lunedì, Settembre 28

Politiche 2018: serve senso di responsabilità, abbonda le demagogia Verrà ricordata, questa campagna elettorale, per la quantità di promesse che non stanno nè in cielo nè in terra

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Parla a Caltagirone, in Sicilia, il Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi; e nella città natale di don Luigi Sturzo, padre del Partito Popolare poi Democrazia Cristiana, rivendica con orgoglio il fatto che il PD presenta liste con un simbolo che è l’emblema di una squadra, laddove tutti gli altripersonalizzano‘, e mettono bene in vista il loro nome: da Silvio Berlusconi a Matteo Salvini, da Pietro Grasso a Emma Bonino. Chissà qualcuno forse gli ha anticipato i risultati di sondaggi come come quello dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli, da cui emerge che il personaggio politico più popolare è Paolo Gentiloni; e qui ci si puà stare: beneficia del fatto che è Presidente del Consiglio. Piaccia o non piaccia, inevitabilmente chi amministra ha anche più minestra. A sorpresa poi arrivano altripopolari‘: Bonino, Luigi Di Maio, Salvini, Silvio Berlusconi, Grasso, Giorgia Meloni… E infine lui: Renzi: 20 per cento di consenso, 67 per cento di contrarietà, un 13 per cento che non sa. Il consenso a Gentiloni è esattamente il doppio: 40 per cento.
Ma anche qui si può obiettare. Perchè tutto si basa su un campione rappresentativo di 10.991 persone; ma le interviste effettivamente realizzate sono appena 998. Ecco, poi, magari ci si chiede come mai può accadere che gli umori dell’opinione pubblica sono una cosa, e i risultati che emergono dai sondaggi sono altra cosa.

Verrà ricordata, questa campagna elettorale, per la quantità di promesse che non stanno nè in cielo nè in terra: altro che le ‘mance’ degli 80 euro di qualche anno fa. Ora si parla di riduzione di ogni tassa possibile, di occupazione giovanile di massa, di salario minimo garantito, di sussidi da dare agli studenti universitari, veterinari gratis per gli animali di pensionati e non abbienti… Si vuole abolire il canone TV, la legge Fornero, l’obbligatorietà ai vaccini diventa unaraccomandazione‘; insomma il Paese dei balocchi.

Verrò ricordata, questa campagna elettorale, per una vicenda che è insieme ‘leggera’ ma indicativa. Dunque, una cantante popolare ma certo non trascinatrice di folle, un passato a fianco del PCI, quando c’era il PCI di Enrico Berlinguer, se ne esce sostenendo che è amica di Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle le sta bene, che Di Maio è pure «nu bello guaglione». Opinioni discutibili, ma legittime. Ma non se dette nel corso di una trasmissione in radio. Così alcuni parlamentari del PD gridano alla violata par condicio. Così, non si capisce bene perché e a quale titolo un altro cantante, Roberto Vecchioni, chiede scusa a Berti a nome del PD; cosi’ un’altra cantante, un tempo del PCI ma poi passata armi e bagagli a Berlusconi, vale a dire Iva Zanicchi, dice che Berti ha diritto alle sue opinioni. Ecco, è questo il livello del dibattito politico.
Il candidato leghista alla regione Lombardia, Attilio Fontana, sproloquia di razza, ed è giusta levata di scudi; Sergio Pirozzi che corre anche lui per la regione Lazio (centro-destra) permettendo perché al momento lo schieramento che lo dovrebbe ‘naturalmente’ sostenere è quello che lo gradisce di meno, ne dice ogni giorno di peggiori, e per tutte basti la rivalutazione di Mussolini; e nessuno fiata. Non è singolare?

Poi arrivano altri sondaggi: dicono che il M5S è in calo, ma resta primo partito. Cresce la coalizione di centrodestra, ancora giù il PD, va benino a Grasso. I grillini perdono l’1,4 per cento rispetto a una settimana fa, Berlusconi guadagna l’1,5 per cento, assestandosi al 37,6 per cento contro il 28,2 per cento del centrosinistra. Il PD in caduta verticale e i poteri reali scappano. Ecco Sergio Marchionne confessare che non capisce più Renzi:  «Quello che appoggiavo non l’ho visto da un po’ di tempo». Poche frasi per rompere un rapporto di sostegno reciproco durato almeno cinque anni: l’asse e Marchionne-Renzi non esiste più. Bonino, che ha appena siglato un patto elettorale prima con Bruno Tabacci, democristiano a 24 carati, e poi, con lui, con Renzi in cambio di una manciata di seggi, e ha subito cura di dire che Renzi lo conosce poco, e ha poca sintonia, mentre ne ha di più con Gentiloni. Come non pensare che si fiuta il vento e si capisce che spira in altra direzione, e occorre riposizionarsi?

L’ex Ministro della Giustizia e già giudice della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, dice che «il nostro sistema carcerario non rispetta la Costituzione, l’articolo 27 parla di rieducazione e di trattamenti non contrari al senso di umanità. Eppure nell’ultimo anno ci sono stati 52 suicidi di detenuti…» Quale tema legato alla giustizia pensa dovrebbe essere inserito nel dibattito di questa campagna elettorale? «Sicuramente quello delle carceri».
Eppure il tema della Giustizia, del diritto, delle carceri è completamente espulso dal dibattito politico. Se ne occupa solo il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito; che però non si presenta alle elezioni. E’ la grande urgenza del Paese, nessuno sembra avvertire la drammaticità di quanto accade nelle carceri e negli uffici giudiziari.

Per fortuna che c’è un presidente della Repubblica come Sergio Mattarella. Aver nominato senatrice a vita Liliana Segre è qualcosa che fa sperare che non tutto sia perduto. Si può chiudere con una riflessione amara del regista Paolo Virzi’: «Servirebbe pazienza, invece è il momento della predicazione violenta. Pazienza e responsabilità, ecco le due parole chiave».

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