venerdì, Febbraio 22

Possibile ritorno alla dracma?

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La Grecia è in una situazione disastrosa e con ogni probabilità diventerà insolvente, cioè non riuscirà a pagare i debiti.

Se Syriza, il partito della sinistra d’opposizione greca guidato da Alexis Tsipras, dovesse andare al Governo, che cosa sceglierebbe di fare ? Continuerà la politica lacrime e sangue o deciderà per il ritorno alla dracma, e richiederà la cancellazione del debito greco come ha fatto Konrad Adenauer nel 1953, con la richiesta all’Europa di cancellazione del debito tedesco?

Per Alexis Tsipras le probabilità di vittoria delle prossime elezioni, previste per l’anno venturo, se non avverrà la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, sono altissime.

Il futuro Presidente avrà davanti a sè uno scenario alquanto sconcertante.

«La riduzione del deficit greco e la sostenibilità del debito sono obiettivi ormai fuori portata», scriveva nei giorni scorsi  il quotidiano finanziario tedesco ‘Handelsblatt’. Dai toni riscontrati emerge la chiara consapevolezza che  la Grecia non riuscirà ad uscire dalla crisi, tesi avvalorata anche da quanto dichiarato dalla Troika.

Lecito chiedersi: ma allora a chi è giovato mettere in piedi il teatrino del memorandum sui nuovi tagli, sulla politica ‘lacrime e sangue’ per quasi 12 miliardi di euro?

L’ Euro non ha giovato alla Grecia -come all’ Italia- per due motivi: prima della crisi globale, i capitali esteri hanno acquistato copiosamente i titoli greci più redditizi, coprendo le carenze di competitività e la corruzione pubblica e privata del Paese; poi, da quando è scoppiata la crisi, i capitali esteri hanno immediatamente abbandonato il Paese, lasciando la Grecia ‘in mutande’ e alla mercé della Troika (Commissione Ue, Fmi, Bce) che ha coperto i crediti dei privati. Così oggi la Troika chiede  nuovamente diciannove interventi ad Atene dopo due anni di lacrime e sangue.Tagli a stipendi, pensioni e indennità. Si chiede l’eliminazione delle categorie protette, welfare  e tutto ciò che resta dei cosiddetti diritti minori‘. La storia di un memorandum che, come si sospettava, non avrà mai fine. I funzionari della Troika chiedono, inoltre, di azzerare il buco scoperto da 2,6 miliardi di euro previsto nel bilancio del 2015  relativo alle mancate entrate fiscali, con altre tasse.

Intendono, inoltre, portare a 65 anni l’età pensionabile, le pensioni a 300 euro e continuare con licenziamenti nel settore pubblico e privato, cessare le esenzioni previste per alcune fasce protette che consentono di andare in pensione in anticipo: pena l’interruzione dei fondi concordati. Infine, La Troika propone una netta accelerazione per due misure limite: abbattere tempi e burocrazia per il pignoramento della prima casa da parte degli istituti bancari in caso di proprietario moroso nel pagamento del mutuo e un ulteriore aumento dell’Iva dopo le veementi proteste dei cittadini per i prezzi del gasolio per riscaldamento schizzati alle stelle.

Intanto gli inglesi  del ‘Financial Times’  la pensano in questa maniera e lo afferma l’autorevole editorialista Wolfgang Munchau : «per la prima volta dopo la crisi la Grecia può dichiarare fallimento senza troppi svantaggi».
Infatti, Atene ha già raggiunto un avanzo primario di bilancio, consistente in un avanzo del bilancio pubblico prima dei pagamenti degli interessi.
La Commissione Europea ha previsto che l’avanzo primario raggiungerà quest’anno il 2,7% del Prodotto Interno Lordo, che salirà al 4,1% nel 2015. Anche per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti  notiamo che essa ha già registrato un primo surplus. «La Grecia non è più dipendente da investitori stranieri», afferma Munchau.

E una Grecia riformata e senza debito potrebbe essere molto attraente per gli investitori stranieri, e non solo agli investitori speculativi.

L’Euro non ha portato fortuna alla Grecia. Tra il 2008 e il 2013 il Pil reale si è ridotto del 23,5% e gli investimenti del 58,4%, la disoccupazione è al 26,7%, quella giovanile è pari al 60,4%. I prestiti bancari alle imprese sono diminuiti ad un tasso annuo del 5,2%. Le sofferenze sono pari al 38% del totale dei prestiti. I depositi bancari sono in calo. Il debito pubblico è enorme e continua ad aumentare a causa del pagamento degli interessi.

Il PIL raggiungerà il 177%  alla fine del 2014. Difficile far ripartire l’economia e ripagare i debiti in queste condizioni. Anche i 21 miliardi di titoli pubblici collocati da Aprile dal Governo greco sono stati acquistati prevalentemente da fondi speculativi e sono stati emessi secondo la legge inglese. Quindi, al riparo da un presunto ritorno alla dracma.

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