venerdì, Novembre 15

PPE divorzia da Orbán? “Difficile immaginare l’apertura di un dibattito interno a tre mesi dalle elezioni europee”, ci spiega nell’intervista Lorenzo Vai

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Di questa settimana la notizia di una rottura in seno al Partito Popolare Europeo (PPE). Belgio e Lussemburgo chiedono l’espulsione di Viktor Orbán dal PPE. Nell’occhio del ciclone la campagna elettorale ‘anti-migranti’ del Primo Ministro ungherese e leader del partito nazionalista Fidesz. La Commissione europea la reputa una fake news, mentre il gruppo dei popolari rimane con un grosso grattacapo: ‘essere o non essere’ con Orbán?

Il Premier magiaro è il personaggio più discusso all’interno del PPE, una ‘rockstar’ che ha animato l’opinione pubblica europea in questi anni. La sua ultima ‘orbánata’ riguarda un post di Facebook del 19 febbraio 2019. Il sito ufficiale del suo partito denuncia un tentativo europeo «di minare la sicurezza dell’Ungheria» attraverso il sostegno all’immigrazione illegale. Il riferimento al miliardario americano-ungherese George Soros ed al Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, è palese. Le loro facce figurano nel post.

Il Presidente del Centro Democratico Umanista (CDH), Maxime Prévot su Twitter definisce «insopportabili gli eccessi di Orbán» e riferisce di aver «scritto al presidente del PPE, Joseph Daul, per chiedere l’esclusione del partito ungherese Fidesz». A firmare la lettera ci sono anche il belga Wouter Beke e il lussemburghese Frank Engel. Il primo è Presidente del partito Cristiano-Democratici e Fiamminghi (CD&V), il secondo del Partito Popolare Cristiano Sociale (CSV).

L’ideologia e i valori democratico-cristiani si contrappongono al «nazional-populismo» denunciato da Prévot. Un’eventuale mozione di espulsione necessiterebbe il sostegno di 7 partiti del PPE, da 5 Paesi diversi. Tra venti giorni l’assemblea politica del PPE potrebbe trovarsi a discutere questa mozione.

Sicuramente, il partito ungherese Fidesz non è nuovo a questo discorso. Ma questa volta qualcosa cambia: le elezioni europee sono alle porte. Il Parlamento nel settembre 2018 aveva votato in maggioranza dei due terzi contro Orbán. Il PPE si era diviso nel voto: tutti contro Orbán, tranne Forza Italia e pochi altri. Al tempo, era stato accusato di minacciare lo stato di diritto nel suo Paese. Quella volta il veto polacco al Consiglio europeo aveva bloccato il provvedimento. Ma questa volta è diverso: il nuovo Parlamento europeo sarà, con tutta probabilità, il più ‘sovranista’ di sempre. Resta da capire quale sarà la linea da seguire per aumentare i propri seggi e se converrà tenere aperta la porta al dialogo con i sovranisti per la prossima legislatura.

Il PPE è nei sondaggi ufficiali la prima formazione dentro il Parlamento europeo. Ora ha 217 seggi su 705. Se le proiezioni oggi pubblicate dovessero corrispondere a realtà, il PPE otterrebbe 181 seggi. Intanto, cala il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) da 186 a 135. Questi sono i due gruppi che hanno creato la maggioranza nell’attuale legislatura: 403 seggi, che ora diventerebbero 316. Da tenere a mente che la maggioranza parlamentare influenza, anche, la scelta del Presidente della Commissione europea e dei Commissari.

Gli stessi sondaggi mostrano in ascesa il gruppo euroscettico dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) che passerebbero da 46 a 75. Fratelli d’Italia (FdI) è dentro al gruppo, senza avere eurodeputati. Dopo lo scoppio del ‘caso Orbán’, la Presidente di FdI, Giorgia Meloni, scrive su Twitter che la «famiglia dei conservatori e sovranisti europei» è pronta ad «accoglierlo a braccia aperte», calcando la mano in chiusura: «Siamo fermamente convinti che questa sarebbe la sua casa ideale».

La Lega di Matteo Salvini è da sempre fedele al Primo Ministro magiaro. Forza Italia (FI) di Silvio Berlusconi è nel PPE. Berlusconi ed Orbán sono ‘vicini di casa’. E chissà se le regole del ‘buon vicinato’ reggeranno in questa turbolenta questione intestina al PPE.

Per chiarire dubbi ed interrogativi, abbiamo discusso nell’intervista con Lorenzo Vai, Associate Fellow all’Istituto Affari Internazionali (IAI).

 

Il PPE è la prima forza dell’Europarlamento. L’ultimo sondaggio lo vede in calo. Un espulsione di Orbán come può influire sull’immagine del PPE a livello di elettorato?

L’espulsione di Orbán dal PPE avrebbe delle ripercussioni più politiche che elettorali. Per la natura delle elezioni europee – ancora poco transnazionali, soprattutto nella fase di campagna elettorale – è difficile che gli elettori dei Paesi europei diano (o non diano) il voto al proprio partito nazionale affiliato al PPE a causa di Orbán. Il voto si da – quasi sempre – pensando al partito nazionale. Discorso diverso per quanto riguarda le implicazioni politiche, interne ed esterne al PPE.

Giorgia Meloni ha preso la palla al balzo, invitando Orbán nell’Alleanza dei Conservatori e dei Riformisti Europei (AECR). Fidesz con chi è più affine?

Fidesz è apparso a molti un’anomalia all’interno dei popolari. Il PPE è un partito europeo conservatore. Certamente, è anche europeista ed è stato primo sostenitore della Commissione Juncker. Quest’ultimo era lo spitzenkandidat del PPE nel 2009! Buona parte del PPE (114 voti su 199) votò lo scorso settembre a favore dell’applicazione dell’art. 7 nei confronti dell’Ungheria di Orbán, il che è sintomatico della forte divergenza politica di Fidesz rispetto agli altri partiti popolari. Considerando l’atteggiamento eurofobico del partito di Orbán, è oggi più facile collocarlo vicino a AECR se non al gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF), con Lega e Front National. Teniamo a mente che l’uscita del Regno Unito priverà il gruppo di AECR di qualche seggio, per non parlare del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (EFD), che rimarrà senza il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP). Questo potrebbe motivare il lancio di una ‘campagna acquisti’ da parte di AECR per assicurarsi i seggi di Fidesz.

Chi sono gli inguaribili sostenitori di Orbán nel PPE? Invece, i suoi oppositori?

I parlamentari del PPE provenienti dai Paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) si sono rivelati i più convinti difensori del partito dell’alleato Orbán. All’opposto, i partiti popolari di diversi Paesi fondatori (Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo) si sono dimostrati i più preoccupati dalle violazioni dello stato di diritto e della campagne anti-europeiste poste in essere dal Primo Ministro ungherese.

Orbán è ‘amico’ di Salvini ed è ‘corteggiato’ dalla Meloni. Berlusconi che mossa può concedersi?

È difficile immaginare una presa di posizione ferma da parte di Berlusconi nello scontro in atto nel PPE. Lo stesso Berlusconi è stato spesso inviso tra i popolari, e in questa delicata fase politica un attacco di Berlusconi ad Orbán, dichiarato amico ed alleato (teorico) di Salvini, porterebbe più problemi che vantaggi.  

Una frattura del PPE lo rende fragile o apre un periodo di ridiscussione della sua identità?

Per una valutazione toccherà arrivare alla conta all’interno del PPE. Laddove il voto sull’espulsione di Orbán certifichi un PPE spaccato in due, potrebbero esserci delle conseguenze. Difficile però immaginare l’apertura di un dibattito interno a tre mesi dalle elezioni europee.

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