venerdì, Giugno 5

Post – coronavirus: è urgente una Agenzia per il futuro Disegnare un futuro per l’Italia, uscire dalla cultura dell’emergenza e del ‘breve periodo’, per progettare e costruire scenari, individuare prospettive e tendenze. E la proposta del Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, al premier Conte, il quale mai rispose

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Come sarà il mondo post coronavirus Covid-19? Nell’ultimo mese analisti di tutto il mondo non ci hanno fatto mancare le loro riflessioni e ipotesi. Di certo sarà diverso da quello che abbiamo vissuto fino ai primissimi giorni del 2020.
Sarà un mondo che manterrà la ‘distanza Covid-19’? Molto sarà
come prima? Con più Europa o meno Europa? Sarà il tramonto degli Stati Uniti e l’avanzamento della Cina? Sarà un mondo multilaterale come mai conosciuto prima? E potremmo continuare con gli interrogativi e le ipotesi. Appunto: interrogativi e ipotesi.
Noi,
che non da oggi seguiamo con attenzione l’attività di coloro che si dedicano agli studi sul futuro, alla previsione sociale, ci siamo chiesti se proprio il coronavirus Covid-19 non fosse l’occasione per rafforzare questa competenza, sia a livello accademico (), sia governativo, sia tra la gente.
La domanda l’abbiamo posta in questi giorni anche a Gian Maria Fara, Presidente del prestigioso Eurispes, nel corso di una lunga intervista realizzata scorsa settimana. Fara ci ha risposto sottolineando che “ho proposto, con una lettera aperta al Presidente del Consiglio Conte, di mutuare anche nel nostro Paese la scelta fatta dalla Svezia, là hanno costituito un vero e proprio Ministero per il Futuro. Non ho avuto nessuna risposta”. Non ci siamo lasciati sfuggire la dichiarazione e gli abbiamo chiesto di poter ripubblicare quel documento.

L’intervento, che trovate integrale di seguito, risale al 5 giugno 2018, il Governo Conte I si era insediato da 4 giorni. Da allora sono trascorsi quasi 2 anni, siamo al Governo Conte II -di colore e spirito radicalmente diverso dall’I-, siamo nel pieno di una crisi che ci fa guardare a gennaio come a una vera e propria era geologica fa, siamo qui con migliaia di morti anche perché i governi italiani, e praticamente tutti i governi del mondo, hanno ignorato i moniti di OMS e altre agenzie pubbliche e private diramate negli ultimi 5 anni almeno -analisi predittive alcune delle quali straordinariamente aderenti a quanto sta accadendo-, e ancora non solo nessuna risposta è arrivata a Fara, ma quel che è ben più grave, nessuno, ma proprio nessuno, né nelle fila della maggioranza né in quelle dell’opposizione -tutti sempre prontissimi a dichiarare l’impossibilesi è posto il problema di progettare il futuro. Proprio per il motivo denunciato chiaramente da Fara, per il ‘presentismo’, malattia che rischia essere mortale ben più del dannatissimo Covid-19. Anche per noi, che pure vantiamo nella nostra storia il ‘Club di Roma’, e la prima cattedra Unesco in Anticipatory Systems assegnata a Roberto Poli.

Noi non perdiamo la speranza che tra un ‘aprite le chiese’, ‘aprite le fabbriche’, ‘aprite, aprite, …. anzi, no, chiudete tutto’, ‘cento miliardi non bastano’, ecc…. qualcuno -e non dico solo i politicanti, che sulla via di Damasco si sa mai che …., penso agli intellettuali, al sistema finanziario e industriale- si voglia degnare di proporre una Agenzia di gente competente che lavori a non fare altro che studiare, studiare, studiare, e ipotizzare, anticipare, progettare il futuro. Ci servono nei novelli Aurelio Peccei. Volendo concludere terra a terra per chi non capisce: ‘Aridatece Pecci!’.

Maria Margherita Peracchino

***

Disegnare un futuro per l’Italia, uscire dalla cultura dell’emergenza e del ‘breve periodo’, per costruire scenari e individuare prospettive e tendenze.
Il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, scrive una lettera aperta al nuovo premier, Prof. Giuseppe Conte, e propone la costituzione di una ‘Agenzia per il futuro’.
Sulla scorta di esperienze estere significative, in particolare, quella avviata dal Governo svedese, l’Eurispes lancia l’idea di una istituzione che recuperi la cultura della programmazione di ampio respiro e sviluppi una visione di lungo periodo.
Questa non vuole essere una provocazione sostiene Gian Maria Fara ma un modesto contributo all’apertura di una discussione alla quale il ‘Governo del cambiamento’ dovrebbe essere naturalmente interessato.

AGENZIA PER IL FUTURO
Lettera aperta al Presidente del Consiglio, Professor Giuseppe Conte
La proposta dell’Eurispes

Chi opera attualmente in Italia secondo la cultura e la logica degli scenari futuri? È assai raro, in verità, trovare esperienze significative di questo genere nella politica, nell’economia, nel sociale. In effetti, la grande maggioranza degli operatori pubblici e privati compie le proprie scelte facendo riferimento alle tendenze che sono in atto nella società e nei mercati: è la cultura del breve periodo, la risposta alle emergenze, alle novità che giungono spesso inattese. Al massimo, si elaborano prospettive di medio periodo, nelle quali ai dati della realtà si aggiungono i desideri e le aspettative di medio termine. Ma ben pochi si avventurano nella costruzione di possibili scenari futuri, il solo mezzo per guardare e costruire orientamenti validi per le scelte di oggi.

Tendenze, prospettive, scenari: la complessità del mondo in cui viviamo richiede di operare una scelta che è innanzitutto culturale, scientifica e politica, di valutare esperienze estere significative, di costruire strumenti adeguati. La proposta dell’Eurispes riprende una interessante iniziativa avviata dal governo svedese e propone per l’Italia la costituzione di una Agenzia per il Futuro.

Una ragione, che giustifica questa proposta dell’Eurispes, si trova nella partecipazione attiva dell’Italia alle scelte delle principali Istituzioni internazionali, nelle quali la cultura e la pratica degli scenari sono sempre più diffuse e sviluppate. Le Nazioni Unite, ad esempio, hanno approvato l’Agenda per lo sviluppo sostenibile al 2030 (sett. 2015) ed impegnato gli Stati membri alla sua realizzazione; l’OECD fornisce orientamenti sull’economia e il lavoro al 2030-2050 che sono alla base delle scelte dei vertici internazionali come il G20; la stessa Unione Europea impegna gli Stati membri con strategie in materia di sviluppo e ambiente che guardano al 2020, al 2030, al 2050.

Nella prospettiva di un futuro possibile, diversi Stati hanno già orientato le loro politiche in questa direzione, recuperato una cultura programmatoria di lungo respiro, compiuto azioni specifiche con vantaggi conseguiti anche nel breve termine, come negli Stati Uniti, dove la scoperta e l’utilizzo di una nuova fonte energetica (lo shale gas) sono emersi proprio come conseguenza di politiche ambientali proiettate al 2040. Ovvero, come gli accordi tra Russia, Cina, Giappone in base ai quali la visione di una nuova riorganizzazione territoriale di tutta l’area euroasiatica sta portando all’avvio di investimenti di lungo periodo destinati a creare nuovi vantaggi competitivi di vasto raggio sulla scena globale.

Come vive l’Italia queste esperienze internazionali? Di quali strumenti si dota per agire secondo visioni di lungo periodo?

Nell’autunno 2015, di fronte alla complessità dei problemi da affrontare, il Governo svedese ha deciso di costituire un apposito Ministero per lo Sviluppo Strategico ed ha organizzato un Consiglio per il Futuro, un vero e proprio Consiglio dei Ministri che si riunisce periodicamente per sostenere il Premier nelle sue scelte politiche.
Il Consiglio per il Futuro è composto dal Primo ministro e dai ministri per le infrastrutture, lo sviluppo economico e l’innovazione, le finanze, la pubblica amministrazione, l’ambiente. «Il mio compito», spiega sul sito ufficiale del governo svedese l’attuale Ministro Kristina Perssons, «è di elaborare e proporre idee di sviluppo a lungo termine per il governo (…) la politica è di fronte a scelte di grande rilievo ed a grandi opportunità. Un terreno di gioco inedito e complesso pone importanti domande alla politica e chiede di cercare nuove soluzioni ed un lavoro comune».

Il Ministero per lo sviluppo strategico dispone di un segretariato e di tre gruppi di analisi su ‘il futuro del lavoro’, ‘la transizione verde’, ‘la cooperazione globale’, con il compito di elaborare visioni, scenari, idee che sono periodicamente presentati e discussi, appunto, nel Consiglio dei Ministri per il Futuro.

È questo modello che Eurispes propone di replicare anche nella realtà italiana, per il valore positivo di questa esperienza e per il bisogno di recuperare nel nostro Paese una cultura degli scenari che aiuti ed orienti gli operatori, pubblici e privati, ad affrontare meglio la complessità del mondo contemporaneo e le sue sfide globali.

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