mercoledì, Giugno 26

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Per ‘Time Magazine’, Papa Francesco è l’Uomo dell’Anno. Ai confini esterni dello Stato Vaticano, sembrerebbe che la Chiesa con Papa Bergoglio abbia riscosso il successo che era andato perso, in parte, all’ombra dell’atteggiamento eccessivamente cattedratico del Papa precedente. Ma non sempre è così, in Estremo Oriente e Sud Est Asia la figura di Papa Francesco assume contorni differenti, tra luci ed ombre. Nelle Filippine, terra asiatica a forte prevalenza di presenza cattolica, gli inviti di Papa Francesco volti a concentrarsi verso l’amore per il prossimo, la mutua comprensione e la dedizione nella cura dei poveri sono stati certamente accolti con favore ma vengono considerati allontanarsi troppo dal rispetto dei dogmi e certe aperture verso tematiche scabrose come i matrimoni tra gay e la contraccezione sono state viste come un insieme di prospettive che implicano il rischio di allontanarsi dalla dottrina in modo eccessivo. E così la Conferenza Cattolica dei Vescovi delle Filippine, già a settembre, si è opposta fermamente su questi punti, chiarendo che non sarà ammessa alcuna deroga né si intende venir meno in alcun modo nella lotta strenua in difesa della dottrina della Chiesa.

Il che è una assoluta novità, spesso sottaciuta nei media internazionali. Da questo punto di vista, le Filippine sembrerebbero più vicine allo ‘stile’ che aveva adottato Papa Benedetto XVI che non a quello introdotto da Papa Francesco, volto a snellire il linguaggio della Chiesa cattolica, a sottolineare il cattolicesimo delle terre di confine, essendo lui argentino d’origine «chiamato dall’altra parte del Mondo» a varcare il soglio pontificio a Roma.

«Per noi, le affermazioni papali sono un rinnovato invito a riflettere su quale dimensione assuma il viaggio della Chiesa Cattolica, fatto sul quale dobbiamo focalizzare la nostra attenzione. Mentre allo stesso tempo continuiamo a credere che le dottrine sono importanti. Papa Francesco ci ricorda che amare e servire il povero è comunque importante», ha affermato il Presidente della Conferenza Episcopale delle Filippine e Arcivescovo di Cebu, Jose Palma nell’ambito di una conferenza stampa dove alcuni avevano ascoltato con sorpresa tali assunti intrapresi dalla Chiesa locale.

In una intervista, poi, apparsa sul giornale gesuita italiano ‘La Civiltà Cattolica‘, Papa Francesco aveva criticato «l’aspra ossessione» della Chiesa cattolica per temi come aborto e omosessualità, aggiungendo inoltre che bisognava chiudere l’era dei «burocrati freddi, dogmatici». E tutto questo in una Nazione dove, a Pasqua, in occasione dei riti della Passione che precedono quella data così importante, alcuni devoti fedeli si fanno crocifiggere in onore di Gesù Cristo con veri chiodi su vere croci e non con artifici o corde di sostegno. Questa immagine sanguinolenta impastata di devozione, tradizione e certi tratti di fondamentalismo probabilmente a Papa Bergoglio possono non piacere, così come nelle Filippine evidentemente non si è disposti a derogare in tema di difesa dell’ortodossia. Infatti, di lì a poco la Chiesa locale ha aggiunto che non avrebbe assolutamente fatto passare in modo indenne la Legge sulla Riproduzione così come era stata presentata nel Parlamento filippino, tra altri provvedimenti di Legge che sono stati presentati in altri settori e che hanno anch’essi riscosso l’ostracismo della Chiesa cattolica filippina.

Anche recentemente Papa Francesco ha continuato ad invitare nell’evitare l’ossessione etica che porta a reiterare nel tempo le condanne, come è accaduto anche con la pubblicazione della Evangelii gaudium, una esortazione apostolica resa pubblica a conclusione dell’Anno della Fede e che si incentra sulla nuova evangelizzazione. Nella stessa esortazione il Pontefice auspica un maggiore decentramento delle attività della Chiesa nel loro senso più generale e non solo nello specifico campo della evangelizzazione. Sul tema, tra altre cose, infatti, ha scritto: «Non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori». Il che, da una parte è una ulteriore novità introdotta da Papa Francesco, dall’altra è come se avesse spezzato una lancia in difesa del dibattito interno, certo, ma anche nella direzione del mantenimento di una specie di equilibrio interno diplomatico nelle alte sfere del Vaticano.

Anche su un altro tema spinoso – se lo si guarda dalla prospettiva dei temi ostici per gli aficionados della dottrina-  ovvero i divorziati risposati, Papa Francesco non chiude l’argomento in via definitiva ma ha comunque indicato una direzione che potrebbe diventare oggetto di analisi e studio nel Sinodo Straordinario: «L’Eucaristia sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli».

Per verificare quale eco e quanta attinenza tali affermazioni papali abbiano sull’uditorio cattolico, basti considerare che il ‘New York Times’ ha scritto dell’onda d’urto di Papa Francesco, un Papa che sa stare sempre in prima pagina, conquistando il cuore dei fedeli, tanto da coniare ‘l’effetto Papa Francesco’. A Roma il pellegrinaggio di turisti religiosi registra un +8%, il 51% dei preti sottoposti a inchiesta conoscitiva da parte del Centro Studi per le Nuove Religioni, afferma d’aver notato una importante crescita dei numeri delle presenze in chiesa la domenica, in Gran Bretagna si registra un +20% di presenze in Chiesa.

Ma non è sempre così, il Pew Research Center nel caso degli Stati Uniti non registra particolari scostamenti nei numeri derivanti dall’effetto Papa Francesco, infatti la percentuale definita come cattolica del campione d’indagine conferma che negli USA i cattolici si attestano al 22%, cioè sempre la stessa percentuale. Nel caso degli USA, quindi, l’affermazione di papa Francesco a proposito dei gay «Chi sono io per giudicarli?» nell’ala cattolica più intransigente e conservatrice evidentemente non deve essere stata accettata, così come accaduto per gli altri temi scabrosi citati in precedenza e che hanno raccolto atteggiamenti freddi se non nettamente contrari anche nelle Filippine, come ampiamente accennato più sopra.

 

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