domenica, Maggio 26

Il ponte sullo Stretto che non c’è

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Sono anni che si parla del ponte sullo Stretto di Messina: un’opera infrastrutturale che collegherebbe la Sicilia con il resto della nostra Penisola, riuscendo a compiere un vero e proprio miracolo italiano. In molti anni, spesso l’Italia ha raggiunto risultati importanti per quel che riguarda le vie di comunicazione: basti pensare all’autostrada del Sole. Questa del ponte, però, sarebbe la ciliegina sulla torta per compiere il collegamento tanto voluto e sperato dall’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. La parola ponte deriva dal greco antico ‘pontos’ che letteralmente voleva dire collegamento o semplicemente passaggio. Oggi i collegamenti tra la Calabria e la Sicilia avvengono via nave, il ponte permetterebbe una diminuzione drastica del tempo di percorrenza dello Stretto di Messina. Un automobilista, come un camionista che rifornisce di beni di prima necessità la Regione isolana, potrebbe metterci un’ora in meno per raggiungere Messina e viceversa. Con i mezzi di trasporto pubblici, come il treno, il guadagno di tempo potrebbe arrivare perfino e due ore nette. Ma siamo sicuri di aver vagliato bene tutte le alternative e i progetti proposti dai vari ingegneri o architetti di turno?

Ripercorriamo una breve storia del ponte sullo Stretto. L’infrastruttura, prima di tutto, coprirebbe una distanza di 3.666 metri e diventerebbe il ponte sospeso a campata unica più lungo del mondo. Il condizionale, però, è d’obbligo. Infatti, si parla del collegamento tra Messina e la Calabria già dai tempi degli antichi Romani, che avrebbero collegato le due sponde italiche costruendo un ponte di barche. Tornando al nostro millennio, è sempre Berlusconi a voler costruire la grande infrastruttura, sia per motivi di propaganda, sia con l’intenzione di portare l’Italia tra le eccellenze mondiali per quel che riguarda queste grandi opere pubbliche. Nell’ottobre del 2005, dopo vent’anni di progetti, l’Associazione Temporanea di Imprese Eurolink S.C.p.A vince l’appalto come contraente generale e propone un’offerta di 3,88 miliardi di euro.

Adesso cominciano i veri problemi: prima dello stop avvenuto con l’insediamento di Romano Prodi come Primo Ministro, la Direzione Investigativa Antimafia, a novembre del 2005, afferma che «Cosa nostra tende a rafforzare la propria maglia invasiva con interventi volti a tentare di interferire anche sulla realizzazione di grandi opere d’interesse strategico nazionale, quale, ad esempio, il ponte sullo Stretto di Messina. La DIA è impegnata a rendere ancora più incisiva la rete dei controlli di natura preventiva sulle cosiddette Grandi opere». Cominciano le prime ombre sul progetto e attraverso un’intercettazione telefonica si viene a conoscenza che si sapeva già l’esito del bando di gara e addirittura che lo Stato, in caso il progetto non fosse andato in porto, avrebbe dovuto pagare ben 45 milioni di euro alla ditta vincitrice dell’appalto, come poi è accaduto.

Anche nel 2011 sembrava che la situazione si fosse sbloccata: l’Onorevole Giuseppe Zamberletti, presidente della società preposta alla costruzione e alla ricerca di partner per il ponte sullo Stretto, approva il progetto definitivo, dopo aver vagliato più di 8mila proposte differenti. Il Piano sarebbe stato enorme e visionario: ci sarebbe stata una variante ferroviaria sul Versante Sicilia, che prevedeva lo spostamento della nuova Stazione di Messina da Maregrosso a Gazzi. Tale opera avrebbe consentito la riqualificazione delle aree attualmente occupate dagli impianti ferroviari per il recupero di una importante area fronte-mare messinese. Si pensava addirittura a tre fermate metropolitane che avrebbero collegato Reggio Calabria e Messina: un’idea che avrebbe aumentato ancora di più la fluidità delle persone che abitano tra le due Regioni. E infine centri commerciali, alberghi e chi più ne ha più e metta, per cercare di creare un vero e proprio polo turistico e commerciale.

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