giovedì, Marzo 21

Politica estera: Italia, stato ‘dipendente’ Passiamo a dare uno sguardo a come si è comportato il nostro Paese sul piano internazionale negli anni successivi a quell’era che è iniziata dopo Mani Pulite

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Dopo aver analizzato la politica estera italiana nel corso della cosiddetta Prima Repubblica, passiamo a dare uno sguardo a come si è comportata l’Italia sul piano internazionale negli anni successivi a quell’era che è iniziata dopo Mani Pulite, che ha dato il via alla Seconda Repubblica. La scelta di suddividere l’analisi differenziando Prima e Seconda Repubblica, infatti, non è dovuta solo a esigenze prettamente logistiche e materiali, ma anche per sottolineare la discontinuità fra due ere politiche che hanno portato ad approcci diversi sul piano internazionale. Se prima la politica estera italiana seguiva tre direttrici chiare (quella internazionale, quella europea e quella mediterranea), perseguite con un certo grado di indipendenza, dalla metà degli anni ’90 in poi, assistiamo a un progressivo appiattimento di questa sulle esigenze dei suoi alleati, con un particolare riferimento, per così dire, all’azionista di maggioranza, gli Stati Uniti.

Il cambio di classe politica, iniziato in sordina la sera del 17 febbraio 1992, con l’arresto di Mario Chiesa, esponente della sezione milanese del Partito Socialista Italiano e primo arrestato di quella che sarebbe poi stata ribattezzata ‘Tangentopoli’, fu così violento e repentino che in un colpo solo sparirono i partiti che avevano dominato la scena durante tutta la storia repubblicana: qualcuno cambiò nome, altri ne uscirono smembrati o politicamente ridotti all’irrilevanza. In questa atmosfera di completa desolazione e vuoto di potere, a emergere fu un uomo, con il suo giovane movimento, che si presentava come il vero cambiamento rispetto alla vecchia politica e che poteva vantare i grandi successi imprenditoriali delle sue aziende, avendo dedicato l’intera sua vita al lavoro, non essendo un politico di professione: Silvio Berlusconi. Il fondatore di Fininvest, infatti, riuscì in poco tempo a sgominare i suoi avversari, proponendosi in alleanza con due fra le poche forze che erano sopravvissute all’uragano dell’inchiesta ‘Mani Pulite’: la Lega Nord di Umberto Bossi, ai tempi ancora percorso da forti tendenze separatiste, e l’ex Movimento Sociale Italiano, quell’Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. nazionalista. Due alleati così distanti non potevano sopravvivere a lungo insieme, tanto che il primo Governo Berlusconi durò pochi mesi, nel 1994. Il leader di Forza Italia si presentò come fautore di una ‘rivoluzione liberale’ sul modello reaganiano e, sebbene questa non si verificò, è indicativo di come l’Italia si preparasse, anche nel linguaggio politico, ad assecondare con sempre maggior costanza le decisioni dei propri alleati americani.

Quella che stava nascendo dalle ceneri della Prima Repubblica, infatti, era un’Italia che si presentava come più debole sul piano interno, il che si rifletteva a livello internazionale: il 16 settembre del 1992, ancora nel pieno della crisi politica scatenata dalle inchieste ancora in corso di ‘Tangentopoli’, l’Italia subì un grandissimo attacco speculativo da parte di George Soros, imprenditore e uomo dell’alta finanza mondiale, che la portò, nel cosiddetto ‘mercoledì nero’, all’uscita dallo Sme, il sistema monetario europeo, che istituiva tassi di cambio fissi per le valute europee, antenato dell’Unità economica e monetaria in vigore dal 1998. L’uscita dallo Sme rappresentò un duro colpo per l’integrazione economica europea e solo una modifica degli accordi alla base dello Sme, unita a manovre economiche ‘lacrime e sangue’ permisero all’Italia di tornare a far parte del processo che la portò, insieme ad altri dieci Stati, ad adottare l’euro nel 1999 e a farla entrare in circolazione nel 2002.

La seconda metà degli anni novanta fu flagellata dalle guerre nella ex Jugoslavia e l’Italia ebbe un ruolo, specialmente nella guerra in Kosovo, in quanto membro della Nato. Quello che però sorprende è il fatto che, dal 1996, l’Italia aveva un nuovo Governo: per la prima volta nella storia, gli ex-comunisti avevano vinto le elezioni, ma il contesto era diverso rispetto a soli 5 anni prima: con la caduta dell’Unione Sovietica, era venuta meno la guida dell’Urss (da cui il PCI si era progressivamente allontanato). Nonostante gli ex-PCI (ora Partito dei Democratici di Sinistra, Pds) al Governo, l’Italia fu un membro attivo, data anche la vicinanza geografica e strategica all’area ex-jugoslava: il Governo d’Alema lasciò aperto lo spazio aereo per la Nato, le sue basi italiane e autorizzò l’utilizzo di alcuni cacciabombardieri italiani. L’Italia, da membro della Nato, interveniva dunque attivamente in un conflitto armato e lo faceva con un Governo di sinistra. I tempi erano proprio cambiati.

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