giovedì, Settembre 19

Preoccupazioni per il ritiro americano dal Trattato INF Gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione del trattato con la Russia

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Gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione del trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) con la Russia, suscitando, tra gli addetti ai lavori, la preoccupazione che la mossa potrebbe innescare una nuova corsa agli armamenti. Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha dichiarato che, a partire dal 2 febbraio, Washington ha sospeso l’osservanza del Trattato delle forze nucleari a raggio intermedio degli Stati Uniti-Russia, in vigore dal periodo della Guerra Fredda.

Il trattato INF è stato siglato l’8 dicembre 1987 ed entrato in vigore il 1° giugno 1988. Si applica a missili terrestri schierati e non schierati di fascia intermedia (1.000-5.000 chilometri) e a corto raggio (500-1.000 chilometri). Negli ultimi anni, Washington ha ripetutamente accusato la Russia di aver violato il trattato. Mosca ha respinto con forza le accuse e ha espresso le proprie contro-accuse verso il mancato rispetto da parte di Washington.

Già il 20 ottobre 2018, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato che Washington si sarebbe ritirato dal trattato INF perché la Russia lo aveva presumibilmente violato. Il 15 gennaio, Russia e Stati Uniti hanno tenuto consultazioni sul trattato INF a Ginevra. Dopo l’incontro, il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno nemmeno cercato di avvicinarsi alle posizioni dell’altra parte, determinati a distruggere il Trattato.

Il sottosegretario del Dipartimento di Stato americano per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, Andrea Thompson, che guidava la delegazione statunitense, ha nuovamente accusato la Russia di non aver rispettato il documento e ha affermato che Washington avrebbe avviato il processo di ritiro del trattato INF il 2 febbraio, a meno che Mosca non avesse smantellato il suo missile 9M729, che, secondo Washington, viola il Trattato.

Alla fine del mese di novembre dello scorso anno, il viceministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, aveva riferito, nel corso di una conferenza stampa, che Mosca voleva salvare il trattato ed era aperta ai colloqui sulla questione con Washington. Anche se Ryabkov, che a sua volta ha accusato gli Stati Uniti di aver violato l’accordo con gli schieramenti missilistici in Romania, nella base di Deveselu, attiva dal 2016 con almeno 24 lanciatori, e in Polonia, a Redzikowo, dove è in fase di costruzione una seconda installazione Aegis Ashore, simile a quella già presente sulle navi della Marina Militare statunitense ma riadattata per operare sulla terraferma. Ryabkov ha detto che ritiene che le possibilità di un cambiamento d’idee siano ridotte, aggiungendo che i pianificatori militari russi erano preparati per uno scenario del genere.
Mosca è scettica nei confronti delle affermazioni da parte di funzionari statunitensi e della NATO sul fatto che non sarebbero stati schierati nuovi missili. Ryabkov si è detto convinto che gli Stati Uniti sarebbero in grado di schierare missili nucleari a gittata intermedia in Europa  «nel giro di qualche anno», cosa che avrebbe alimentato una pericolosa corsa agli armamenti.  «Non possiamo ignorare il potenziale dispiegamento di nuovi missili americani sul territorio, che rappresenterebbero una minaccia per la Russia e i suoi alleati », ha riferito all’agenzia di stampa ‘TASS’. Inoltre, secondo funzionari russi, i missili della difesa missilistica americana nell’Europa orientale possono essere facilmente configurati in armi offensive, e che l’ascesa di droni armati, non presenti al momento della firma del trattato, ora minacciano di fornire a Washington una capacità a medio raggio senza violare l’esatta formulazione del trattato.

Non si hanno, al momento, notizie riguardanti la possibilità di schieramento di missili USA in Europa, e stando alle parole del Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg del 12 novembre 2018, durante il discorso al ‘NATO Talk Around the Brandenburg Tor Conference’:  «la NATO non ha intenzione di schierare nuovi missili nucleari in Europa». Anche se, con il ritiro degli USA dal Trattato, l’alleanza affronta la «necessità di valutare le implicazioni del nuovo missile russo».

Fino al 1988, momento in cui il trattato INF entrò in vigore, gli Stati Uniti avevano centinaia di missili da crociera terrestri con testate nucleari (GCLM), e missili balistici a raggio intermedio Pershing II (IRBM). In Europa i GCLM erano presenti in Germania, Gran Bretagna, Belgio, Olanda e Italia. I militari russi insistono sul fatto che il missile da crociera terrestre 9M729 sia conforme ai limiti del trattato INF del 1987, respingendo con fermezza l’affermazione degli Stati Uniti di aver infranto il trattato testandolo e dispiegandolo.

Il generale Mikhail Matveevsky, capo delle forze missilistiche e di artiglieria, ha dichiarato, in un incontro con militari stranieri, che il nuovo missile, che fa parte del sistema missilistico Iskander-M, ha una portata massima di 480 chilometri (298 miglia).
Ha detto che il missile in questione si differenzia dal precedente modello 9M728 per una testata più potente e un sistema di guida che ne esalta la precisione.

Matveevsky ha insistito sul fatto che il booster del nuovo missile, il motore di crociera e il serbatoio del carburante rimangono invariati. Ha respinto le accuse degli Stati Uniti secondo cui la maggiore lunghezza del missile rifletteva un serbatoio più grande che consentiva un raggio maggiore, dicendo che le dimensioni del serbatoio e la quantità di carburante sono identiche al modello precedente.

Gli Stati Uniti notificheranno ufficialmente alla Russia il ritiro dal trattato INF entro sei mesi se la Russia non tornerà all’osservanza del patto. Nel frattempo, il leader russo, Vladimir Putin, avrebbe dichiarato che Mosca risponderà simmetricamente agli USA e sospenderanno anche loro il trattato. Mosca non ha intenzione di iniziare una corsa agli armamenti, ma Putin si è comunque detto favorevole alla proposta avanzata dal Ministero della Difesa di avviare lo sviluppo di un nuovo missile supersonico a medio raggio.

Kingston Reif, Direttore per il disarmo presso l’Arms Control Association, ha detto che l’Amministrazione Trump non ha fatto tutto il necessario per salvare il trattato. Inoltre,  «in assenza dell’accordo non ha alcuna strategia per impedire alla Russia di costruire e mettere in campo ancora più missili a raggio intermedio». Reif ha detto che il periodo dei sei mesi, da quando il ritiro degli Stati Uniti sarà ufficializzato, offre un’ultima possibilità di salvare il trattato, ma vede poche prospettive affinché questo accada. Sostiene che il Consigliere della sicurezza nazionale di Trump, John Bolton,  «difficilmente rinuncerà all’opportunità di eliminare un accordo che ha a lungo disprezzato».

Secondo quanto riportato dal sito ‘Defenseone, nel mese di febbraio dello scorso anno, gli USA stavano sviluppando un missile da crociera terrestre a raggio intermedio (GLCM) per contrastare un’arma russa simile. Sempre in quel periodo, i funzionari avevano riferito che il missile americano era ancora in fase di sviluppo e se dispiegato, violerebbe il Trattato INF. La decisione rappresentava solo uno dei cambiamenti politici previsti nella ‘Nuclear Posture Review ordinata da Donald Trump, in una delle sue prime azioni da Presidente. Un altro è l’intento di sviluppare nuove armi nucleari tattiche a basso rendimento. Molti dei cambiamenti hanno lo scopo di contrastare lo sviluppo delle armi nucleari della Russia. Ciò include il nuovo missile da crociera terrestre.

Ci sarebbero, inoltre, dubbi da parte russa che anche il nuovo Trattato START con gli Stati Uniti, entrato in vigore nel 2011, possa essere prolungato da parte americana. Secondo i termini del trattato ciascuna delle parti deve ridurre le sue armi offensive strategiche in modo tale che entro la fine di un periodo di sette anni, dal momento in cui il trattato è entrato in vigore, entrambe le parti non abbiano contemporaneamente operativi più di 1.550 tra testate e bombe nucleari, 800 vettori nucleari tra Missili Balistici Intercontinentali (ICBM), Sottomarini Nucleari Lanciamissili (SLBM) e Bombardieri Pesanti e 700 vettori nucleari tra Missili Balistici Intercontinentali (ICBM), Sottomarini Nucleari Lanciamissili (SLBM) e Bombardieri Pesanti.

La durata del trattato era stata stabilita in dieci anni (fino al 2021) a meno che non venga sostituito da un altro accordo entro quella data, o venga prorogato, di comune accordo, per non più di cinque anni (fino al 2026). Ultimamente, Mosca ha ripetutamente invitato Washington a evitare ritardi nel prolungare questo trattato, che ha descritto come un gold standard nel campo del disarmo.

Ora Washington, libero da obblighi legati al trattato INF, inizierà a schierare nuove armi per contrastare gli sforzi della Cina per rafforzare una posizione dominante nel Pacifico occidentale? Attualmente, gran parte del crescente arsenale di Pechino è costituito da missili terrestri con una gittata da 300 a 3400 miglia – che sarebbero proibiti dal trattato INF a cui la Cina non aderisce.

La Russia sarebbe stata la prima a riconsiderare il trattato. Mosca 12 anni fa fece presente all’Amministrazione Bush che le nuove potenze nucleari, principalmente la Cina, non avevano simili limitazioni inserite nel trattato e avevano proposto di estenderlo ad altri importanti Paesi nucleari.

La mossa di Trump, con la sospensione e il possibile ritiro dal trattato INF, oltre a rappresentare il rischio di una corsa agli armamenti senza regole, potrebbe essere comunque interpretata come un tentativo di contrattazione per produrre una svolta nel controllo degli armamenti globali.

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