domenica, Giugno 7

Potenze straniere cavalcano il coronavirus in Italia? Serve massima chiarezza dello Stato sul perché le istituzioni preposte e pagate dai cittadini italiani indaghino, e su quali potenze stanno drogando le nostre informazioni e chi sta traendo utile

0

Raffaele Volpi, Presidente del Copasir -Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha dichiarato all’‘Ansa, in riferimento alla situazione italiana determinata dal coronavirus COVID-19, le preoccupazioni per i rischi di ingerenza di entità statuali esterne nelle informazioni che circolano nel nostro Paese. E cioè, qualcuno fuori dai confini sta giocando con la buona fede degli italiani per indebolire la nostra struttura istituzionale. Se è evidente che l’Italia è così temibile da scatenare le Intelligence di ‘falsi amici’ per la costruzione di un gioco di destabilizzazione internazionale, val la pena ricordare a chi lo avesse dimenticato che molte aziende che operano sul suolo italiano sono di proprietà straniera e sono troppi i padroni che usano i nostri brand come succursali da sganciare o sopprimere a seconda del flusso del business nel proprio recinto.
Il Comitato, ha detto Volpi, «esprime il proprio sostegno all’azione in corso da parte degli apparati di sicurezza nazionali, finalizzato a salvaguardare e rafforzare i livelli di contrasto alle minacce ibride nei confronti dell’Italia e dei propri alleati».

Appare superfluo, ma pur sempre necessario ricordarlo, che al termine di questa Via Crucis, gli italiani che hanno trovato un senso di unità nello sforzo che stiamo compiendo, dovranno mostrare la volontà di rivedere molte posizioni in ambito sia delle alleanze che della distribuzione delle attività industriali, per prodotto e per la strategicità dei suoi contenuti.

Del Covid-19 sappiamo che è una famiglia di virus, noti per causare malattie che vanno dal raffreddore a sindromi respiratorie acute e le informazioni al riguardo sono ancora materia degli scienziati e degli istituti che ne stanno osservando la biologia. Né è pensabile che questi argomenti siano alla portata di tutti. Ma i dati che vengono sparsi peggio della stessa diffusione pandemica sono allarmanti, tanto che a inizio di marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme a livello globale per un eccesso di informazioni sull’argomento, denunciando che il battente di notizie rende difficile al cittadino l’individuazione di fonti affidabili e credibili. È quella che in linguaggio ufficiale si chiama ‘infodemia’.

Un tale fenomeno può avere conseguenze disastrose sia per le scriteriate iniezioni di speranza senza fondamento, che per lo scredito che viene gettato sull’attendibilità delle fonti ufficiali. Non dimentichiamo che proprio pochi giorni fa una testata televisiva nazionale ha raccontato la storia di «un pericolosissimo nuovo organismo fabbricato in laboratorio da scienziati cinesi innestando un coronavirus trovato nei pipistrelli». A nulla è servita la smentita della prestigiosa rivista ‘Nature’ e nemmeno la precisazione della televisione di stato: «Attenzione! Il servizio di TGR Leonardo del 2015 non ha nulla a che fare con il Covid-19». Nè è stata compresa la precisazione seguente: «Il processo di creazione è spiegato all’inizio del servizio e per chi ha seguito bene la vicenda del nuovo coronavirus Sars-cov-2 comprenderà che non è affatto collegabile». Queste puntualizzazioni non hanno impedito a qualche politico d’assalto di voltare il suo malumore alla Farnesina: «Il Ministro Di Maio chiarisca subito con le autorità cinesi l’origine del Covid-19».

Conveniamo che certe esternazioni sono molto pericolose e non occorre esser della diplomazia più raffinata per comprendere che se qualche urlo su Facebook può compiacere gli elettori sprovveduti, il lessico mal adoperato di politicanti dell’ultim’ora crea uno stato di destabilizzazione nelle relazioni internazionali che, onestamente, non serve a nessuno.

Ora, noi siamo stati abituati fin dagli orrori della strage di Piazza Fontana a Milano -e parliamo del lontanissimo 1969- alla equivoca affidabilità dei nostri impianti di informazione civile e militare, ma questa volta abbiamo il dovere di chiedere la massima chiarezza allo Stato sul perché le istituzioni preposte e pagate dai cittadini italiani indaghino, e su quali potenze stanno drogando le nostre informazioni e chi sta traendo utile.

Noi non crediamo che se alcune forze politiche si lasciano incantare dalle forze straniere, queste siano necessariamente aperte alla benevolenza e alla disponibilità universale. Può darsi che molte frasi vengano spese senza controllo, in odore di visibilità. Ma fino a che punto la risposta è un’incognita senza soluzioni?

Proteggere la Nazione da un’invasione mediatica è un dovere, così come difenderla da un attacco armato. La materia è nota agli strateghi e vi sono molti studi sulla combinazione di disinformazione, congiure informatiche e deviazioni politiche che amplificano la minaccia. Molte aggressioni si immaginano provenire da governi lontani, altre possono essere interpretate dalle incertezze economiche e commerciali in cui ogni Paese -anche i più vicini a noi- si sta racchiudendo.

Più volte da italiani abbiamo rivendicato l’orgoglio di appartenere a un grande Paese. Opportuna è la pretesa di ottenere una adeguata difesa. Per le persone e per il patrimonio economico e culturale di cui siamo custodi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore