sabato, Luglio 11

Post – coronavirus: Bruxelles pensa al trasferimento definitivo dell’Italia a … Portorico Lo shock sanitario lo abbiamo affrontato non male, ma la politica sta facendo preoccupare l’Europa che così come stanno le cose, questa veramente può essere la volta che sia l’Italia a tirare nel baratro l’intera Europa

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E una volta di più l’Europa ci viene incontro in questo cammino verso il post – coronavirus Covid-19 che con il (finalmente) Consiglio dei Ministri di ieri sera Giuseppe Conte – pochette ritiene di aver varato. Pare -dico pare perché la notizia non ho potuto controllarla, ma viene da una giornalista di solito molto affidabile- che la Commissione europea voglia proporre accordi separati in materia turistica tra Stati europei e tra Stati europei ed extra europei, sulla base di sciocchezze comesituazioni epidemiologiche sufficientemente simili’.

Lo avevo scritto l’altro giorno. I nostri cari amici austriaci, oltre a mantenere le frontiere chiuse con l’Italia, hanno stipulato un accordo turistico preferenziale con alcuni Paesi europei e alcuni extra europei. Non so che ne pensino gli altoatesini, ma ci scommetto anche cinque euro che gli amici austriaci troveranno il modo di esentare gli altoatesini (che loro chiamano sudtirolesi) dalla esclusione.
E va bene. Non è un discorso nazionalistico, anzi. Semmai quello austriaco, lo è. Ma la decisione della UE è un ulteriore passo verso quella che io continuo a temere: la estromissione, senza tanti complimenti, dell’Italia dalla UE, o forse, meglio per loro, una messa in quarantena, ma davvero dura, dell’intera Italia.

Quante volte lo ho scritto, ma a quanto pare occorre ripeterlo, anche se è un dialogo tra sordi, e i sordi non sono solo al Governo! E dunque: l’Italia da quarant’anni sta giocando al gioco delle tre tavolette con l’Europa, un gioco nonché irresponsabile, stupido, stupidissimo e autolesionistico. E a quanto pare crede qualcuno ancora in Italia, a cominciare da pochette-Conte, di poter continuare su questa strada, per di più facendo pure gli schizzinosi sull’eventuale prestito del MES, che è una fregatura perché è un prestito, non perché è il MES.
Da quarant’anni, infatti, aggiriamo sistematicamente le regole della UE liberamente sottoscritte, e non solo quelle relative al bilancio e al deficit, ma molte, moltissime altre, a cominciare dalla annosa pratica di non applicare o addirittura di modificare unilateralmente i regolamenti europei, uno stillicidio, almeno la Corte Costituzionale tedesca ci ha messo una carica nucleare.
Del resto basta fare una passeggiata ovunque e vedere le differenze tra il nostro Paese e gli altri: le strade, l’ordine, la pulizia e poi il funzionamento della amministrazione pubblica e via via sempre rincarando la dose, fino all’inesistenza concettuale del nostro tessuto industriale e al sistematico mancato pagamento annuale di tasse per circa 150 miliardi. 150.000.000.000 ogni anno che Dio manda in terra! Ogni anno, ogni anno, ogni anno … fatevi un conto per ‘soli’ dieci anni, quanto fa?

Risultato, oggi la Germania investe, grazie alla caduta dei vincoli genialmente ottenuti dal combattivo pochette-Conte, 1000 miliardi, noi, se ci va bene -e quegli straniti tra Palazzo Chigi e chi sa che, visto che ora si parlano, pardon, litigano, via internet- investiremo 300 miliardi, per di più tutti, ma proprio tutti in prestito … senza contare quanta parte di quei soldi andranno in mazzette e mafie e errori progettuali.

Lo shock terribile del coronavirus, in massima parte dovuto all’inefficienza per non dire inesistenza e privatizzazione della sanità, stranamente lo abbiamo affrontato non male: non dal punto di vista sanitario, dove alla fine si conteranno qualcosa come 60/70.000 morti, ma dal punto di vista della reazione di una parte (alla fine, lo abbiamo visto, minuscola) del mondo politico, che ha avuto il coraggio di fare cose, quasi sempre regolarmente osteggiate dagli avversari politici (irresponsabili) spesso a capo di Regioni, e dalla solita maledetta insopportabile burocrazia e ancor più spesso dai ‘fedeli alleati’ al 3%.

E così abbiamo visto, da un lato, quella reazione pronta di chiusure, e dall’altro, l’INPS saltare in aria nonostante le soavi promesse dello stellinico successore di Tito Boeri, e d’altro lato la distribuzione a pioggia, con ritardi assurdi, di pochi soldi a stagionali, ecc. (in particolare artigiani costretti a chiudere), naturalmente con tutti i pasticci del caso, per cui magari riceveva quei quattro soldi il titolare di una salumeria (aperta con le Farmacie), mentre il meccanico sotto casa riceveva con ritardo quella sommetta, e la promessa di un rimborso di metà dell’affitto dell’officina, che (a questo solo volevo arrivare) essendo registrato per la metà del valore effettivo, diventava quasi inutile. Solo per dire di uno dei mille casi, ma anche uno dei vezzi del nostro Paese.
Sorvolo sulla visione del nostro Governo forse in coma, dire pomposamente di essere disposto a mettere sul piatto prima 3 e poi sette miliardi … per poi arrivare finalmente agli attuali quasi cento. Che spettacolo, di inefficienza, incomprensione dei problemi, faciloneria …
E poi, la frenesia regolatoria semplicemente ridicola e comunque offensiva: la pretesa di regolare ogni minimo movimento di tutti i cittadini, con la storia assurda dei congiunti in un ‘dipiciemme’ già di settanta pagine, che veniva integrato da spiegazioni sempre più astruse e verbose. La pretesa di regolare anche quante volte e in che posizione si deve fare la pipì, rinunciando (per incapacità, sia chiaro, per incultura, sia chiaro, per arroganza, sia chiarissimo) a fare l’unica cosa seria: martellare gli italiani dalla mattina alla mattina dopo, in continuazione ovunque a tutto volume, con l’unico messaggio utile: siete voi i medici di voi stessi e dei vostri amici, fate attenzione che se torna l’epidemia ci lasciamo la pelle’. Cioè: fidarsi degli italiani, anzi, chiedere collaborazione, suggerimenti, invece di imporre al ristorante i separatori di vetro tra due fidanzati a cena, o cinque metri tra un ombrellone e l’altro e buffonate simili.

La burocrazia? Sì, certo, ma la politica si è mostrata anche peggiore, sembra impossibile ma è così. Perché al tutto ha fatto seguire le liti folli da cortile, tentativi di strappare ciascuno una piccola prebenda da mostrare ai propri fan, fino alla mega-rissa da avanspettacolo sui migranti, con la proposta (semplicemente ovvia e di banale civiltà) del Ministro Teresa Bellanova, non intesa, però (coraggio su, mica siamo nati ieri) a fare un atto di civiltà e di logica economica e politica, ma solo destinata a mettere in difficoltà pochette-Conte, puntando (brava, o meglio bravo Renzi) sulla certezza della reazione pavloviana degli stellini, ancorati stolidamente alla politica razzista del Governo pochette-Conte-1!
Per non parlare della disgustosa vicenda di un magistrato, membro nientemeno che del Consiglio Superiore della Magistratura (un organismo costituzionale), che sostanzialmente accusa il Ministro della Giustizia di collusione con la mafia; e quest’ultimo, invece di fare fuoco e fiamme, di pretenderne le dimissioni, di denunciarlo per calunnia, di dimettersi per querelarlo, accettare di ‘difendersi’ causidicamente da azzeccagarbugli di provincia, una cosa penosa, un crollo fragoroso dello Stato, dell’onorabilità, del rispetto: e tutti zitti, tremebondi, allusivi!

Per carità, non ho perso il controllo della penna. Lo so, sto parlando dell’Europa e delle sue inimicizie verso di noi.
Ho solo scritto alcune, purtroppo solo alcune, delle cose che abbiamo sciorinato davanti agli occhi interessatamente stupefatti dei nostri partner europei. Perché certo solo dei provinciali come i nostri politicanti possono veramente pensare che tutto questo lerciume e incapacità non venissero guardati attentamente fuori di Italia. Guardati, non solo e non tanto per divertirsi, ma con preoccupazione. Sì, ne sono convinto: in Europa sono preoccupati, o meglio sono seriamente preoccupati i pochi (massimo tre o quattro) che ragionano; preoccupati del fatto che così come stanno le cose, questa veramente può essere la volta che sia l’Italia a tirare nel baratro l’intera Europa.
E la strada sulla quale ci siamo, volenterosi, incamminati è quella, a questo punto, voluta da molti in Europa e, forse, non ci giurerei, intuita dagli industriali, improvvisamente svegliatisi con il coltello fra i denti: la strada del declino definitivo, della disoccupazione mostruosa, dell’indebitamento non più rimborsabile, del trasferimento definitivo dell’Italia a … Portorico.
Considerare una vittoria avereindottole Istituzioni europee a studiare la possibilità di mobilitare un migliaio di miliardi in … prestiti è demenza pura.

Abbiamo avuto una occasione storica, clamorosa. Nessuno avrebbe potuto opporsi seriamente se avessimo cominciato a battere i pugni sul tavolo, a imporre alla burocrazia di lavorare, a fare una politica utile, a spazzare via la corruzione, e, al tempo stesso, a pretendere che l’Europa facesse l’Europa, non dando prestiti con la puzza sotto il naso, ma intervenendo direttamente nell’economia, non solo nostra, certo, facendo, cioè, quello che i fondatori dell’Europa pensavano che si dovesse fare. Usare magari il rodatissimo (e da noi sistematicamente tradito) meccanismo dei co-finanziamenti, magari incrementando la possibilità per le Istituzioni europee di controllare e intervenire, ma così coinvolgendo direttamente l’Europa nel rilancio dell’Europa stessa, con una visione unitaria, coordinata, coerente. Evitando anche la solidarietà caritatevole di chi ‘accoglie’ qualche nostro malato.

Molti dicono che Mario Draghi potrebbe, ma temo che ormai sia troppo tardi … e poi con chi? con Conte-pochette o con Salvini?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.