lunedì, Maggio 27

Povertà, carità, capitalismo globale: la prospettiva gesuita L'economista gesuita Larivera: "La Chiesa ha lo scopo di difendere quelli che sono i più poveri"

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Economia e dignità umana, speculazione finanziaria e moralità, lotta alla povertà e messaggio cristiano, interessi politici e pace. Al V° Forum Eurasiatico di Verona, tenutosi del 20-21 ottobre l’economista gesuita Luciano Larivera è intervenuto accostando questi concetti all’interno di un evento dove le analisi strettamente quantitative sui rapporti commerciali tra Italia ed Eurasia l’hanno fatta da padrone. Tematiche oggi più che mai attuali dopo l’elezione di Donald Trump alla Presidenza degli States, e l’Europa sempre più alla ricerca di quale sarà il suo futuro. Riportare il ragionamento economico sui binari del suo legame con i principi etici.
Di questi temi e non solo, visti anche nell’ottica dell’azione richiesta alla politica italiana ed europea nonchè alla Chiesa Cattolica, abbiamo parlato nell’intervista che Larivera ci ha concesso.

Padre Larivera, al Forum Eurasiatico di Verona ha esordito affermando come la moralità e la dignità umana siano la vera risorsa fondamentale per l’umanità e di come debbano stare alla base di ogni ragionamento di natura economica. Crede che tali valori trovino riscontro in un contesto economico e finanziario come quello attuale, dove la necessità di efficienza e concretezza sembrano ridurre l’uomo a semplici generatori di profitto?

Quella che lei descrive è una realtà di fatto, dove forme di schiavismo o comunque stati di necessità dove una persona è disponibile ad essere sfruttata pur di non perdere il posto di lavoro ci sono.
Le organizzazioni aziendali dovrebbero operare su vari livelli e innanzitutto non distruggere il capitale della società, sia esso capitale umano o culturale e ambientale, cosa che spesso capita. Devono piuttosto rigenerarlo in quanto lo consumano; si pensi per esempio alle persone che invecchiano e perdono magari le competenze in quella che dovrebbe essere una continua formazione, e che devono quindi convivere con le nuove generazioni che invece queste competenze le hanno.
Così come poi bisogna avere l’intelligenza per far partire qualcosa di nuovo, ma tenendo sempre ben presente che comunque nella valutazione economica le risorse morali e quelle personali sono la base.
L’economia e la tecnica finanziaria hanno ovviamente competenze specifiche ma se noi le sganciamo dalla base reale rischiamo di prendere delle incredibili cantonate andando a creare di fatto una ideologia al servizio di una non-etica, composta da rapporti di sfruttamento.

Lei crede che etica, moralità e dignità umana siano state maltrattate all’interno del sistema capitalista durante il suo sviluppo storico? O può citare anche esempi di virtuosità in questo senso? Quali sono gli scenari futuri a suo parere?

Lo sviluppo industriale ha permesso comunque il consumo di massa di tutta una serie di beni che altrimenti non sarebbero stati accessibili ad larghe fasce di popolazione: vaccini, testi scolastici, trasporti eccetera. Abbiamo avuto la fortuna di poter sfruttare le fonti energetiche fossili in modo incredibile così come di fatto la gente non muore più di influenza.
Quindi all’interno dei sistemi capitalistici lo sviluppo non solo quantitativo ma anche qualitativo della società è indubbio, e con esso mi riferisco anche a quei modelli pubblici di welfare state che sono stati possibili grazie ad uno sviluppo economico senza precedenti. Purtroppo questo spesso si è abbinato al colonialismo, così come alle forme di sfruttamento già citate.
E ancora, avere tutti la macchina è una bella cosa, ma adesso conta anche che inquini meno e questo è ciò che ci si aspetta dal progresso tecnologico ma anche da un sistema di incentivi economici, legali e morali che spingano il consumatore a rifiutare di comprare dei beni che inquinano.

A proposito delle politiche di welfare nate all’interno dei sistemi capitalistici moderni, lei crede che le tutele sociali saranno sempre un qualcosa per cui certi strati della società dovranno lottare, oppure anche i grandi operatori economici realizzeranno, o hanno già realizzato, che più equità conviene anche dal loro punto di vista? Giustizia e solidarietà sociale possono coniugarsi con i grandi interessi economici?

La sfida principale è della politica che deve cercare in primo luogo di occuparsi anche delle fasce di popolazione più disagiate con le elitè che entrano nella logica di dover difendere, a livello di società, chi da solo non può farlo. Queste sono appunto le sfide della politica che se catturata dall’economia può finire per essere corrotta, e che da sempre accompagnano la storia dell’umanità già dai tempi della polis greca, dove vi era un grande dibattito sulla legge e se essa andasse intesa come promotrice di giustizia e tutela per le vittime o come strumento dei potenti per salvaguardare i propri privilegi.
Inevitabilmente ci sono tantissimi oligopoli e mancano tutta una serie di regolamentazioni per uniformare i diritti e doveri. Anche quando al Forum di Verona citavo L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, mi riferivo a quel lavoro capillare di diffusione dei diritti sindacali, per esempio in Cina dove dovremmo smetterla con la politica delle sanzioni per concentrarci sulla implementazione di questi organi intermedi come i sindacati che a volte vengono distrutti da una politica che si prende troppe deleghe e da un’economia che si assume compiti non suoi.

Gli operatori economici sono tanti ma ci sono dei livelli di coordinamento a livello di Nazioni Unite, come le grandi società di consulenza e le ONG che fanno un’opera di controllo a livello aziendale per contrastare comportamenti inopportuni con le imprese che accettano un sistema di verifiche e revisioni tarate su parametri etici. Ma questa è una cultura che si deve diffondere un po’ alla volta. Non voglio beatificare Bill Gates, ma lui sta portando avanti questo progetto chiamato Giving Pledge, un iniziativa per spingere i megamiliardari a devolvere la maggior parte del loro patrimonio, e non solo una piccola percentuale, per fini di sviluppo. E poi quegli esempi di capitalismo pubblico che se mal gestito è un dramma ma che se ben gestito diventa un’enorme ricchezza anche in Italia.

Da noi molte banche e grandi imprese erano pubbliche mentre adesso lo sono con molta meno consistenza. Ci sono stati scandali di corruzione con le banche pubbliche, si pensi alle popolari venete, così come era successo con quelle private, con il tipo di proprietà che quindi non salvaguarda gli istituti di credito da manovre fraudolente.
Occorrono quindi tanti meccanismi di controllo all’interno di un sistema così complesso e di fatto gli organismi internazionali devono servirsi di un coordinamento che necessita della motivazione delle persone e degli imprenditori, i quali devono avere la forza e il coraggio di collaborare, perché solo con gli ideali ma senza cooperazione non si va lontano. La stessa Agenda 2030 nei suoi obbiettivi pone l’accento sulla necessità di forme di partnership.

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