mercoledì, Luglio 24

‘Potere’ e ‘Virtù’ nelle opere del Maggio L’82° edizione affronta l’annoso conflitto con opere concerti e incontri tra cui la novità sulle Leggi fondamentali della stupidità umana, di cui parla il regista Giancarlo Cauteruccio

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‘Potere e virtù’, una dialettica antica che percorre  da secoli il consorzio umano, e sulla quale il Maggio Musicale Fiorentino, giunto alla sua 82 edizione, richiama l’attenzione del grande pubblico senza ipocrisie e infingimenti: “proprio con l’intento di sviluppare la riflessione” – spiega Cristiano Chiarot sovrintendente del Maggio – “attraverso le tematiche che affronta, aiutando tutti noi a capire meglio la realtà che ci circonda. Il filo conduttore del festival di quest’anno vuole indagare come la virtù e la disposizione del singolo verso modalità di perfezione siano integrabili nell’esercizio del potere”. In termini più netti il Sindaco di Firenze Dario Nardella aggiunge che – “l’esercizio del potere, piccolo o grande, deve avere come faro l’etica e non scadere negli abusi. Il Maggio – sottolinea – vuole raccontarcelo  in musica con un programma ambizioso – da Lear, preceduto in mattinata da un incontro all’Università con Claudio Magris, alla Straniera  di Vincenzo Bellini, alle Nozze di Figaro, che avvia la trilogia mozartiana – ad  una stagione sinfonica che vedrà avvicendarsi sul podio  i maestri Fabio Luisi, Zubin Mehta, Daniele Gatti e Riccardo Muti.

Ma il cartellone – che si inaugura il 2 maggio con Lear, un lavoro degli anni settanta firmato da Aribert Reimann, nell’allestimento Dell’Opera National de Paris – comprende due novità: una dedicata agli intermedi rinascimentali, considerati i precursori dell’opera in musica che, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, andrà in scena nella Grotta del Buontalenti, nel giardino di Boboli –  Intermedi della Pellegrina è il titolol’altra, in prima rappresentazione assoluta è  un’opera del compositore Vittorio Montalti dal titolo Le leggi fondamentali della stupidità umana, ispirata all’omonimo saggio  degli anni 80 dello storico Carlo M.Cipolla, libretto di Giuliano Compagno, regia di Giancarlo Cauteruccio.  Premesso che “l’opera è sempre legata al qui e ora” –  precisa  Chiarot –  anche quando è ambientata in epoche passate o diverse dalla contemporaneità dello spettatore, e che la missione del nostro teatro è quella di dare il giusto risalto – oltre alla musica e allo spettacolo – alla capacità dell’opera di sviluppare la riflessione del pubblico attraverso le tematiche che affronta”, vediamo in che modo il tema del titolo viene affrontato. Ce lo spiega ancora il Sovrintendente:  dei due aspetti – ‘Potere’ e ‘Virtù’ – vengono tracciate sfaccettature diametralmente diverse all’interno dei cinque titoli presentati, dimostrando come l’opera  in musica, dal Seicento alle commissioni odierne, risulti una chiave che ci permette di aprire le porte di nuove conoscenze e consapevolezze. Ad esempio si noterà che Lear si perde nell’incapacità di riconoscere la vera virtù nell’esercizio della sua regalità, nella tragica e misteriosa Straniera Alaide, prevale la ragion di stato, nelle Nozze di Figaro, il genio illuminista di  Da Ponte e Mozart, li porta a scegliere la commedia di Beaumarchais per la sua straordinaria ricchezza e complessità, per la contrapposizione fra Figaro e  il Conte, per la lotta contro i capricci e le prepotenze di un potere assolutista. Negli ‘Intermedi della Pellegrina’, si celebra la virtù mecenatesca artistica e musicale dei Granduchi di Toscana, in occasione del matrimonio di Ferdinando I de’ Medici con Cristina di Lorena, che commissionarono gli Intermedi Rinascimentali a compositori come Luca Merenzio Jacopo Peri e Giulio Caccini, che anticiperanno la nascita dell’opera lirica. Generalmente si ritiene che virtù e potere dovrebbero appartenere alle persone intelligenti, che insieme agli sprovveduti, ai banditi ed agli stupidi sono i protagonisti delle cinque fondamentali leggi della stupidità umana.

Ci fa estremamente piacere che la scelta di commissionare questo divertissement, quest’opera musicale che sembra particolarmente adatta a riflettere sulla percezione che si ha di una sempre più diffusa condizione di  stupidità, sia opera dello stesso Sovrintendente. Sia per il fatto che chi scrive conobbe Carlo M.Cìpolla a Berkley negli anni ’80 e ne ha conservato il ricordo   di uno straordinario intellettuale, nonché illustre studioso di storia economica, ma soprattutto per l’attualità di questo suo ‘guizzo anarchico’ dell’intelligenza,  nato come gioco fra amici, poi diventato un ever green,  per il valore riscontrabile nella realtà della sua teoria sulla diffusione, ad ogni livello sociale  e culturale, della stupidità. Ebbene, la regia della messa in scena di quest’opera è stata affidata ad una figura di rilievo nel teatro contemporaneo, come Giancarlo Cauteruccio, già fondatore di Kripton e del Teatro Studio di Scandicci. E’ a lui che pongo alcune domande.

Come hai accolto questo incarico?

“E’ una scelta che mi è piaciuta perché mi dà l’opportunità di analizzare la condizione contemporanea,  la possibilità di  proseguire la collaborazione con Vittorio Moltalti e quel poeta-scrittore filosofo che è Giuliano Compagno. Lui stesso aveva tradotto l’Ubu Roi, di Alfred Jarry, di  cui ho curato la regia, anche questo legato alla stupidità del potere”.

Ha già un’idea di come sarà lo spettacolo?

“Sì, certo, penso a un luogo come la città contemporanea, sovraccarica di segni dove gli  elementi della stupidità umana si appalesano… penso alla nostra vita veloce e rumorosa, nella quale cercherò d’introdurre alcuni elementi distintivi rispetto allo  spazio sgangherato che ci circonda, e che ricordano i 100 anni del Bauhaus… seguirò il dialogo tra gli interpreti, favorito dalla partitura musicale e da una raffinata   scrittura, tutt’ora in corso d’opera… ma è questa la regola per le opere musicali contemporanee…”

Parlando di stupidità diffusa,  la materia, in questi nostri tempi, non manca… penso a tutte le forme  di avversione verso le conquiste della scienza e del pensiero, all’eclissi della ragione…

“E’ compito degli intellettuali cogliere e portare allo scoperto la stupidità del potere, lo hanno fatto in molti,  teatralmente penso a A.Pinter, a Becket col suo senso del grottesco, sì questo libro mi piace perché è un testo scientificamente  avvincente e divertente. Gli intellettuali sono degli osservatori speciali del mondo…E oggi la politica spesso scivola verso derive che negano i diritti e la dignità  delle persone…non è un segno della stupidità del potere?”

Bene, l’appuntamento è il 25 maggio al Teatro Goldoni.   Ma cosa ci ha voluto dire con il suo libriccino Carlo M.Cipolla?  Che la stupidità ha un nefasto potere distruttivo, che la frazione di gente stupida è una costante…i criteri di valutazione del grado di stupidità è rimesso alla lettura del libro, che reca il titolo ‘Allegro ma non troppo’ edizione il Mulino.

Ma il Maggio – che si sviluppa dal 2 Maggio al 26 giugno 2019- è tante altre cose: musica, danza,  complessi cameristici, pian-forte,recital, spettacoli diffusi nel territorio toscano, scoperta dei luoghi shakesperiani e l’immancabile omaggio a Leonardo. Di Luca Pignatelli è invece il Manifesto della manifestazione. Uno sforzo enorme organizzativo e creativo, attorno a un’idea:  il rapporto sempre più divaricato tra Potere e Virtù. Sapremo raccogliere il grido del Petrarca con il quale Niccolò Machiavelli chiudeva il suo ‘Principe? “Virtù contro a furore prenderà l’arme; e fia el combatter corto: ché l’antico valore / nelli italici cor non è ancor morto”.

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