di tensione, di delusioni e chi più ne ha più ne metta, quel messaggio non è uno schiaffo, ma è uno sputo in faccia, da chi da quella gestione ha tratto solo vantaggi, politici beninteso.
Se domani leggeremo di un incontro di Grillo e Giggino, in cui quest’ultimo abbia preso a schiaffi il primo … riprenderò a chiamarlo Di Maio. Ma non mi illudo.
Il fatto, però, mi conferma nella convinzione che gli stellini siano perfino peggio della Lega di Salvini; lo ho scritto varie volte, la politica delvaffaè all’origine della xenofobia e delle politiche dell’odio di Salvini. Non sapete quanto ho gongolato quando, giorni fa, il professor De Rita ha detto esattamente le stesse cose, molto meglio beninteso, ma nella sostanza le identiche cose.

Veniamo a quello che era il secondo punto del mio elenco sopra: le sardine. Sono un esempio entusiasmante di come sia possibile fare politica attiva, ovunque, sempre e a prescindere dalle posizioni politiche, fesserie incluse, che certo non ho mai nascosto. Hanno dimostrato che la gente può chiedere liberamente politica e che non occorre essere irreggimentati in un partito, o oggetto e destinatario della propaganda più o mento truffaldina e più o meno misteriosamente finanziata di singoli partiti. Partecipazione è la parola, misteriosa per i politicanti attuali, anzi temuta come belzebù, ma è la parola delle sardine, se non mentono.
Ma le sardine non sono organizzate in una struttura, non hanno una linea politica, non hanno un programma, non ‘dicono per chi votano’. Sciocchezze. Una linea politica chiarissima la hanno: no a Salvini in quanto tale e in quanto fascistoide, ma specialmente no a quel modo di fare politica che, l’ho scritto molte volte e lo ripeto, non è solo di Salvini: urli, violenza, nemici, odio, supponenza, falsità, ipocrisia, cinismo, in una parola populismo, ugualeVaffa’. Vogliamo fare i nomi? Forse è più facile fare i nomi di chi non rientri in nessuna di quelle modalità, ma al momento sono stanco e non mi viene nessun nome in mente.
‘Non hanno un partito’, non sono un partito? Ma dov’è la novità? Chiunque ricordi o abbia letto del ‘68 (per carità, è ovvio che non mi rivolgo a Giggino, & co.) potrà ricordare che anche lì si è fatta una notevolerivoluzione’, ma non si è fatto un partito. Da quel movimento entusiasmante (sì, sono vecchio forse, ma io lo ricordo così … la violenza è venuta dopo e su quella ci sarebbe molto da discutere) è nata cultura, idee, moltissime cose che oggi sono abituali e normali, a cominciare dalla ‘liberazione sessuale’. Ma non è nato un partito. Molti hanno cominciato da lì a fare politica, in vari partiti e in varie professioni. Purtroppo molto pochi di loro hanno saputo e voluto portare avanti degnamente quegli ideali generosi e profondi di cultura vera. Moltissimi hanno finito per infangare quel movimento, che comunque mai è stato un partito, né ha voluto esserlo.
Perché non anche le sardine? Solo nella speranza, che facciano un po’ meglio di … noi del ‘68 ed evitino errori folli e distruttivi, e la smettano di pretendere di parlare col potere in nome di un popolo che non rappresentano!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.